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La Lega travolta dallo scandalo, Bossi si dimette "Non ci lasciamo rovinare da quattro mele marce"

Gianni Parrini
 La Lega travolta dallo scandalo, Bossi si dimette "Non ci lasciamo rovinare da quattro mele marce"

Il Carroccio nella bufera, l'eurodeputato toscano Claudio Morganti commenta: siamo diversi, faremo pulizia, risorgeremo

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"Noi non siamo come gli altri". È questa la frase che Claudio Morganti, eurodeputato toscano della Lega Nord, ripete come un peana. Cerca di convincere noi de Il Tirreno. Forse anche se stesso. Probabilmente tutto il popolo di Pontida, sbigottito di fronte a quanto sta emergendo dalle inchieste delle procure e timoroso che il "cerchio magico" del leader possa trasformarsi in un cappio al collo del partito.

Morganti, in questo momento è più arrabbiato o deluso?
"Direi arrabbiato, ma non sorpreso. A più riprese avevamo tentato di far capire a Bossi che i membri dell'ormai famoso cerchio magico, dai familiari a Belsito, stavano approfittando del suo stato di salute e della sua fiducia. Anche se non immaginavamo tutto quello che sta emergendo. In ogni modo, non sono preoccupato: la Lega non è un partito come gli altri e anche in questo caso lo ha dimostrato".

Cosa intende?
"In pochi l'hanno sottolineato, ma tutte le inchieste nascono dall'esposto di un militante, che lo scorso 23 gennaio ha segnalato alla procura di Milano i suoi sospetti riguardo all'utilizzo dei fondi del partito per investimenti in Tanzania e a Cipro. La base, dunque, è riuscita a far venir fuori queste problematiche e ciò dimostra che il movimento è sano e onesto. Ora, però, dobbiamo fare pulizia e togliere le mele marce".

E con il Senatur come la mettiamo: vittima o colpevole?
"Bossi è certamente una vittima, come lo sono tutti i militanti. E le sue dimissioni confermano la nostra diversità: a differenza di Rutelli o Fini ha preferito fare un passo indietro per tutelare il partito. Si è assunto le sue responsabilità, ma la sua colpa è solo quella di aver dato fiducia a persone sbagliate. Non uscirà dalla scena politica della Lega: è stato nominato presidente del movimento e gli è stato chiesto di perseguire con più vigore gli obiettivi del partito. Poi, al prossimo congresso federale eleggeremo un nuovo segretario: i nomi più gettonati sono i soliti (Tosi e Maroni, ndr) ma è chiaro che un trascinatore come lui non c'è".

E il Trota?
"Parliamoci chiaramente. La base del partito era sofferente perché non ha mai digerito la candidatura di Renzo Bossi. Oltretutto, il Trota ha detto di non aver preso i soldi della Lega, mentre le intercettazioni dimostrano il contrario. Mi sembra ci sia poco da aggiungere: il nostro movimento è basato sui valori dell'onesta e della trasparenza".

Morganti, sia sincero: con Bossi che fa un passo indietro, l'assenza di un nuovo leader carismatico e l'immagine dei leghisti duri-e-puri offuscata da questa storia di familismo tribale, non è che la vostra esperienza politica è giunta al capolinea?
"Sono convinto di no. Continueremo a essere il partito che si oppone al magna magna di Roma ladrona, che lotta per il federalismo e che dà un'opportunità di rappresentanza a chi vuol essere padrone a casa propria. L'immagine e la storia della Lega non saranno rovinate da tre o quattro persone. Gli elettori - anche quelli toscani - lo capiranno. Del resto, noi siamo diversi".

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