Il Tirreno

Toscana

La guerra di Siena mette a rischio la poltrona di Monaci

di Carlo Bartoli
La guerra di Siena mette a rischio la poltrona di Monaci

La maggioranza del Pd pronta a rendere pan per focaccia Il presidente del consiglio regionale a novembre può saltare

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FIRENZE. «0 i dissidenti fanno marcia indietro o le ripercussioni del caso Siena si faranno sentire anche a Firenze. Alberto Monaci non può affondare la giunta Ceccuzzi e continuare a fare il presidente del consiglio regionale». Il giorno dopo il voto sul bilancio che ha messo a rischio il proseguimento della legislatura per la giunta senese, il confronto si accende e la minaccia, pronunciata a denti stretti da più di un consigliere regionale rischia di allargare il conflitto in seno al principale partito toscano. A novembre, del resto, viene rieletto l’ufficio di presidenza del consiglio regionale e in molti pensano possa essere l’occasione buona per rendere a Alberto Monaci, capo della fronda senese, pan per focaccia. Che la disfida di Siena finisca con morti e feriti è ancora tutto da vedere e il giorno dopo la sfiducia è troppo presto per poter lanciare e raccogliere segnali di pace, ma quel che pare certo è che o si ritrova un accordo tra Ceccuzzi e i dissidenti e tra Alberto Monaci e la maggioranza che fa riferimento al segretario regionale Andrea Manciulli, oppure se ne vedranno delle belle.

Il possibile terreno d’incontro potrebbe essere rappresentato dalla conferma di un ex margheritino alla guida della Fondazione Monte dei Paschi. Dopo aver perso ogni rappresentatività nel Cda della banca, il gruppo che fa capo ai fratelli Monaci (Alberto e il fratello Alfredo, presidente di Biverbanca) non potrebbe accettare di perdere anche la presidenza della Fondazione, oggi affidata a Gabriello Mancini. E il nome giusto potrebbe essere quello dell’attuale presidente del Consiglio regionale. Un’opzione, però, che il sindaco Franco Ceccuzzi potrebbe non essere disposto ad accettare dopo aver imposto un forte ricambio ai vertici della banca.

In attesa di vedere gli sviluppi, quella di ieri è stata un’altra giornata all’insegna del grande nervosismo. Il sindaco si è detto scettico sulle possibilità di una ricucitura. «Non è possibile sottostare ad alcun ricatto». Quanto alle nomine al Monte, ha ribadito che «servono le scelte migliori, non è il momento di soppesare le conseguenze sugli equilibri, altrimenti si torna agli errori del passato. Abbiamo avviato un profondo cambiamento, credo in ogni caso irreversibile. Probabilmente in qualcuno ha prodotto qualche shock anafilattico». La risposta dei «ribelli» non pare aprire molti spazi di trattativa: «Vogliamo che a bilancio vengano messe poste certe. Quando il bilancio sarà ripresentato se non ci saranno i sei milioni di disavanzo lo voteremo: non ci sono congiure di palazzo». Sulle minacce di espulsione dal Pd, Alessandro Piccini, che è anche presidente del consiglio comunale senese, ribatte: «Abbiamo anche litigato per cercare di tenere coeso questo partito. Ma non possiamo essere sempre noi a garantire una parte perchè altri si assestino e prendano tutto al momento opportuno». Sui ribelli si sono abbattute una selva di dichiarazioni di esponenti del Pd: per Rosi Bindi si è trattato «di una decisione dall'evidente strumentalità che contraddice la volontà dei cittadini senesi», per Susanna Cenni di «uno schiaffo alla città», per Luca Sani di un gesto «che rischia di avere ripercussioni a livello non solo locale», per Vannino Chiti di «un atto irresponsabile», per i giovani democratici senesi di un «lucido tradimento che ha sacrificato l’unità del partito alle ambizioni personali». Anche Enrico Rossi, la presidente del Pd Rosi Bindi e il coordinatore della segreteria nazionale del Pd Maurizio Migliavacca hanno condannato l’atteggiamento dei «ribelli» ed espresso solidarietà a Ceccuzzi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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