Finanza
Quattro Province con le casse vuote
La geografia amministrativa dopo gli accorpamenti. Pieroni (Upi): «Meno soldi, a rischio l’apertura delle scuole»
FIRENZE. Da dieci a quattro Province (forse) più un città metropolitana, Firenze. Sono le ipotesi formulate da Andrea Pieroni, presidente dell’Upi, l’unione delle Province toscane, sul decreto del governo che dimezza le province. Il decreto c’è, ma i parametri per determinare le nuove province no. Secondo Pieroni l’accorpamento riguarderebbe Pisa e Livorno, Massa con Lucca, Prato andrebbe con Pistoia (e magari Empoli) e Grosseto farebbe provincia con Siena e Arezzo.
Ipotesi, previsioni. Di sicuro nello spending review del governo per le province ci sono solo tre aspetti. Che le Province in Italia verranno dimezzate e quindi anche in Toscana. Che le competenze verranno ridotte all’osso: ambiente, trasporti, viabilità e poco altro. E, soprattutto, che per il 2012 il governo taglierà mezzo miliardo di trasferimenti (52 milioni in meno per la Toscana). Stessa cifra anche per gli anni a seguire.«Se il governo conferma i tagli alle Province nella misura annunciata a settembre non assicuriamo l’apertura delle scuole superiori», tuona Pieroni, che è anche presidente della Provincia di Pisa. Fedelissimo di Enrico Letta, Pieroni è solitamente moderato e ponderato nelle sue dichiarazioni. Ma ieri è sbottato quando il direttore dell’Upi Mauro Ginanneschi, ex assessore regionale all’urbanistica, gli ha mostrato la tabella con le prime stime degli effetti del decreto del governo. Alle dieci Province toscane saranno apportati tagli per 52 milioni nel 2012 (e altrettanti nei prossimi due anni).
Le Province escono bastonate da Monti. Alle Regioni infatti verrà effettuato un taglio dell’1,5 % della spesa corrente, ai Comuni dello 0,97 mentre alle Province del 5,91% (vedi tabella a parte). «Vogliono abolire le Province? Le aboliscano, ma così non è dignitoso. E’ come dire ad uno: non ti licenzio ma non ti dò lo stipendio», si infuria Pieroni.
No ai tagli alle Province. Il presidente della Provincia di Pisa in realtà non era stato severo fino a qualche giorno fa con il governo. L’idea dell’accorpamento delle province lo convinceva. Lo stesso Pieroni, nei giorni scorsi, ha proposto a Livorno di unirsi in un «matrimonio» che sa di piccola eresia visto il campanilismo che anima le due province. Ricevendo dal presidente della provincia labronica Giorgio Kutufà una risposta affermativa.
Ma ora, davanti alla scure di super Mario, Pieroni ha deciso di passare all’attacco. «I tagli del governo sono per noi inaccettabili e la prossima settimana organizzeremo una manifestazione regionale. I cittadini devono sapere che i servizi come scuola e trasporti sono a rischio», spiega il presidente dell’Upi toscana.
Tu non paghi e io ti sfratto. Nel mirino per anni dei sostenitori dell’anti-Casta, sull’orlo (ma mai nel precipizio) parlamentare di essere abolite, tante polemiche e zero fatti, pare che questa volta scatti davvero la rivoluzione per le province. Una rivoluzione - secondo il decreto del governo - dalle due facce. Istituzionale e economica. Di quest’ultima abbiamo riferito: i tagli del governo sono ritenuti un colpo al cuore delle province. «Visto che il Governo non riesce a chiudere le Province perché lo impedisce la Costituzione Italiana, ha deciso di sopprimerle utilizzando il metodo dello strangolamento finanziario», spiega il presidente della Provincia di Firenze, Andrea Barducci. Che ha annunciato: «Lo Stato non pagherà più l’affitto di Questura, Prefettura e Comando dei Vigili del Fuoco, per una cifra che sfiora il milione e mezzo di euro e noi daremo lo sfratto...».
Tagliare 3.127 enti. Insomma siamo alla guerra aperta tra le istituzioni. Ad esempio il presidente della Provincia di Grosseto Leonardo Marras incalza: «Bisogna sciogliere contestualmente i 3.127 enti e società dei ministeri e delle Regioni che svolgono funzioni pubbliche senza che nessuno ne conosca nemmeno l'esistenza, i consorzi di bonifica, le agenzie che si sono moltiplicate anche in questi ultimi 2 anni, si razionalizzino le prefetture e tutti gli uffici dello Stato sul territorio su cui il decreto del Governo è fin troppo vago (le strutture ministeriali sono molto potenti..)».
Come dire, caro governo, se tagli le province, sappi che ci sono tanti enti ancora da tagliare. Monti prenderà nota.
La riduzione delle province seguirà due criteri: estensione e abitanti. Le anticipazioni dei giorni scorsi avevano definito questi numeri minimi: 350mila abitanti e 3mila chilometri quadrati. Il decreto fissa i criteri, ma non stabilisce i numeri, che verranno definiti entro dieci giorni, sentendo anche il Consiglio delle autonomie. Stando a questi parametri sfugge alle forbici di Monti solo Firenze, che però diventerà città metropolitana. Le altre Province devono accorparsi.
Lucca da sola. Stefano Baccelli, presidente della Provincia di Lucca, fa sapere che in sede di Consiglio delle autonomie si spenderà per consentire a Lucca di rimanere autonoma, se consentito dai parametri governativi. «In caso contrario lavorerò con il massimo impegno per l'unione della nostra Provincia con quella di Massa Carrara. Ci sono delle ragioni evidenti per privilegiare questa soluzione rispetto alla creazione della superprovincia Massa-Carrara, Lucca, Pisa e Livorno».
Mentre Kutufà sottolinea che l’impatto dell’abolizione delle province su tutte le altre istituzioni e i servizi periferici dello Stato. «Avremo, quindi, un'unica rappresentanza del Governo che, dalla Lunigiana all'Elba, si baserà su un'unica Prefettura, un'unica Questura, un unico comando dei Vigili del fuoco, così come per i Carabinieri», conclude Kutufà.
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