Finanza
Dante e i curiosi, al tempo di Twitter
Un ragazzo e una ragazza hanno fatto del sesso (romantico? selvaggio? non lo sappiamo) in piazza Santa Croce a Firenze, vicino alla statua di Dante Alighieri, insomma, in luogo pubblico, molto pubblico. Lui, dalla statua a fianco della chiesa, li osservava... Questa è una storia di ignavi e di accidiosi...
Guardali, è incredibile. Fotografali, dai, inquadra bene. Forza, continuate, ma si rendono conto che li stiamo guardando? Riprendili, dai, poi postali su twitter, questa è roba che farà il giro del mondo...
Qualche notte fa un ragazzo e una ragazza hanno fatto del sesso (romantico? selvaggio? non lo sappiamo) in piazza Santa Croce a Firenze, vicino alla statua di Dante Alighieri, insomma, in luogo pubblico, molto pubblico.
Hanno sbagliato. Le piazze come quella sono spesso a rischio, sotto l’attacco del degrado fatto perlopiù di vandali e ubriachi, e talvolta o di storie come questa. Li hanno ripresi, postati, esibiti; li hanno anche sfruttati, per polemica politica di parte leghista, per mettere in croce il comune di Firenze, accusandolo di non vigilare abbastanza sulle sue piazze capolavoro. Sui social network e siti di condivisione sono diventati delle star per ventiquattr’ore, prima che arrivi il prossimo fenomeno. Ma quella notte a nessuno - se davvero era scandalizzato e sconvolto - è venuto in mente di invitarli a spostarsi, di segnalare questo “degrado” alle autorità. O, semplicemente, di andarsene. Sono rimasti tutti lì a guardare.
Dante, lì, con la faccia nervosa e cupa con cui l’hanno scolpito, ha seguito gli uni e gli altri: i due lussuriosi, il gruppo di ignavi con gli smartphone e qualche accidioso di contorno. Il poeta ha assistito alla scena e ha pensato ai suoi gironi, al viaggio con Virgilio.
Ignazio Baldelli, un grande filologo, spiegava che la Divina Commedia, nei confronti dei lussuriosi, mostra una commossa pietà. L’Inferno dantesco è fatto a forma di imbuto e progredendo verso il basso, cioè verso il luogo stretto in cui si trova Lucifero, si incontrano i condannati per peccati via via sempre più gravi, fino ad arrivare ai traditori. I lussuriosi sono i più distanti dal cuore dell’abisso, i peccatori meno gravi. A questi uomini e donne Dante riserva anche della complicità, o quantomeno un senso di comprensione: sa di essere anche lui come loro. Baldelli addirittura fa notare che il “peccato d’amore” è presente anche nel Purgatorio e nel Paradiso. Ma nell’Inferno, nella vicenda clou di Paolo e Francesca, “Dante china la testa. Perché evidentemente pensa a se stesso come travolto dalla lussuria”. Insomma, un po’ li capisce. «I tuoi martiri/ a lagrimar mi fanno tristo e pio», dice a Francesca. Ecco la pietà.
Rispetto ai guardoni dei telefonini e di twitter, che di quella notte in piazza Santa Croce volevano solo scandalizzarsi senza agire, Dante la pensa diversamente. Si scaglia contro gli ignavi, “quelli che visser sanza ’nfamia e sanza lodo”. Quelli che non si schierano, che fanno le foto e le pubblicano in rete, ma non mostrano l’intenzione autentica di far cessare una scena negativa.
Ma quella notte c’erano anche altri peccatori. Quelli che si sono limitati a osservare e fotografare, ma anche quelli che non hanno fatto proprio niente. Quindi c’erano anche gli accidiosi, cioè gli inerti, i pigri, gli inoperosi e pure un po’ vigliacchi, a dirla tutta. Dante li fa sprofondare nella palude Stigia e innesca il famoso contrappasso: poiché hanno vissuto nel fumo della negligenza, nell’eternità vivranno nel torbido, tra nebbie maleodoranti, con la bocca piena di melma... Così imparano.
Peccatori diversi, ma spesso complementari e perfino alleati, gli ignavi e gli accidiosi sono intorno a noi, tutti i giorni. Non sono peccati del milleduecento, sono peccati modernissimi. Quando chiedi loro che cosa pensano, tergiversano; o per paura, o per distacco. Non prendono parti, chiudono i discorsi con “tanto è così, non ci possiamo fare niente”. Generalizzano, si rintanano nel populismo: per loro i politici sono tutti ladri, le donne sono tutte puttane, gli uomini sono tutti stronzi, i negozianti evadono le tasse, le forze dell’ordine sono corrotte, il pallone è truccato, la televisione è finta. Tutto già è stato vissuto, niente deve sorprendere, niente merita un intervento o un gesto di coraggio. “Chi me lo fa fare?“, ripetono agli altri e soprattutto a se stessi.
Dante se la sarebbe presa con loro, quelli che non si impegnano. I ragazzi che facevano sesso lì sotto, vicino alla sua statua, li avrebbe accompagnati all’Inferno ma con comprensione. Avete fatto un errore e meritate una punizione, ma mi sento un po’ vicino a voi. Sembrerà un’eresia ma oggi, forse, Dante avrebbe amato twitter.
Il 29 maggio Marc Mentré, esperto in nuovi media e social network, ha avviato un progetto: pubblicare tutto il poema di Alighieri in tweets, uno al giorno. Del resto, le terzine in endecasillabi della Commedia sono perfette: entrano nel famoso limite dei 140 caratteri imposto dall’uccellino cinguettante. Mentré impiegherà dieci anni per concludere la sua opera. Per quel giorno i ragazzi del sesso in piazza a Firenze saranno uomini. Speriamo che la stessa cosa accada anche a chi li ha fotografati.
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