Il Tirreno

Toscana

Il jeans diventa vintage indossato dagli operai

di Elisabetta Arrighi
Il jeans diventa vintage indossato dagli operai

Alla Roy Roger's hanno affidato i pantaloni a imbianchini, carpentieri e saldatore per ottenere capi vissuti nel quotidiano

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C’era, nei primi anni Settanta, un modello di Roy Roger’s con le tasche tagliate oblique che al Mercatino Americano di piazza XX Settembre a Livorno andava per la maggiore fra le ragazze. A vita alta, fasciava bene i fianchi e rendeva femminili anche i jeans più “raw”, cioè coriacei come erano allora, tant’è che bisognava portarli (molto) e lavarli (spesso) per donare loro quella vestibilità perfetta che oggi si ottiene con i tessuti stretch e nuove tecniche di lavaggio e lavorazione. Ma il vero jeans, quello che porta dentro di sé l’anima più profonda di abito da lavoro, quell’antica ruvidezza deve mantenerla anche adesso perchè solo in questo modo conserva il suo spirito originario. Ma c’è di più: alla Roy Roger’s, dove continuano a tagliare e cucire i jeans come una volta, i pantaloni in tela denim vengono invecchiati naturalmente, facendoli indossare per sei mesi a muratori, imbianchini, carpentieri, elettricisti, saldatori... insomma, quei lavoratori a cui, nell’Ottocento quando nacquero di là dell’oceano tagliati nella “tela di Genova” inventata in Italia, erano dedicati.

Le cinquanta paia di jeans personalizzate dal lavoro degli operai, sono state copiate “dal vero”: macchie, strappi, bruciature sono stati trasferiti su un numero di capi che possono così vantare una patina vintage autentica.

Nella ricerca continua di modelli e idee, al vintage “d’autore” si allinea poi l’altra scelta aziendale del “made to order”, del fatto su misura (da qualche anno adottato dalle grandi griffe per lussuose borse o capi d’abbigliamento preziosi), che permette una personalizzazione dei capi al 100%. «Abbiamo cominciato questo tipo di servizio - spiega ancora Guido Biondi - quando qualche mese fa abbiamo aperto il primo monomarca a Firenze. Un’esperienza che stiamo per ripetere a Forte dei Marmi, dove il 25 andremo ad inaugurare la nostra seconda boutique cui seguiranno aperture a Napoli e Roma in settembre mentre in gennaio sarà la volta della Russia, Mosca e S. Pietroburgo».

Un servizio, quello del “su misura”, che è partito bene. «Ce l’hanno chiesto parecchi clienti - racconta il direttore creativo - In negozio si provano i modelli, si scelgono i tessuti anche consultando il libro nel quale sono spiegate le differenze fra i vari tipi di denim, sia per la tessitura che la colorazione. Il cliente sceglie il modello e la vestibilità preferiti, poi viene la sarta che prende la misura dell’orlo. Vengono scelti anche il colore del filo delle cuciture, il tipo di rivetti per le tasche, l’etichetta in cuoio e la personalizzazione, con le iniziali, del taschino per gli spiccioli che sta nella tasca anteriore. A questo punto l’ordine passa alla sartoria per il confezionamento dei jeans. Per averli occorrono una quindicina di giorni».

Saranno inviati al cliente ben ripiegati in una scatola color avorio nella quale vengono inseriti anche fiori di lavanda per profumare la stoffa denim. Un servizio che costa complessivamente 390 euro. Certo, non è poco (per gli altri jeans si va da 150 a 220 euro), ma quel pantalone raw su misura diventerà sempre più bello portandolo e resterà nell’armadio per anni. Con il consiglio - parola di Guido Biondi - di lavarlo il meno possibile, sempre a rovescio e a 30 gradi di temperatura.

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