Il Tirreno

Toscana

Per noi ragazzi dell'Europa la vera lingua è la musica

di Andrea Visconti
Per noi ragazzi dell'Europa la vera lingua è la musica

Raffaele Collazzo, livornese di 24 anni, è uno dei cinque italiani nell'Orchestra dei Giovani dell'Unione Europea, in questi in tournée negli Stati Uniti. Il trionfo alla Carnegie Hall: «Ho 24 anni e mai avevo provato un’emozione così grande»

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NEWYORK. «Di solito il pubblico prima di applaudire aspetta sempre che l'energia musicale sia terminata. Sia a Washington che in North Carolina invece non appena il direttore ha fatto il gesto finale è scoppiato un applauso generale. A Washington in particolare il pubblico ci ha comunicato un'energia strepitosa».

 A parlare è il livornese Raffaele Collazzo, 24 anni compiuti da poco più di un mese, uno dei "vecchi" dell'Orchestra dei Giovani dell'Unione Europea che in questi giorni è in tournée negli Stati Uniti. Uno dei "vecchi" perchè scorrendo l'elenco di oltre cento musicisti l'occhio cade sulla loro data di nascita: il 1990 per l’inglese Samuel,1989 per la portoghese Vera, 1994 per il danese Victor... Provengono da tutti e ventisette i paesi dell'Unione Europea e nessuno di loro può avere meno di 14 anni e più di 24.

«Sono entrato a far parte dell'orchestra giovanile dell'Ue nel 2010 e questo sarà l'ultimo anno che posso fare l'audizione per partecipare alle due tournée, quella di primavera e quella estiva. Superati i 24 anni non possiamo più essere parte di questa orchestra» racconta Raffaele che incontriamo nella sala concerti Carnegie Hall, uno dei templi più celebrati della musica classica a New York.

Le prove sono finite da pochi minuti. I giovani musicisti hanno una pausa di un paio d'ore prima del concerto più importante di tutta la tournée americana iniziata il 13 aprile a Chapel Hill, in North Carolina e che terminerà martedì a Chicago. A New York hanno portato tre pezzi : An Outdoor Overture di Copeland, il concerto per violino in GK.216 di Mozart e la sinfonia delle Alpi di Richard Strauss.

«Quest'ultimo è il mio brano preferito. La sinfonia delle Alpi tocca la nostra anima, il nostro cuore. Siamo riusciti a portare fin qui in America anche le nostre Alpi italiane, come una specie di vento pieno di sensazioni e emozioni».

«l giorno dell'audizione ci vuole molta fortuna e molta bravura per riuscire a entrare in un'orchestra di questo livello» spiega Raffaele che cominciò a studiare musica quando aveva 13 anni. Fu allora che i genitori lo iscrissero all'Istituto Musicale Pietro Mascagni di Livorno, la sua città, dove ha proseguito gli studi fino all'estate scorsa. A guidarlo nella sua ascesa verso una carriera musicale è stato il maestro Jonathan Faralli, percussionista fiorentino che fin dagli inizi degli anni '80 collabora in modo continuativo con l'Orchestra della Toscana e con l'orchestra del Maggio Musicale Fiorentino.

«Ho studiato strumenti a percussione - prosegue Raffaele, che per due anni ha fatto parte dell'Orchestra Giovanile Italiana - Suono dagli idiofoni agli strumenti a tastiera ai membranofoni».

«Non voglio sembrare immodesto, ma è molto difficile entrare a far parte dell'Orchestra Giovanile dell'Ue. Mi ritengo fortunato di essere riuscito alla prima prova. Una prova per niente facile perchè dietro a questo successo si nascondono ore e ore e ore passate, per non dire addirttura mesi, in una classe a studiare la musica con il metronomo. Prima di poter arrivare a un livello così alto c'è un gran lavoro da fare».

I 110 giovani musicisti europei passano per questa audizione una volta all'anno. Sì, perchè non basta essere ammessi la prima volta. Anno dopo anno questa competizione per un posto nell'orchestra si ripete. «Al momento dell'audizione siamo tutti in concorrenza l’uno con l'altro. Poi una volta entrati a far parte dell’orchestra diventiamo un gruppo affiatato. Ragazzi da 27 paesi che parliamo una sola lingua. Fra noi comunichiamo in inglese, ma la vera lingua che ci accomuna è quella della musica. E' una lingua unica che tuttavia ha molte sfumature».

Sono cinque gli italiani che fanno parte della European Union Youth Orchestra ma c’è solo Raffaele in rappresentanza della Toscana: «Faccio fatica a capacitarmi che ho suonato alla Carnegie Hall. Già il nome stesso di questa sala per concerti incute rispetto, in più c'è il fascino della città in cui si trova».

Tempo per fare il turista Raffaele ne ha avuto poco, nonostante questo sia il suo primo viaggio negli Stati Uniti. «New York mi fa sentire piccolo, piccolisimo. Questa metropoli mi pare una giungla, ma anche un grande formicaio che stranamente mi dà un senso di sicurezza».

Cosa riserva il futuro per questo emergente musicista toscano? L'anno prossimo, costretto dall'età a guardare oltre l'Orchestra Giovanile Ue, comincerà a fare audizioni presso orchestre più mature. «Un sogno? Entrare proprio a far parte dell'orchestra della Carnegie Hall. Certo, è un sogno, ma io credo che i giovani che desiderano una carriera nel mondo dalla musica devono sempre e comunque credere in quello che fanno. Bisogna crederci con impegno perchè per andare avanti è necessario essere testardi. A volteci abbatte l'umore al punto che non si vuole neppure più continuare a studiare. E invece bisogna sempre cercare di andare avanti. E' per questo devo dire grazie a chi nel corso degli anni mi ha spronato: il maestro Faralli e i miei genitori».

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