Proteste
Olga, da 14 mesi in un congelatore
Ucraina, incinta, morì di fame in una tenda a Carrara. Il rimpatrio bloccato dal processo, anche ieri rinviato
CARRARA. Olga è morta di fame e di sete, a 31 anni, in una gelida domenica mattina, il 26 febbraio del 2012. Il suo corpo, al settimo mese di gravidanza, era denutrito e disidratato: da giorni non mangiava, non beveva nemmeno più, non si pettinava i lunghi capelli biondi.
Olga Kogut l’hanno trovata riversa in un materasso sporco e macchiato, dentro a una tenda da campeggio verde con un grosso buco, da cui si vedeva il cielo: era qui che viveva, insieme al compagno marocchino, padre del bambino che portava in grembo. Un giaciglio di fortuna, al freddo, con accanto un fornellino elettrico, una pentola incrostata e qualche pacco di pasta. A pochi passi dalla ferrovia, nella zona industriale alla prima periferia di Carrara.
IL COMMENTO Il lutto e i simboli negati di Fabrizio Brancoli
Nemmeno da morta Olga ha trovato la pace: da 14 mesi si trova in una cella frigorifera dell’obitorio. Senza fiori, senza una tomba, senza una foto sulla lapide. Per lei è cominciato un altro calvario. Quello di un funerale senza fiori, pochi giorni dopo la morte, e di una sepoltura in una fossa comune. Poi la riesumazione, per l’intervento del marito, un connazionale a cui la donna aveva dato un figlio affidato da tempo ai servizi sociali, e dell’ambasciata ucraina. A seguire i giorni terribili di quel corpo senza vita abbandonato nel magazzino del cimitero.
Dal 7 marzo dello scorso anno Olga e il bambino che portava in grembo si trovano chiusi in una cella frigorifera nell’obitorio di Carrara. E qui potrebbero rimanere a lungo, almeno altri sette mesi: la salma deve restare in terra apuana perché nei mesi scorsi si è aperto un processo a carico del compagno di Olga, sotto accusa per aborto colposo.
Il processo è stato avviato dal giudice Cosimo Maria Ferri, prima che venisse nominato sottosegretario alla Giustizia del governo Letta e prima di quello che ormai sembra un accorpamento già fatto della sede distaccata del tribunale di Carrara con quella centrale di Massa. Il dato concreto è che, da un mese a questa parte, tutti i processi da giudice togato vengono rinviati a dopo l’estate. A luglio, infatti la Corte costituzionale si esprimerà sull’opposizione al trasferimento del foro carrarese. Ma intanto la macchina della giustizia si è inceppata. L’udienza prevista ieri, del processo a carico di Oumallah Khalill (difeso dall’avvocato Michela Gatti) è stato, come molti altri, rimesso a un giudice togato. E rinviato al 10 dicembre prossimo.
Intanto il corpo di Olga resta nella cella frigorifera, in obitorio. Ma, fa chiarezza il procuratore capo di Massa Carrara, Aldo Giubilaro, non per volontà della magistratura. «Noi il nulla osta alla sepoltura l’abbiamo firmato mesi fa» sottolinea Giubilaro.
Manca quello all’espatrio ma la salma, con il procedimento giudiziario in corso, deve restare a disposizione, anche perché potrebbe essere disposta un’integrazione probatoria sulla causa della morte.
Insomma Olga potrebbe in realtà essere seppellita, ma senza il permesso di espatrio. Solo a Massa o a Carrara, o comunque in Italia.
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