Finanza
Traghetti in ritardo per risparmiare
Passeggeri infuriati: «Così consumano meno carburante»
Il nome, in inglese, suona davvero bene e, tra l’altro, piace molto anche agli ecologisti, visto l’effetto benefico derivato dalla minore emissione di Co2 nell’atmosfera del nostro pianeta. Ma basta fare un salto sulla banchina del porto per capire che lo slow steaming, cioè la pratica di rallentare per risparmiare carburante, nonostante che si paghi come è noto un apposito supplemento compensa-aumenti, ai passeggeri piace invece un po’ meno. «Con la crisi accade davvero troppo spesso - denunciano Walter e Paola, coppia di habitué della linea tra Olbia, in Sardegna, e Livorno -. Ci dicono un orario e poi, per un motivo o per l’altro, arriviamo sempre in ritardo. E non sto parlando di minuti, ma di molto di più: un’ora, a volte due. E questo nonostante che sugli opuscoli pubblicitari, sui siti Internet e sugli stessi biglietti ci siano scritte cose ben diverse». «L’impressione è che la nave vada piano proprio per risparmiare carburante, ma nessuno a bordo lo ammette - rincara la dose Gianfranco, un altro passeggero: una volta ci dicono che il mare è mosso ed invece appare come una tavola, un’altra che si deve viaggiare sotto costa. È per questo che ci sentiamo veramente presi in giro».
Navi tartaruga. Il problema, almeno per quanto riguarda la Toscana, sembra riguardare in particolare le navi della Moby Lines (un po’ più regolari appaiono le corse della Sardinia Ferries), almeno a giudicare dai dati che, dopo le segnalazioni, abbiamo raccolto monitorando una settimana di viaggi proprio sulla linea Olbia-Livorno, in particolare per la corsa diurna, la più breve, visto che quella che si svolge in orario notturno prevede tempi di percorrenza più lunghi. Ed i risultati (vedi anche tabella, costruita con l’aiuto dell’Avvisatore Marittimo) appaiono abbastanza chiari: con un depliant ed un sito di prenotazioni che parlano di un arrivo alle 21,25 ed un’Eta (Estimated Time of Arrival, Tempo Stimato di Arrivo) comunicato alla Capitaneria di porto che parla delle 22, neanche una volta questo orario è stato rispettato. Dal 6 agosto fino a lunedì scorso, il viaggio migliore lo hanno fatti coloro che hanno scelto la domenica, visto che sono potuti scendere dal Mobi Aki alle 22,23, cioè solo un paio di minuti al di sotto dell’ora di ritardo; molto peggio, sulla stessa unità, è andata ha chi invece ha preferito il venerdì ed è arrivato a Livorno alle 23,30, cioè ben due ore e cinque minuti oltre il limite previsto.
Ma sul fatto che i ritardi siano attribuibili alla necessità di risparmiare carburante, dall’ufficio stampa della Moby Lines, preferiscono non rispondere e chiariscono: « In alcuni casi - viene spiegato - ci sono stati dei ritardi, per quanto mai eclatanti, che sono assolutamente inevitabili dato il periodo caldo. Agosto è da sempre il mese in cui per l'elevato numero dei passeggeri e l'intenso traffico i tempi di attesa per tutte le operazioni portuali si allungano, impattando ovviamente sul tempo complessivo di viaggio. D'altro canto ricordiamo che su tutti i nostri materiali il tempo di percorrenza indicato è esplicitamente comunicato al netto delle operazioni portuali».
Un po’ di conti. Che il carburante incida sempre di più sui costi è cosa nota, ma, come spiegano gli addetti ai lavori, nell’ambito portuale è particolarmente rilevante. Un viaggio Livorno-Olbia-Livorno costa mediamente 80mila euro di combustibile e, spiega un esperto, una riduzione della velocità da 20 a 13 nodi può farne risparmiare fino al 30 per cento. «Il che equivale - viene chiarito - ad alcune migliaia di euro che ogni giorno restano in cassa, visto anche che il prezzo, rispetto alla scorsa estate, è cresciuto di almeno il 20 per cento».
Immune dai ritardi sembra invece essere la Toremar che sulle linee per l’Arcipelago Toscana viaggia spaccando il minuto: l’accordo con la Regione Toscana, in caso di ritardi, prevede infatti salatissime penali.
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