La manifestazione
Renzi pronto a candidarsi come premier
Il sindaco di Firenze conferma fedeltà “alla ditta”: non cambio partito e ora appoggio Bersani
ROMA. Fedele alla «ditta» ma pronto a candidarsi per la guida del governo. Matteo Renzi, sulla riva del fiume, punta in alto e annuncia di voler giocare tutte le sue carte se il Paese dovesse andare a nuove elezioni. In una intervista al settimanale l’Espresso, il sindaco di Firenze conferma di non voler cambiare partito e garantisce pieno sostegno a Bersani. Dunque nessuna formazione centrista con Monti. «Sono rimasto nel Pd e con Bersani - ha spiegato - non solo perché sono leale alla Ditta ma anche perché penso che per l’Italia sia utile avere due grandi partiti: non possiamo continuare con l’idea che ognuno si fa il suo partitino».
Renzi negli ultimi giorni ha marcato non poche differenze con il gruppo dirigente del partito, in particolare sull’apertura al M5S e sul programma degli otto punti. Ma tra dieci giorni sarà probabile un incarico proprio a Bersani da parte di Napolitano. Se dovesse fallire il voto è dietro l’angolo. Di questo è convinto il sindaco di Firenze, secondo cui questa sarà una «legislatura breve» che dovrebbe almeno «riscrivere la legge elettorale». In caso di nuove elezioni Renzi pensa a candidarsi: «Mettiamola così, se ci fossero le condizioni ci starei. Nonostante Fioroni e senza Fioroni», ironizza.
Nel Pd si lavora alla costruzione di un rapporto parlamentare col Movimento 5 Stelle. La candidatura di Renzi è considerata come una fuga in avanti. Stefania Pezzopane, senatrice del Pd, chiede che si vada subito a votare ma boccia Renzi: «Potrebbe essere vecchio per quando si tornerà a votare». Anche Beppe Fioroni, ex popolare, chiamato in causa dal sindaco di Firenze gli risponde di «non dire gatto se non l’hai nel sacco». Nel senso che prima ci sono molti altri ostacoli da superare.
Ma nel Pd si è anche aperto un confronto sull’uso del rimborso elettorale e sul «dossier» relativo a presunti sprechi nel partito, utilizzato da Renzi. Il tesoriere democratico Antonio Misiani, si dice disponibile ad avviare una’operazione di raccolta fondi al posto del finanziamento dei partiti: «Ma una cosa bisogna dirla. Il rapporto presentato da Renzi sui costi del Pd è una sommatoria di dati inesatti, fuorvianti». Il Pd è una struttura dove il costo del personale ammonta a 13 milioni. La possibilità di superare il rimborso pubblico è «un finanziamento basato su piccole donazioni fortemente agevolate».
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