Il Tirreno

Toscana

Il giovane che sussurrava alle chiocciole

di Andrea Lanini
Il giovane che sussurrava alle chiocciole

L’avventura imprenditoriale di Iacopo Galliani a soli 23 anni mette su un allevamento

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SAN MINIATO. Nell'ultimo giallo di Marco Malvaldi, “Milioni di milioni” (Sellerio), si parla di uno sperduto paesino toscano, Montesodi Marittimo, per raggiungere il quale bisogna inerpicarsi lungo una temibile salita che lo scrittore pisano, eloquentemente, battezza “la Schiantapetti”. Avendo letto il libro e trovandosi a passare di qui, lungo via del Buecchio, in prossimità di Balconevisi, tra La Serra e Corazzano, a due passi da San Miniato, vien fatto di pensare proprio a quell'immaginario pendio scosceso. Come la pettata malvaldiana, anche quest'erto colle costringe i motori delle auto a rantolare pietosamente e le gambe di sparuti, ardimentosi ciclisti a sforzi sovrumani. Arrivati in cima, nessun mistero, per fortuna, nessuna oscura indagine con delitto incorporato.

S'incontra, invece, “il ragazzo delle chiocciole”, come tutti ormai chiamano Iacopo Galliani, giovane, illuminato imprenditore, che qui, in mezzo a verdi scenari da film d'avventura, ha dato vita a una realtà produttiva unica nel suo genere. Il suo sogno, di natura composita, alchemica, era di unire «il “profit” al “non profit”; e il lavoro agricolo all'impegno sociale, tenendo l'attività dell'elicicultura come simbolo di questo esperimento». C'è riuscito. Nei prossimi anni, milioni e milioni di chiocciole verranno raccolti dagli allevamenti costruiti da Iacopo. Tutto questo, avvicinando al mondo del lavoro i ragazzi seguiti dai servizi sociali.

Il fondatore dell'“Azienda agricola Iacopo Galliani” ha quasi 24 anni e è nato a Milano. «Famiglia quasi totalmente settentrionale. Unica eccezione, la nonna materna, Dolfina, che è di qui. Da piccola faceva la contadina. Non le piaceva: sposò mio nonno Bruno, imprenditore milanese, e si trasferì con lui al nord. Ma alla fine ha vinto il richiamo della natura: sono tornati “a casa”, vivono qua accanto. Regalandomi i terreni, nonno mi ha permesso di iniziare». I fertili appezzamenti di Bruno sono il primo ingrediente, il secondo ce l'hanno messo Pietro e Paola, i genitori di Iacopo, assistenti sociali. «Ho fuso le due impronte che caratterizzano la nostra casa. Competenze agricole e un'istintiva sensibilità verso chi ha, come si dice, “abilità diverse”». A Milano Iacopo è rimasto poco. «Son tornato in Toscana che avevo 4 anni. Dopo il liceo mi iscrissi a Agraria. Ma la cosa non funzionava. Le tecniche di coltivazione, più che leggerle sui libri, volevo sperimentarle di persona. Da lì, l'idea delle chiocciole. Un animale che mi ha sempre affascinato. Quand'eravamo piccoli, io e i miei amici se ne prendevano alcune e s'improvvisavano gare. Una sorta di bislacco palio: un po' di verdura piazzata in cima a uno scivolo, scommesse forsennate su quale fosse la chiocciola che avrebbe risalito la china per prima. Dopo aver salutato Agraria sono andato a Cherasco, vicino Torino, dove c'è l'Istituto internazionale di Elicicoltura. Ci sono rimasto tre anni; poi due mesi in Spagna, per un corso di formazione in Marketing del prodotto agricolo. In Andalusia, per la precisione, a Jerez de la Frontera, in un'azienda che vendeva chiocciole e ortaggi. In Spagna abitavo in “via della Chiocciola”; un segno del destino, mi sono detto subito dopo aver letto la scritta sul muro».

Grazie alla vittoria di bandi per vari progetti, l'azienda ha preso il largo. «I primi passi li abbiamo fatti a ottobre scorso ma c'è ancora molto da fare. Due o tre recinti per le chiocciole sono qui, accanto a casa. L'allevamento vero e proprio, più grande, a vocazione industriale, sorgerà più in là, dopo Corazzano», indica un punto oltre le colline, «e li ci si dedicherà alle chiocciole e agli ortaggi. Qui sotto», gira lo sguardo verso il bosco, «stiamo costruendo un allevamento ecologico di conigli. Più avanti c'è l'oliveta, più indietro la vigna. Ci occupiamo di diverse cose, ma voglio che le chiocciole restino il nostro biglietto da visita».

L'anno scorso, la partecipazione a un progetto europeo. «Un corso di formazione su produzione e vendita di prodotti agricoli, dedicato in particolare ai ragazzi seguiti dai servizi sociali. Per un anno, quattro di loro, due ragazzi e due ragazze, età comprese tra i 20 e i 40, hanno seguito corsi teorici e pratici. E proprio oggi (2 maggio, ndr), grazie al bando dell'Agricoltura sociale della Regione, hanno iniziato a lavorare ufficialmente per l'azienda. Alla faccia delle “diverse abilità”: i nostri ragazzi lavoravano come pazzi! Stamani, nell'oliveta, sono stato io il primo a dire “ok, fermiamoci un attimo, beviamoci un bicchier d'acqua”. Sì, proprio come i ciclisti che arrivano quassù, sfiancati dalla salita. E c'è di bello che questo percorso di un anno che li ha formati si è concluso con la nascita di una cooperativa sociale di cui loro stessi sono membri effettivi. Si tratta di insegnare loro un mestiere. Staranno con noi altri due anni. L'idea è di fare in modo che l'azienda faccia da collettore tra i servizi sociali e il mondo del lavoro. Profit e non profit che si sorreggono: è questa la vera scommessa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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