Sicurezza
Quella notte gli amanti si telefonarono
Al vaglio l’orario delle chiamate. E il marito aveva un furgoncino aziendale che poteva usare in ogni momento
PISA. Alcune telefonate sono fra i punti al centro delle indagini sulla misteriosa scomparsa - , avvenuta due mesi fa a Gello di San Giuliano, a due passi da Pisa - di una mamma bellissima, Roberta Ragusa, 45 anni mercoledì prossimo, primo giorno di primavera.
Sono le chiamate fra i due amanti - il marito della donna, Antonio Logli, 48 anni, e la segretaria dell’autoscuola ed ex baby sitter di casa, Sara Calzolaio, venti esatti meno di lui - su due cellulari segreti di cui solo loro conoscevano l’esistenza. Telefonate avvenute nella notte in cui Roberta è scomparsa nel nulla, la stessa del naufragio della Concordia, una notte gelida e ostile. Un paio di chiamate su cui si appunta, fra altri particolari, l’attenzione degli inquirenti. Se sono avvenute prima di mezzanotte, quando Antonio dice di essere andato a letto stile Cenerentola, possono essere banalmente quelle di due innamorati che si danno la buonanotte, magari più volte.
Se sono avvenute dopo, chiaramente mandano a monte il racconto di Antonio, che dice di aver dormito pesantemente, senza accorgersi se la moglie si era coricata o meno, fino alle 6.45 del mattino, quando è suonata la sveglia. Ma spiazzati come tutti, anche loro, da un circo mediatico che non ha dato un attimo di respiro ad una frazione come quella di Gello, in cui non succede mai nulla, procura e carabinieri su questo particolare non vogliono più rispondere. E arroccato più che mai nel suo fortino, un rettangolo costruito in via Dini che comprende abitazioni, attività e interessi, resta il clan della famiglia, di cui Roberta, dicono le amiche, si sentiva ospite e prigioniera, chiusa fra casa sua, quella dei suoceri, quella del cognato, i capannoni, l’autoscuola: nella gabbia di Logliopoli.
Al centro dell’attenzione, quantomeno della gente, c’è poi il furgone che Antonio aveva in uso come elettricista, un Fiorino bianco che fa parte del parco macchine della società partecipata del Comune di San Giuliano, la Geste (acronimo di gestione servizi territoriali), di cui l’uomo è dipendente e da cui ha preso l’aspettativa alla scomparsa della moglie. Il furgone sarebbe in uso esclusivo di Logli, che lo ha riconsegnato quando ha dovuto occuparsi a tempo pieno della Futura, l’autoscuola di cui è socio col padre e la moglie e che di fatto gestiva in toto lei. Nessuno però ha mai chiesto informazioni sul parco macchine, sui mezzi, sul Fiorino, o sull’attività di Antonio: lo confermano stupiti i dipendenti. Chiediamo dei Ris. «No - nega un impiegato - qui non sono mai venuti, cosa di cui si sono meravigliati tutti».
Il parco macchine non ha telecamere e vi si accede con un passi che non registrerebbe ingressi e uscite. In azienda Antonio, serio e lavoratore, gode di totale fiducia. «Una persona attenta, precisa, un lavoratore bravo e competente, al limite della pignoleria. Quasi uno stakanovista: non stacca neanche per un caffè. Preparato, lucido e determinato». Così lo descrivono i colleghi di lavoro. Lontane nel tempo le accuse, secondo cui, quando per il Comune portava lo scuolabus, avrebbe infastidito le ragazze che trasportava. Intanto, il gruppo di Facebook nato per Roberta ha lanciato un’idea per i suoi 45 anni: un lumino su ogni finestra per farle gli auguri.
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