Il dolore
La Pasqua anticipa un’estate nera
La crisi toscana annienta il ponte festivo: in due mesi chiuse quasi mille attività. «Una manna anche un solo pernottamento»
di Ilaria Bonuccelli
Braccia conserte a scrutare il cielo e scuotere la testa. Piove e sarà un Pasqua terribile per il turismo. Preludio di una stagione balneare ai minimi termini, a meno di un ribaltamento di fronte che si dovrebbe manifestare fra il ponte del 25 aprile e quello del primo maggio. Ma le premesse non ci sono. Nei primi due mesi dell’anno, infatti, in Toscana hanno chiuso 939 esercizi commerciali, al ritmo di 16 al giorno, denuncia Confesercenti. E fra questi ci sono anche molti pubblici esercizi e alberghi.
Non era mai successo prima. Non a questi ritmi. Il saldo fra attività chiuse e aperte è ampiamente negativo: - 747. Infatti, a fronte dei 939 cessati - dice Massimo Biagioni, direttore di Confesercenti, sono solo 192 le nuove attività. «In un clima del genere, non è possibile pensare a un bilancio positivo del turismo. Né per Pasqua né oltre. Fra le attività cessate - ribadisce Biagioni - ci sono hotel e pubblici esercizi: bar e ristoranti. Sono anni che siamo in attesa che la situazioni migliori e ancora non è successo. Anzi, stiamo aspettando che esploda la bomba di due realtà importanti come Chianciano terme e Montecatini, dove il turismo termale non è più adeguato alla domanda». Anche se è proprio il termalismo legato al benessere a tirare ancora un po’ nella Toscana della crisi. «In effetti - riprende Biagioni - il benessere è la seconda voce di richiesta (dopo le città d’arte)per i turisti che arrivano in Toscana. Ma la domanda è legata a strutture di livello elevato, o a borghi antichi (come Bagno Vignoni) non al vecchio modo di intendere le terme, con le cure a carico del servizio sanitario nazionale».
La conferma arriva da Paolo Corchia, presidente toscano di Federalberghi: «A parte le città d’arte, si salva solo la domanda per i luoghi del benessere che non coincidono con le città termali, quanto, piuttosto, con alberghi e strutture attrezzare per fornire servizi legati a questo settore. Per il resto, la situazione al momento è critica, soprattutto al mare. E il maltempo non aiuta». Neppure in una meta richiesta come la Versilia o Forte dei Marmi, dove Corchia ha i suoi alberghi: «Piovendo a dirotto, la gente non viene al mare. E, quindi, questa Pasqua non può essere considerata, come in passato, l’inizio ufficiale della stagione. Nessuno può andare sulla spiaggia. Il quadro per la costa è pessimo, anche se per una valutazione più complessiva - sostiene il presidente di Federalberghi - sarebbe più corretto aspettare i ponti del 25 aprile e del primo maggio. Tuttavia, possiamo già dire che rispetto all’anno scorso registriamo un crollo». E rispetto al passato - ammette Corchia - c’è un cambiamento abissale: «A Pasqua, fino a qualche anno fa, nessuno avrebbe mai accettato una prenotazione per un unico pernottamento. Oggi, invece, va di lusso se i clienti si fermano per una notte».
Colpa, nel 2013, del brutto tempo. E della neve ancora presente a quota 600-700 metri, per quanto all’Abetone gli albergatori si lamentino per le disdette. Il problema vero, però - dice Corchia - è la crisi del mercato interno, oltre all’incertezza del quadro politico. In più - aggiunge Massimo Biagioni - c’è un clima di difficoltà «economica che colpisce soprattutto gli italiani e non risparmia neppure i toscani che, specialmente per la costa, sono i primi clienti. Non ci dimentichiamo che la Versilia, ma anche l’Elba e la Val di Cornia, e in parte pure la Maremma, vivono sul turismo stanziale delle seconde case, oltre che su quello alberghiero «e se la gente non ha soldi non si muove. E oggi la gente i soldi non ce li ha. Pensiamo a cosa sta succedendo a un centro commerciale come I Gigli: chiude Fnac, la catena Panorama mette in cassa integrazione una ventina di persone. A Milano, in Liguria o in Piemonte, bacino turistico della Versilia o a Roma, bacino turistico dell’Argentario, la situazione non è molto diversa. Se poi si considera che la gente pensa già all’Imu da pagare a giugno, alla tassa dei rifiuti o all’iscrizione a scuola, anche chi ha qualche soldo se lo tiene in tasca. E il turismo crolla».
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