Il dolore
Sollicciano, una discesa agli inferi
Sovraffollamento, carenza di personale e di risorse: la struttura fiorentina è il simbolo della grave situazione in Toscana
FIRENZE. «Una zona franca, dove le direttive sanitarie non arrivano». Non fa sconti a Sollicciano il direttore del Centro regionale per la salute in carcere Francesco Ceraudo. Dentro quelle mura c’è una scia di sangue che sembra inarrestabile. «Dall’inizio dell’anno sono stati quattro i casi di suicidio, tre a Sollicciano e uno a Solliccianino. Perché capita sempre lì?». Riavvolgendo il filo dietro quelle sbarre si scontano i problemi di tutte le realtà carcerarie, con l’aggravante del suicidio di una giovane madre nei giorni scorsi.
Sovraffollamento, carenza di personale, scarsità di risorse e mezzi. Problemi concreti con cui è difficile fare del carcere uno strumento di riabilitazione. «È mai possibile che dopo cinque anni l’Asl 10 non abbia ancora provveduto a nominare il responsabile medico della struttura?». C’è rabbia. È difficile frenare i toni quando una donna di 36 anni, madre di due bambini, tossicodipendente si è suicidata impiccandosi nella propria cella, mentre le altre detenute stavano assistendo a uno spettacolo teatrale. «È stata dimenticata - afferma Ceraudo -. Non ci si è preoccupati del perché avesse scelto di restare in cella, lei che soffriva di una grave depressione».
Il dito è puntato sul sovraffollamento. Ma c’è anche la carenza di personale e per chi c’è l'impegno viene spesso vanificato dai limiti dell’organizzazione. Risorse dimezzate, il 27% di educatori che mancano così come il 35% degli assistenti sociali. «In Toscana ci sono 18 istituti penitenziari con oltre 4.200 detenuti, circa mille in più rispetto della capienza regolamentare». È il dato reso noto da Maria Pia Giuffrida, Provveditore dell’amministrazione penitenziaria toscana, sulla situazione delle carceri. «La situazione di sovraffollamento - dice Giuffrida - è comune in tutta Italia, ognuno la soffre a modo proprio e con le proprie forze con una carenza di organico molto pesante». A Sollicciano è una costante. La capienza è di poco più di 400 persone e spesso supera le mille.
«La quota degli arrestati tossicodipendenti interessa circa l’80% dell’intero numero degli arrestati». È il dato messo in luce dal Garante dei diritti dei detenuti in Toscana, Alessandro Margara. Che sottolinea: «Il sovraffollamento è generalizzato». Il dato nazionale è del 152% e ci vede secondi in Europa, dietro la Bulgaria, prima con il 155%. La media degli istituti toscani è del 131%. «Ma a Sollicciano si arriva ad oltre il 200%». Al sovraffollamento si risponde con i letti a castello, che possono rialzare la capienza con l'unico limite del soffitto delle celle. «Ma così la detenzione diventa solo contenzione senza alcuna conoscenza di bisogni e senza possibilità di intervenire. Ovvero una discarica per persone che hanno alle spalle già forti deficit sociali».
In quei luoghi che dovrebbero essere di recupero la morte di un tossicodipendente è un fallimento doppio. C’è anche una direttiva della Giunta regionale che prevede misure alternative, con la presa in carico delle aziende sanitarie. «Nessuno è andato in comunità, nonostante la delibera ci sia da un anno e mezzo», sostiene il direttore Ceraudo. «La Regione ha investito molto ma ha delegato alle Asl che non sono in grado di gestire i problemi nei termini dovuti». Il sovraffollamento e l’organico di polizia penitenziaria in calo. «Nelle carceri lavorano, complessivamente, 2.140 poliziotti rispetto ai 3.021 previsti», spiega Donato Capece, segretario del sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe. «In carcere - aggiunge - manca il lavoro, che dovrebbe coinvolgere i detenuti, dando anche un senso alla pena. Invece, la stragrande maggioranza dei ristretti sta in cella venti ore al giorno, nell'ozio assoluto». «Nel 2011 in Toscana abbiamo contato 764 atti di autolesionismo - continua Capece - 150 tentati suicidi sventati dai Baschi Azzurri del Corpo e, purtroppo, 4 suicidi e 9 decessi per cause naturali; le aggressioni sono state 43 e 264 le colluttazioni. Più di 8mila sono stati i detenuti che hanno dato vita a manifestazioni di protesta».
Dinamiche che si consumano all’interno di strutture inadatte. A Lucca le celle sono in un ex convento e ne conservano la conformazione. «Affollate in modo disumano e degradante», dice Margara. A Livorno si attende un nuovo padiglione, consegna slittata di un anno. Problemi di spazio a Pisa e Massa. «Arezzo è chiuso per ristrutturazione da mesi, ma i lavori non sono ancora cominciati – spiega il Garante -. Condizioni non molto diverse a Pistoia». A Grosseto il carcere è ancora quello granducale, risalente a metà dell’800.
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