La manifestazione
I Comuni non possono pagare, centinaia di imprese strangolate
Gli effetti nefasti del patto di stabilità: ci sono enti con 16 milioni in cassa ma non devono spenderli. Cantieri interrotti, pagamenti congelati: parlano gli imprenditori messi in ginocchio dalla stretta
FIRENZE. C’è un’azienda che ha 16,5 milioni di euro in cassa e non paga le ditte a cui ha commissionato dei lavori. Uno scandalo. Se non fosse che quell’azienda è il Comune di Livorno e che la chiave della sua cassa non è in mano al sindaco ma ad un meccanismo contorto chiamato Patto interno di stabilità. Giusto 10 anni fa, Romano Prodi lo definì «Patto di stupidità», per l’arida logica artimetica che lo anima e che adesso, in piena recessione, più che frenare l’indebitamento sembra favorire l’avvitarsi dell’economia. Il Comune di Massa, giusto per fare un altro esempio, ha 8 milioni liquidi che non può spendere. E così, in Toscana, centinaia di aziende che potrebbero andare a gonfie vele vivono sul filo del rasoio.
So già che non riscuoterò. Matteo Giusti, esponente della Cna pisana e numero uno della Cobesco, una delle principali aziende della provincia, racconta il calvario delle aziende che lavorano con gli enti locali: «Ho in corso un appalto da 500mila euro per un Comune della zona che mi ha già detto che non riscuoterò prima del 2015. I soldi li hanno, ma non possono spenderli». E come si fa a tirare avanti così? «Per ora tiro fuori i soldi di tasca mia, sperando che il 2015 arrivi presto. E’ un assurdo, devo onorare l’appalto anche se so che il Comune non mi può liquidare in tempi decenti».
Il 25% degli edili ha chiuso. Alberto Ricci, livornese, presidente di Ance Toscana, punta l’indice contro questo «strano meccanismo che permette allo Stato di pretendere la regolarità contributiva e fiscale dalle aziende, ma che poi non fa fronte ai propri impegni con regolarità. Ritardati pagamenti, diminuzione degli appalti e stretta creditizia formano una miscela esplosiva. I dati delle Casse edili dicono che oltre il 25% delle imprese di costruzione in Toscana hanno chiuso». Il problema dei ritardi dei pagamenti riguarda crediti nei confronti delle aziende che ammontano, secondo gli Artigiani di Mestre, a oltre 70 miliardi in Italia e che in Toscana determina, secondo l’Anci, un accumulo di residui passivi nelle casse dei Comuni di oltre 2 miliardi.
Comuni con le mani legate. I Comuni si trovano con le mani legate anche se hanno i conti in ordine: a Livorno il Comune paga in media dopo 157 giorni, nonostante i 16,5 milioni in cassa. E secondo l’assessore Valter Nebbiai sarà sempre peggio. Nel 2011 il Comune ha dovuto contabilizzare 5,8 milioni di surplus di maggiori entrate rispetto alle uscite, un differenziale che quest'anno sarà di 12,7 milioni. «Un altro degli effetti perversi - spiega - è che gli investimenti, che nel 2011 erano stati quasi 23 milioni, nel 2012 non supereranno i 4,5, con un micidiale effetto depressivo».
Pagamenti? Ripassi più tardi. Andrea Macchia, dell’omonima azienda, realizza metà del fatturato con la pubblica amministrazione e ha registrato un brusco stop dei pagamenti a partire da gennaio, in concomitanza con l'aggiornamento del Patto. «Abbiamo crediti per diverse centinaia migliaia di euro e dobbiamo fare i salti mortali. Così si vive male: paradossalmente, i fornitori, se non lavori, ti aspettano, ma se hai dei cantieri aperti premono per rientrare, anche se tu incassi mesi dopo».Giuseppe Di Gabbia ha 24 dipendenti impegnati nei lavori stradali e altri 19 in una cava. «Recentemente, abbiamo iniziati un appalto per la Provincia di Livorno, ma quando siamo arrivati a metà del lotto ci hanno fatto sospendere i lavori, perché si sono resi conto che non erano in grado di sapere quando avrebbero potuto pagarci». Luca Tavani di Hyperborea, un’azienda del terziario avanzato, segnala i fortissimi ritardi sui progetti di Ricerca e Sviluppo cofinanziati dalla Regione: «Non abbiamo ancora ricevuto alcun pagamento per un progetto la cui attività è stata avviata a inizio 2010 e terminata a fine 2011. Peggiorata anche la situazione per le gare di appalto con tempi di pagamento di 110 giorni con alcuni picchi fino a 150».
Via dal settore pubblico. La Azimut srl di Luigi Iuliano registra tempi di pagamento accettabili per i lavori di manutenzione, «anche se giusto ieri ho sollecitato il pagamento di fatture emesse a ottobre». Ma per i lavori più grossi, quelli effettuati con mutui, «riscuotere è un’odissea i pagamenti vanno alle calende greche». Ad agosto 2011 la sua azienda ha completato dei lavori di illuminazione pubblica per 40mila euro e poi a novembre, dopo che il Comune ha finalmente effettuato la contabilità, ha emesso fattura, ma ad oggi non ha ancora visto un euro. «Sono sincero, stiamo cercando di abbandonare questo filone cercando di lavorare meno possibile con Comuni e ministeri. Acquistiamo il materiale pagandolo alla consegna o a trenta giorni e incassiamo, se va bene, nove mesi dopo». Per Iuliano, portare fatture in banca non è la soluzione: «In questo modo, affoga il castelletto e paghiamo un interesse che supera il 10%. L’ultimo trimestre abbiamo pagato 3.600 euro di interessi passivi a fronte di un fido di 100mila euro». Senza contare che se una ditta si fa scontare una fattura che non viene pagata entro sei mesi subisce una penalizzazione del rating.
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