Il Tirreno

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L'elicottero è partito solo un'ora dopo l'sos

di Paolo Nencioni
L'elicottero è partito solo un'ora dopo l'sos

C'è un buco nella macchina dei soccorsi, Franco forse poteva essere salvato. La Diocesi accusa il 118: sottovalutata la gravità della situazione 

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C’è un buco di un’ora nei soccorsi al bambino di 11 anni morto martedì mattina sui monti della Calvana durante una gita parrocchiale. E intorno a quel buco, un’enormità per chi si intende di procedure di emergenza, ieri si sono rincorse conferme e smentite, col risultato che l’unica cosa certa è che l’elisoccorso della Regione, che forse avrebbe potuto salvare Franco Lori, si è levato in volo quando ormai non c’era più nulla da fare per il bambino.

Ad aprire il fuoco di fila è stata nel primo pomeriggio la Diocesi con un comunicato insolitamente duro che dice in sostanza quattro cose. Primo: la gita parrocchiale prevedeva un cammino di poche ore lungo un percorso conosciuto e giudicato facile. Secondo: tutti i bambini erano equipaggiati con acqua, pranzo a sacco e berretto, e nessuno si è disidratato. Terzo: il piccolo Franco si sentito male alle 12,45 e fino ad allora non si era lamentato. Su questo bisogna però registrare la testimonianza di due bambini che avrebbero detto che Franco mostrava segni di insofferenza fin dalle 10,30. Quarto: fin da subito una delle animatrici del gruppo ha chiesto l’intervento dell’elisoccorso spiegando che le condizioni del ragazzo erano gravi.

Ed è qui che le versioni degli accompagnatori e quelle delle centrali 118 divergono in maniera inconciliabile. In una seconda nota la Diocesi spiega che la prima chiamata è stata fatta alle 13.07, poi ancora alle 13.16, alle 13.33 e alle 13.46. «Non mi ricordo se l’ho detto la prima volta, ma sicuramente la seconda ho chiesto l’intervento dell’elicottero, perché mi ero resa conto che Franco stava molto male» spiega Alessandra Foddi, l’animatrice trentenne che è stata tra le prime a chiamare i soccorsi ed era accanto al bambino. Dunque siamo alle 13,16 ma qualcosa non funziona nelle comunicazioni con la centrale 118, perché quell’elicottero non parte. Diranno poi il procuratore capo Piero Tony e il sostituto Lorenzo Gestri che ci sono stati problemi di localizzazione del gruppo di ragazzi. Ma sul versante della Calvana si vola a vista e non sembra difficile individuare una comitiva di quasi 70 persone.

Il problema è un altro: non si sono capiti. Questa almeno è l’unica spiegazione che sa darsi il dottor Simone Magazzini, responsabile della centrale 118, dopo aver parlato coi suoi operatori. Anche loro sono molto provati dalla vicenda. «Secondo quello che mi dicono - spiega Magazzini - le condizioni del bambino all’inizio non sono state rappresentate in maniera così grave. Insomma sembrava un colpo di calore. Se poi mi chiede se si può morire anche per un colpo di calore le rispondo di sì, in casi estremi, ma si parla di bambini molto piccoli o di anziani. E poi c’è stato un altro problema: loro dicevano di essere a Casa Bastone, dove si può arrivare col fuoristrada, ma in realtà erano alcune centinaia di metri più avanti, in salita. E con tutta l’attrezzatura non si sale molto rapidamente». Sia come sia, i soccorsi da terra (ambulanza e jeep) inviati dal 118 sono in viaggio e il medico della Croce d’Oro arriva dal bambino solo alle 14.28, più di un’ora e mezzo dopo il malore e solo cinque minuti prima dell’elicottero. Sì, perché finalmente qualcuno alla centrale ha capito che le cose si stanno mettendo male e viene dato ordine all’elicottero di stanza a Ponte a Niccheri (Bagno a Ripoli) di decollare. Sarà infatti il medico dell’elicottero a intubare il piccolo Franco e a praticare le ormai inutili manovre di rianimazione per tre quarti d’ora, fino alle 15.22, quando l’elicottero riparte alla volta dell’ospedale di Careggi, dove viene dichiarato il decesso.

Che cosa è accaduto dunque in quella fatale ora, dalle 13,16 alle 14,08 (quando viene dato l’ok all’elicottero)? Se davvero animatori e soccorritori non si sono capiti, non rimarrà un mistero. La Procura ha acquisito la registrazione di quasi sessanta chiamate e le ascolterà per capire chi dice il vero e chi il falso. O per concludere che in certi momenti può anche capitare di non intendersi. Il fatto, però, è che Alessandra Foddi, l’animatrice che voleva l’elicottero e non l’ha avuto in tempo, non è una delle tante che chiamano il 118 urlando «voglio un’ambulanza!» senza dare riferimenti precisi. Nell’ultimo anno, per ragioni di lavoro, ha seguito un corso di primo soccorso e dunque, teoricamente, sa come ci si rapporta con le centrali operative.

E’ questo particolare che alimenta il dubbio che non tutto abbia funzionato come doveva. In realtà nessuno vuole buttare la croce addosso a qualcuno, anche se qualcuno forse alla fine dovrà portarla. Si calcola che nelle ultime due settimane ci siano stati circa 50 colpi di calore in Toscana e raramente è stato fatto volare l’elicottero. Ma è stato davvero un colpo di calore a uccidere Franco Lori? La Procura ne dubita e aspetta l’autopsia.
 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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