Sicurezza
Siamo gay, facciamo festa e vogliamo rispetto
Migliaia (istituzioni comprese) a Viareggio per i diritti degli omosessuali Dieci coppie fingono di sposarsi sul palco, “benedette” dall’assessore regionale
VIAREGGIO. Come in ogni matrimonio che si rispetti alla fine a nessuno è riuscito trattenere le lacrime. E il copione che da millenni accompagna tutte le nozze è stato rispettato anche nella festa del primo Gay Pride Toscana organizzato ieri a Viareggio. La grande festa di musica e colori che ha invaso la città per tutto il pomeriggio, alla sera ha acquistato una dimensione quasi solenne. E quando l’assessore regionale Cristina Scaletti ha celebrato i dieci matrimoni - solo simbolici «perché l’Italia è tanto in ritardo su questo punto» - tra coppie gay, per molte persone è stato difficile trattenere la commozione.
Le dieci coppie che sono salite sul palco sapevano che era solo una finzione. Ed è anche per questo che le lacrime di chi non è riuscito a trattenersi hanno un valore particolare. Sono le lacrime di chi da anni lotta contro la discriminazione, di chi vuol smettere di essere considerato un «cittadino di serie B» dal punto di vista dei diritti, di chi da sempre si trova a sbattere contro il muro dei pregiudizi.
Sono tante le storie che si sono incrociate durante questa sfilata. C’è per esempio quella di Michela Calamandrei e Claudia Velez. E del loro bambino. Per concepirlo le due donne (che vivono a Viareggio) sono dovute andare a Barcellona. Il piccolo - che adesso ha un anno e mezzo - è nato al Versilia («dove abbiamo sempre trovato medici gentili», precisano Michela e Claudia). Ma la situazione familiare, almeno per lo Stato italiano, è “semi-clandestina”. «Per la legge - spiega Michela - il bambino è solo mio. E’come se non avesse alcun legame con Claudia». Tra l’altro nella coppia solo Claudia lavora. «Ma le tasse - spiega - le devo pagare come se fossi single. E per le cure mediche del piccolo noi dobbiamo pagare tutto. La cosa che fa più rabbia - mi è successo i recente all’ospedale di Firenze - è quando certe persone non mi guardano, è come se per loro non esistessi, non avessi alcun legame con il piccolo».
Accanto c’è un’altra coppia che arriva da Viadana. E racconta dei lunghi viaggi all’estero e dei soldi spesi per avere il bambino. «E alla fine - afferma una delle due donne - io non sono nessuno per il bambino. Non hai alcun diritto, negli ospedali ti devi sempre affidare al buon senso delle persone».
Mentre il corteo sfila lungo la Passeggiata sotto gli occhi incuriositi dei bagnanti (nessuna contestazione, solo qualche lamentela per i disagi al traffico in una giornata di stagione piena) è possibile chiacchierare con le mamme arrivate a manifestare con i loro figli gay. C’è per esempio la signora Angela Caruso arrivata dalla Sicilia. «E’importante che i diritti vengano riconosciuti - dice la signora - mica sono malati questi ragazzi». Il figlio Fabio, maglietta rosa e volto dipinto con i colori dell’arcobaleno, passeggia a poca distanza assieme al fidanzato Gabriele. «Stiamo insieme da 14 anni», iniziano a raccontare. «Speriamo che sia definitivo», interrompe la mamma. «Le mamme sono così - sorride Fabio - cercano sempre di accasarti. Il matrimonio? Certo che lo faremmo, anche solo per protestare per le discriminazioni che subiamo continuamente». I partecipanti alla manifestazione parlano della spagna, dove i matrimoni gay sono già risconosciuti, e della Francia che, secondo quanto promesso da Francois Hollande, dovrebbe approvarli entro il prossimo anno. «Qui invece - spiega l’assessore Scaletti prima di celebrare i matrimoni fittizi - le coppie dello stesso sesso non hanno praticamente alcun diritto: negli ospedali non possono stare accanto al partner che soffre, non hanno diritto alla reversibilità della pensione. In Italia lo spread non è solo economico.
In prima fila dietro il grande striscione colorato ci sono i sindaci di Pisa Marco Filippeschi (fu la città della Torre, 15 anni fa, il primo capoluogo di provincia ad approvare il registro delle unioni civili) e Livorno Alessandro Cosimi. C’è anche un sorridente Enrico Rossi, presidente della regione Toscana che ha approvato una legge contro l’omofobia. con loro ci sono Alessio De Giorgie Regina Satariano, due dei leader del movimento Lgbtiq della Versilia. Anche il sindaco di Viareggio Luca Lunardini si unisce al corteo sotto l’Orologio. «Si parla tanto di lotta contro l’antipolitica - spiega Lunardini - la politica dovrebbe lavorare per far sparire le discriminazioni tra cittadini di serie A e serie B. Superare certi steccati non può che fra bene al nostro paese».
Di fronte all’hotel Principe di Piemonte arriva il momento clou della giornata. Prima della celebrazione dei matrimoni sale sul palco Vladimir Luxuria. Ringrazia il presidente degli Stati Uniti Barack Obama per la promessa dei matrimoni gay. «Sarà mantenuta, vedrete - afferma l’ex-parlamentare di Rifondazione - qui in Italia invece si va verso un’alleanza del centrosinistra con Casini e l’Udc, il partito più omofobo che ci sia. Le nostre vite non possono più essere messe sull’altare sacrificale per queste alleanze. Siamo pronti allo sciopero del voto».
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