Italia
Rimuovere la nave costerà 180 milioni: «Subito via ai lavori»
Il sindaco dell’isola esclude l’ipotesi del taglio dello scafo. «Non vogliamo risarcimenti ma bisogna fare presto»
ISOLA DEL GIGLIO. Nell’atrio comunale a Giglio Castello c’è la riproduzione in scala della Romantica, una delle navi più blasonate della Flotta Costa. Il sindaco Sergio Ortelli intuisce la domanda e anticipa la risposta: «Fu un dipendente comunale a realizzarla. È lì da più di anno. Rende bene l’idea dell’attaccamento di quest’isola al mondo della navigazione».
Nessuno slancio premonitore del disastro del 13 gennaio, tuttora visibile nella sua dimensione reale sulla scogliera della Gabbianara, dove la Concordia - per rimuoverla serviranno 160-180 milioni - giace adagiata sul fianco destro. Il modellino è solo un omaggio al mare. Uno dei tanti, di questa gente fiera e gentile risucchiata da un evento mai immaginato dai tempi di Omero: una montagna (di ghisa) a pochi metri dal porto. «Non vogliamo alcun indennizzo economico – avverte Ortelli - sarebbe irrispettoso nei confronti delle vittime. Chiediamo solo che l’isola torni come prima».
Hanno deciso come rimuovere il relitto?
«Non ancora. I progetti sono al vaglio di Loc (London offshore consultants), ma le attese della popolazione saranno rispettate. Già Costa aveva posto due premesse: ridotto impatto ambientale e compatibilità con le attività isolane. Noi ne abbiamo aggiunto una terza, vale a dire la rimozione dello scafo per intero, nel rispetto dei corpi ancora dispersi e dell’ambiente. Se venisse fatta a pezzi si disperderebbero i liquidi inquinanti ancora trattenuti dopo l’aspirazione della nafta».
Ulteriori condizioni?
«Sì: i rumori devono essere accettabili e il cantiere va separato dal porto, che è il cuore della nostra economia. Abbiamo sempre rifiutato l’ipotesi di sezionare il relitto, benché la rimozione per intero costi di più. Devo dire che le intenzioni di Costa Crociere hanno sempre collimato con le nostre idee e con quelle del commissario per l'emergenza».
Alcuni progetti prevedono di spostare lo scafo dopo il taglio di alcune parti.
«Sono due su sei, gli altri rispondono in toto alle nostre richieste. Ma anche nei due casi il sezionamento sarebbe stato poco invasivo, prevedendo di smantellare piccole porzioni emerse senza entrare in conflitto con l'ambiente».
Ora che il gasolio è stato aspirato, nel ventre della nave restano i liquami e gli alimentari decomposti.
«Sono passati più di 70 giorni dal disastro e dalle analisi non risultano alterazioni della qualità del mare. Il dato ci dà ottimismo, speriamo che il relitto resti intatto e trattenga tutto al proprio interno fino al trasferimento».
Quando inizierà la rimozione?
«Nella settimana di Pasqua avverrà la prima selezione ed entro la seconda metà di aprile sarà firmato il contratto con l'azienda vincitrice della gara. A quel punto in pochi giorni sarà allestito il cantiere e a maggio partiranno i lavori».
Proprio quando parte la stagione turistica. Temete contraccolpi negativi?
«L’impatto zero è impensabile, visto che si tratta di una nave da 125mila tonnellate semi-sommersa e adagiata su un fondale. E quando parlo d'impatto non mi riferisco solo all'ambiente ma anche all'economia».
Qual è il ricordo più vivido di quella notte?
«I bambini che piangevano bagnati e gli anziani che faticavano a camminare. Per certi versi, nonostante le vittime e il disastro, è andata bene. Pensi che la nave si è posizionata in un punto da cui ha reso possibile il salvataggio di oltre 4mila persone».
Se la Concordia fosse naufragata poco più al largo il bilancio umano, già pesantissimo, sarebbe stato insopportabile.
«L'allarme è stato dato in ritardo ed è verosimile l'idea che potesse essere una tragedia inimmaginabile: 25 metri più avanti si va a una profondità di -50 e poi a -83. Non so quante sarebbero state le vittime: la nave si sarebbe inabissata e da lì nessuno l'avrebbe mai più spostata».
Il Giglio è un piccolo comune. Ha temuto di non farcela?
«Non ho avuto il tempo di realizzare. Una volta evacuata la nave, c'è stato il problema di trasferire i naufraghi in continente: sull'isola in gennaio vivono 950 persone e senza organizzazione preventiva non possiamo ospitarne più di quattro volte tante. Nei giorni successivi non potevamo dare altro che supporto, ai familiari dei morti come ai soccorritori che cercavano i sopravvissuti».
Poi lo stillicidio delle vittime...
«Già. Quella notte ero sul molo centrale e lì ho visto il primo corpo. Poi il secondo, il terzo sbarcato dalla motovedetta della Finanza... In quel momento ho temuto per la dimensione della tragedia. Un'ansia durata giorni, accompagnata dall'incertezza sul numero dei passeggeri. A un certo punto si parlò di 72 morti, non sapevamo più cosa pensare».
Quale giudizio dà su Francesco Schettino?
«Su di lui non ho mai riflettuto. Per noi del Giglio la marineria è un fiore all'occhiello, quella bravata ha causato dolore e mancato di rispetto alla nostra tradizione e a Mario Palombo».
Contrappone Palombo, grande comandante, a Schettino?
«Senz'altro».
Il disastro ha anticipato la stagione turistica.
«In qualche modo è così. Chi è arrivato per lavoro, si è servito degli alberghi e dei ristoranti di Giglio Porto. Si tratta però solo una frazione dell'Isola, per le altre due (Castello e Campese) la stagione turistica ha avuto il corso di sempre».
Neri e Smit hanno finito di aspirare la nafta dai serbatoi. Un incubo si è dissipato.
«Sono stati impeccabili. Era un lavoro enorme. Per lo svuotamento erano previsti 28 giorni al netto delle condizioni meteo-marine, ne hanno impiegati 31. Sono soddisfatto».
Anche il recupero della nave darà lavoro.
«La ricaduta occupazionale sarà un indennizzo per i gigliesi, visto che qui d'inverno è tutto fermo. Per un anno ci saranno decine e decine di persone al lavoro, unico aspetto favorevole e capace di mitigare la penalizzazione subita dall'Isola».
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