La manifestazione
Lo scudetto alla Juventus
Per i bianconeri titolo numero 28. E anche in Toscana esplode la festa. Inviate le vostre foto
TRIESTE. È scudetto, il secondo match-point è stato quello definitivo: gioco, partita, campionato per la Juventus di Antonio Conte. Ma c’è stato da soffrire fino quasi alla fine, molto per l’incredibile alternanza del risultato di San Siro, e un po’ anche a Trieste per la tenace resistenza del Cagliari e il “braccino” bianconero che si è dissolto solo dopo il raddoppio a metà ripresa, quando è stata fugata anche la possibile “maledizione” dello stadio dedicato al gran “paron” rossonero Nereo Rocco.
Con una giornata d’anticipo la Juventus conclude dunque la sua grande cavalcata senza macchia (anche se con un po’ di paura) e torna ad assaporare il gusto del tricolore dopo la difficile ripartenza del post-Calciopoli. I bianconeri riescono nell’impresa e, grazie anche al risultato del derby, fanno festa una domenica prima della fine, facendo il loro dovere contro gli isolani dopo il mezzo stop con il Lecce che aveva fatto suonare più di un campanello d’allarme.
Senza Agostini squalificato, il tecnico sardo Ficcadenti - un ex torinista con una gran voglia di fare uno sgarbo alla Signora - presenta un undici senza uno dei suoi uomini-faro, Cossu, spedito in panchina per dar spazio ad un tridente composto da Thiago Ribeiro, Pinilla e Ibarbo. Una mossa che priva il Cagliari di fosforo a favore di un maggior impatto fisico. Conte, privo dell’infortunato De Ceglie, ritrova Pepe e si affida in fase offensiva alla coppia Matri-Vucinic.
L’equilibrio dura 6’, quanto basta ai bianconeri per passare in vantaggio. Bonucci pesca in profondità Vucinic, scattato in posizione dubbia: il montenegrino davanti ad Agazzi non si scompone e lo trafigge in mezzo alle gambe. I sardi non riescono a uscire dalla loro metà campo, la pressione dei bianconeri non lascia spazi. Agazzi non può distrarsi, anche se, rispetto alla mole di gioco juventino, non ha un super lavoro. Marchisio, al 13’, batte debolmente, Pirlo al 16’ non angola a dovere, mentre è di Pepe, al 17’, la conclusione più insidiosa per i guanti del portiere rossoblù.
Tremendo impatto aereo testa contro testa, al 22’, tra Pinilla e Lichsteiner: ha la peggio l’ex laziale, portato via in barella e sostituito da Caceres. E’ un momento drammatico, che riporta alla mente immagini di un recentissimo, tragico passato: Lichsteiner comunque si mantiene sempre cosciente e al momento dell’uscita dal campo si riprende. Respiro di sollievo per tutti. A questo punto, svanita la paura, gli spalti inziano a seguire attentamente le vicende del derby milanese, al 36’ però Pinilla, con una botta dalla grande distanza, dà l’illusione ottica del gol. Proprio allo scadere è ancora Pepe, dal vertice, a sfiorare il palo. Squadre invariate nella ripresa, anche se Ficcadenti, strada facendo, schiererà prima Cossu e poi Larrivey, con Conte che invece fa uscire un nervoso Vidal per Giaccherini. I rossoblù hanno un approccio più convinto ma non creano occasioni: al 7’ Cossu rimedia un’ammonizione ingenerosa per simulazione dopo un contatto con Chiellini iniziato fuori area, altro episodio dubbio.
La rimonta interista a San Siro galvanizza il pubblico quasi tutto bianconero, la Juventus esce lentamente dalla tana, prende campo e dopo un paio di grosse chances non concretizzate raddoppia al 28’ grazie a una sfortunata deviazione di Canini su cross di Caceres. La partita finisce qui, in pochi minuti a Milano l’Inter chiude anche il campionato. E comincia la festa, anche in Toscana.
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