Il dolore
Cercasi premier, in pole-position anche due toscani
Le voci sul governo: Giuliano Amato ed Enrico Letta tra i principali candidati a capo del nuovo esecutivo
ROMA. Rimane al Colle ma lavora anche per Palazzo Chigi: Giorgio Napolitano è in procinto di varare un esecutivo di “emergenza” o di “scopo” che si potrebbe però definire ancora meglio “governo del presidente”. Quel che è ormai certo è che sarà un esecutivo politico ma con forti “innesti tecnici” e che, nelle intenzioni di Napolitano, dovrà essere pronto a tempo di record e durare almeno un paio di anni per affrontare e risolvere le emergenze economico-sociali ma anche istituzionali (come la riforma della legge elettorale).
Inoltre, il governo che Napolitano avrebbe in mente, dovrebbe essere anche guidato da un premier con una forte spendibilità sul piano internazionale. Il programma di governo sarebbe pronto: coinciderebbe con il lavoro prodotto dai dieci saggi che potrebbero essere richiamati (in gran parte) in servizio per entrare nella squadra di governo. Potrà muoversi con maggiore disinvoltura Napolitano ora che ha rimesso nella fondina la pistola dello scioglimento delle Camere. Anche se nel Pdl c’è chi, compulsando sondaggi “lusinghieri” per il centrodestra, ha già detto ad alta voce ciò che sussurra da tempo lo stesso Cavaliere: il voto a giugno resta sempre una carta.Tutto dipende dal mix (tecnico-politico) che Napolitano riuscirà a realizzare per Palazzo Chigi.
In pole position sembrano esserci i nomi di due toscani: in primo luogo, quello di Giuliano Amato, torinese di nascita ma toscano di formazione (classico a Lucca, poi Normale a Pisa) che corrisponderebbe al profilo del premier con una grande spendibilità sul piano internazionale; il secondo è Enrico Letta, vicesegretario nazionale del Pd, dimissionario, pisano, contro il quale si esprime la ex presidente del partito Rosy Bindi: «Stimo Letta - precisa - e ne conosco e apprezzo le doti di uomo di governo. Ma in questa fase, un esecutivo con una evidente caratura politica - e non mi riferisco solo al vicesegretario del Pd - non sarebbe capito dalla nostra gente e non sarebbe utile al Paese».
Nel toto premier, ora spunta anche il nome di Pietro Grasso che così lascerebbe la presidenza del Senato, utile nella trattativa con il Pdl. Come vicepremier le voci di palazzo danno Angelino Alfano per il Pdl e Mario Mauro per Scelta Civica; in pista potrebbe tornare, poi, Gianni Letta come sottosegretario alla presidenza del Consiglio (Berlusconi spinge per lui).
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