Attenzione
Concordia, la ricostruzione del Codacons
L'associazione ricostruisce nel dettaglio il naufragio e chiede di accertare quanti potevano salvarsi - GUARDA IL VIDEO
«L'importante è non chiudere l'incidente probatorio, ma accertare le cause della morte e se e quante vite umane si potevano ancora salvare». Lo ha detto Bruno Neri, membro del collegio peritale del Codacons riferendosi all'inchiesta sul naufragio della Costa Concordia, presentando oggi a Pisa una ricostruzione del naufragio che mette in luce le defaillance tecnologiche della nave, ma anche gli errori commessi a bordo dal comandante Francesco Schettino e dal suo equipaggio. «Su quella nave - ha spiegato - ci sono state troppe cose che non hanno funzionato. Sia nei comportamenti umani, ma anche nella dotazione tecnica e tecnologica. E oggi ci mancano risposte significative per stabilire quali e quante responsabilità e se le persone che sono morte in realtà si potevano salvare. Visto che alle 22.10 era già del tutto evidente che la situazione era grave e si sarebbe dovuto dare l'abbandono nave, mentre l'emergenza generale doveva essere fatta scattare molto prima».
Il Codacons ha raccolto in un lungo video, realizzato dall'ingegnere informatico dell' Università di Brescia, Mario Piccinelli, nel quale si ricostruiscono con l'ausilio dei supporti audio e tecnici della scatola nera i concitati momenti della collisione, ma che evidenzia soprattutto quelli che sarebbero gli errori commessi dall'equipaggio e ciò che a bordo non funzionava.
Infine, il Codacons torna a chiedere che siano acquisiti agli atti i tabulati del traffico telematico della Costa Concordia perchè in quei dati, ha detto Carlo Rienzi, «è spiegato chiaramente che tutti sapevano fin da subito qual era la gravità della situazione». «Il nostro compito ora - ha concluso - è quello di sventare un pericolo per tutto il Paese: quello di non voler arrivare alla verità».
Giuliano Leuzzi, uno dei legali del Codacos ha detto: «Nel processo per il disastro della Costa Concordia c'è il rischio concreto di ledere il diritto di difesa». «Alle parti processuali - ha spiegato Leuzzi - è stato chiesto dal Tribunale di Grosseto di pagare 35 mila euro per accedere ai dati informatici della scatola nera. Una cifra spropositata, che rischia chiaramente di impedire a moltissime persone di rinunciare a vedere difesi i propri diritti nel corso del dibattimento. Noi abbiamo immediatamente presentato ricorso al Tar della Toscana che si pronuncerà sulla sospensiva nell'udienza del 24 ottobre».
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