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Tentato suicidio o messinscena: giallo sul morto di Pontremoli

Tentato suicidio o messinscena: giallo sul morto di Pontremoli

Un cadavere sulla riva del fiume, un cappio, un messaggio: «Non ce la faccio più a vivere». L'uomo colto da infarto prima di impiccarsi. Ma la Procura non è convinta e indaga sui suoi precedenti

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PONTREMOLI. Era davvero la scena di un suicidio o piuttosto una scenografia costruita in modo fra l’altro un po’ dozzinale? È questo l’interrogativo che vogliono sciogliere gli inquirenti: si tinge quindi decisamente di giallo la morte dell’uomo di 54 anni, Fausto Ruggieri, originario di Camaiore e residente da tempo ad Albareto, nel parmense, ritrovato privo di vita, a faccia in giù sui sassi, sul greto del fiume, in località Piccatello, alla prima periferia di Pontremoli.

Quello che sembrava un suicidio, o meglio un tentativo di suicidio non portato a termine solo perché la morte era sopravvenuta per cause naturali - un arresto cardiocircolatorio dovuto forse al gran caldo e al cocktail di farmaci e vodka ingeriti - adesso assume dei contorni nuovi su cui la Procura ha deciso di fare chiarezza. Un cambio di registro e l’esigenza di approfondimento che nascono alla luce di alcuni lontani precedenti a carico dell’uomo: fra questi uno, pesante, di tentato omicidio, degli anni Ottanta.

Il pm titolare dell’indagine, il dottor Vito Bertoni, ha incaricato il medico legale, dottor Maurizio Ratti (che si era già occupato dei primi rilievi tecnici sul luogo dove era stato rinvenuto il cadavere), di eseguire l’esame autoptico. L’autopsia sarà eseguita oggi alle ore 15 all’ospedale della Versilia. Sono molti gli aspetti da chiarire, relativi non solo alla morte, ma anche ai giorni che l’hanno preceduta.

Nessuno ha saputo ricostruire dove l’uomo si trovasse nei giorni precedenti alla morte. Sul greto è stata trovata una valigia trolley blu. Quasi sicuramente Ruggieri è arrivato a Pontremoli in treno. In tasca aveva una fede nuziale, senza alcuna incisione, e una chiave, piccola, da cassetta di sicurezza. Poco distante è stata rinvenuta una corda da scalatore già preparata come un cappio. E una bottiglia di vodka, piena per metà, e un antidolorifico di marca molto comune: nessun flacone di tranquillanti. C’era anche un messaggio vergato a penna, su un foglio di giornale: «Questo mondo fa schifo, non ce la faccio più». Tutti indizi che potrebbero fare pensare a un tentativo di suicidio inscenato ad arte.

Ora l’autopsia dovrà cercare di fare luce su vari interrogativi e in particolare uno: davvero è morto per un infarto e il mix alcol-medicinali, o qualcuno lo ha voluto far credere?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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