Sicurezza
Il giudice ordina: quelle pensioni vanno rivalutate
Anche cento e più euro al mese e si possono chiedere gli arretrati. A Lucca sono state vinte 800 cause. Ecco chi può presentare ricorso all'Inps
Si va da una decina di euro al mese fino a più di un centinaio. Dipende dai casi. Senza considerare gli arretrati, che possono raggiungere cifre a tre zeri: 5mila, 10mila, 15mila euro. Soldi freschi stanno per finire nelle tasche di circa 800 pensionati della provincia di Lucca. Il motivo? Un errore di calcolo dei contributi figurativi (quelli accreditati senza oneri per il lavoratori nei periodi di inattività) che a quanto pare la sede provinciale dell’istituto nazionale di previdenza è disposta a riconoscere.
E non finisce qui, perché altri 3mila pensionati lucchesi che negli ultimi dieci anni di lavoro hanno trascorso un periodo in malattia, agli infortuni, alla disoccupazione o in mobilità stanno per presentare domanda per la rivalutazione del proprio assegno mensile e la loro richiesta potrebbe anche essere accolta in sede amministrativa, senza bisogno di adire le aule di tribunale. Ma su questo non vi è alcuna ufficialità. Ora però, c’è da capire se la “svolta lucchese” rappresenterà un precedente a cui anche altre sedi provinciali dell’Inps si uniformeranno, nel caso il numero dei contenziosi nei loro confronti crescesse in maniera esponenziale.
La scoperta dell’Inac. Ma cerchiamo di fare chiarezza ripercorrendo i fatti. Qualche anno fa Libero Seghieri, direttore del patronato Inac, si rende conto che nei contributi figurativi dovuti per i periodi di disoccupazione non vengono considerate la tredicesima e la quattordicesima mensilità, nonché il valore dell’indennità sostitutiva delle ferie non godute. Secondo l’interpretazione che Seghieri dà dell’art. 8 della legge 151 del 1981, invece, questi importi devono essere considerati nell’ammontare alla base di calcolo della retribuzione pensionabile. Il suo convincimento trova conforto in due sentenze della corte di Cassazione: la prima è del 2004, l’ultima del 2010. Ma l’Inps sembra pensarla diversamente tant’è vero che continua a fare i calcoli senza tener conto di questi parametri.
Una lunga serie di cause. A questo punto l’Inac, patronato agguerrito, presenta una serie infinita di cause contro l’Inps al tribunale del lavoro di Lucca e il risultato è schiacciante: 800 a 0 per il patronato (per l’Inps le cause perse sono 504, ma cambia poco). Dopo questa ondata di pareri negativi la sede provinciale di Lucca, su consiglio del coordinamento legale e dopo aver informato la direzione regionale, decide di cambiare linea e di avviare una procedura in autotutela nei casi di contenzioso, se non altro per evitare le spese legali (dai 2.500 ai 2.700 euro). E a quanto pare dalla sede lucchese sarebbe partita anche una mail informale all’Inac per informare che d’ora in avanti i contenziosi riguardanti questa materia sarebbero stati risolti con procedura amministrativa: in pratica, semplicemente presentando domanda. Ma su questo non vi è alcuna conferma dalla sede regionale dell’Inps a Firenze.
Caso isolato o generale? Resta da capire se la “breccia di Lucca” sia un caso isolato oppure una tendenza destinata a prendere piede a livello nazionale. Dalla sede regionale dell’Inps fanno sapere che «non vi è stata alcuna circolare in merito e che a Lucca si è ritenuto opportuno agire in autotutela vista la rilevanza del fenomeno dei contenziosi, che non trova riscontro in nessun’altra parte della regione e forse d’Italia». E mentre a Pisa, Massa e soprattutto Pistoia hanno già iniziato a presentare i primi ricorsi, gli altri patronati toscani hanno teso le orecchie. «Visto che a Lucca l’Inps sembra orientata alla non continuazione del contenzioso bisogna capire cosa succederà nelle altre sedi, per cui aspettiamo sia fatta chiarezza da parte della direzione regionale dell’istituto – spiega Rizzieri Bavone del patronato Inca Cgil di Livorno – Fino ad ora, infatti, molti pensionati non se la sentivano di aprire un contenzioso con l’Inps perché c’era il forte rischio di arrivare in Cassazione. E in caso di sconfitta le spese legali da pagare sarebbero state ingenti». La stessa versione viene ripetuta al patronato Cisl di Grosseto: «In qualche caso siamo arrivati a presentare domanda di rivalutazione al comitato provinciale ma di fronte a una risposta negativa i cittadini non se la sono sentita di andare avanti».
A chi spetta. Ma chi è legittimato ad avanzare la richiesta? I pensionati che negli ultimi dieci anni di attività lavorativa hanno avuto un periodo di mobilità, di malattia o di ferie non godute. In pratica, tutti, anche se conviene aver accumulato un periodo di inattività piuttosto lungo per poter sperare in un aumento cospicuo. Ma a trarne i maggiori benefici, secondo Simonetta Bartoletti, del patronato Inca Cgil di Pistoia, sarebbero gli stagionali il cui salario reale è piuttosto differente da quello teorico ed è proprio in questi casi che il criterio di calcolo dei contributi figurativi diventa più importante.
L’Inps: siate cauti. Di fronte allo scenario che si va prefigurando la sede regionale dell’Inps predica cautela, spiegando che in base ad una legge emanata nel 2010, i meccanismi di calcolo sono stati chiariti a partire dalla data del primo gennaio 2005 e che pertanto il contenzioso può riguardare solo gli anni precedenti. «Certo che se poi ci trovassimo di fronte a centinaia di ricorsi – spiegano dal centro di comando di Firenze – le situazioni saranno valutate caso per caso e sede per sede». Sempre che il governo non intervenga con una norma per sanare il periodo precedente il 2005.
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