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Province, la bilancia del riordino pende su Firenze

Province, la bilancia del riordino pende su Firenze

La città metropolitana diventa in pratica una mini-regione. E il suo sindaco sarà in grado di fare ombra a tutti, persino al presidente regionale

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Una Città metropolitana che è quasi Regione e tre Province piccole piccole che non reggeranno il confronto con il polo centrale egemonizzato da Firenze. Dal decreto sul riordino delle Province emerge una Toscana tutta squilibrata al centro, con due aree (Grosseto-Siena e Arezzo) che pesano rispettivamente un terzo e un quinto della popolazione rispetto alla "grande Firenze" che ingloba anche le Province di Prato e Pistoia, e una megaprovincia costiera che avrà le dimensioni, ma non gli strumenti per contare quanto il blocco della Toscana centrale e quindi sarà condannata ancora una volta a giocare il ruolo della periferia.

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I tre nuovi enti che nasceranno sulla costa, nell'area sud e nella zona di Arezzo avranno infatti molte meno funzioni e i loro organismi saranno frutto di nomine di secondo grado, ossia non saranno eletti direttamente dai cittadini.

Alle tre nuove Province rimarranno le deleghe sull'ambiente, la pianificazione dei servizi pubblici e la manutenzione della viabilità e perderanno, tra l'altro, la formazione professionale e l'edilizia scolastica. La Città metropolitana avrà in più una serie di deleghe pesanti: pianificazione territoriale generale e delle reti infrastrutturali, coordinamento della gestione dei servizi pubblici e loro organizzazione in ambito metropolitano, mobilità e viabilità, promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale.

Ma non basta, il sindaco metropolitano sarà una figura in grado di fare ombra a tutti, a cominciare dal presidente della Regione. Il sindaco della Città metropolitana, infatti, sarà il sindaco di Firenze, cumulando così una forza e un prestigio fortissimo, oppure sarà eletto da quasi 1,6 milioni di toscani, ossia quasi la metà della popolazione.

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