Finanza
Cameriere (e in nero): altro lavoro non c'è
Un nostro cronista è andato a caccia di un impiego per quindici giorni. Porte chiuse e inviti ad arrendersi: ecco la sua sconfortante esperienza
«Ho bisogno di lavorare. E mi so adattare». Con queste semplici parole, mai così attuali, abbiamo provato a strappare un contratto di lavoro, immergendoci nella giungla delle migliaia di giovani che ogni giorno cercano un posto, uno stipendio, una prospettiva. Due settimane di tentativi che hanno fruttato poco o niente: una promessa da cameriere - cominciando in nero e poi chissà - e un’ipotesi da consulente delle assicurazioni. A 600 euro il mese. Riga.
Un uomo di 34 anni, è il caso di chi scrive, si è trovato ad affrontare difficoltà di ogni tipo. Dall'attesa per i colloqui, ai curriculum spediti in giro per convincere chi deve selezionare il personale, alle porte in faccia.
E poco importa se hai esperienza, qualifica professionale, curriculum e un titolo di studio: spuntarla in poche settimane è un'impresa. Così come arraffare almeno 7-800 euro. Perché di questo si tratta.
Cameriere in nero. Il primo possibile impiego arriva quasi per caso, dopo giorni di ricerche. Dopo aver lasciato altri curriculum in bar e pizzerie tra Lucca e la Versilia, su suggerimento di un altro cameriere contattiamo il titolare di un hotel a due stelle: un annuncio che non si trova sui giornali. Scopriamo che con un po' di fortuna e grande voglia di fare da metà marzo potremmo essere chiamati a lavorare. «Non cerchiamo qualcuno che sporzioni bene i piatti, ma piuttosto una persona veloce che porti via la roba dai tavoli con disinvoltura - ci dice il titolare, piuttosto di fretta quel giorno - Il ragazzo che veniva l'anno scorso ha trovato un altro lavoro. Ne ho visti diversi ma non ho ancora deciso». Proviamo.
Gli facciamo vedere il curriculum: c'è scritto di altre esperienze negli ultimi anni come "cameriere extra". Cioè una persona che lavorando altrove, arrotonda nel weekend portando piatti o pizze ai clienti. «Ho già una mezza parola con un giovane straniero, ma potrei anche darti fiducia. Facciamo tre turni, colazioni, pranzo e cena. Se vai bene, puoi lavorare tre giorni per ora, poi vedremo. Il contratto è di quelli a chiamata…». Ovvero tu lavoratore dai la disponibilità per un periodo, poi il titolare ti chiama al momento del bisogno. «Se va bene potremmo iniziare lavorando i weekend, con una paga data volta per volta, 50 euro a giornata..all'inizio facciamo così (cioè in nero)... Poi se le cose vanno bene e viene gente, c'è la possibilità che ti ricontatti». Insomma, 150 a weekend se tutto fila.
L’albergo è a posto. La formula del contratto a chiamata ce l'avevano già proposta altrove nei giorni precedenti. Sempre negli hotel, anche di fascia superiore. Cerchi lavoro, del resto. «Mi arrivano tanti curriculum ma c'è poca disponibilità a lavorare - dice la titolare di un 3 stelle a Viareggio - molti preferiscono lavorare sei mesi e prendere la disoccupazione all'80% negli altri sei. Il portiere non posso fartelo fare, lo capisci bene, quando non ci siamo è tutto in mano a te e non ti conosco. Il cuoco è un mestiere difficile, bisogna saperlo fare. Il cameriere? Mi dispiace, ho già trovato. E a volte il curriculum non basta. Tre anni fa presi una ragazza straniera che non sapeva fare nulla. Mi fidai della sua faccia e dell'entusiasmo che aveva…».
All’ufficio di collocamento. Preso atto che non sempre il curriculum serve, puntiamo dritti sul Centro per l’Impiego. A Livorno, in via Galilei, c'è tanta gente di mattina. Alla bacheca annunci su annunci. Troviamo un 32enne che ci racconta la sua esperienza. Gli è scaduto il contratto e non gliel'hanno rinnovato. Cerca un posto da magazziniere, ha già fatto il colloquio orientativo e conosce bene la materia. Sa che nel momento dell'attesa, il Centro per l’Impiego propone una serie di corsi, gratuiti, da seguire, di 80 o più ore: tipo quello per pizzaiolo, computer o inglese. «Se cerchi qualcosa, prova anche alle agenzie interinali» è il suo consiglio. Sono agenzie che possono assumerti a termine, quindi risulti dipendente loro ma lavori in un’altra azienda. «Ma il colloquio, se hai la fortuna di essere chiamato, te lo fanno in azienda». Noi siamo stati sfortunati. «Fino al 2008 riuscivamo a piazzare anche 100-120 dipendenti, ora 10-20, c'è una una crisi…» così ci liquida l’impiegata di un’agenzia. Recepito il messaggio. Tempo poche ore e facciamo un’altra amara scoperta.
Troppo vecchi a 34 anni. La scoperta è che c'è da battere la concorrenza dei più giovani. La catena sportiva Decathlon è uno dei luoghi simbolo del lavoro per gli under 30. A 34 anni non si è più giovanissimi, ma con ottimismo proviamo a farci ricevere, con un curriculum adattato per l’occasione (nome fittizio, tanti interessi sportivi), a farsi ricevere.
Per iniziare basta cliccare in internet alla sezione Lavora con Noi. Si apre la tendina con le varie zone d'Italia in cui è esiste la catena di articoli sportivi. Ecco: Colle Val D'Elsa, Prato, Livorno, Cascina, Sesto Fiorentino, Montecatini Terme. Qualche telefonata. «No, qui a Livorno i prossimo colloqui sono previsti tra qualche mese». E le uniche due posizioni disponibili al momento sono a Montecatini. "Responsabile del reparto sport e figura venditore/Stewart". Ci proviamo.
Colloqui di gruppo. Qualcuno mi ha detto che da part time si riesce anche a guadagnare benino. Già. Noi il colloquio non siamo riusciti a farlo. Soprattutto per una questione anagrafica. In compenso una ragazza che fa la cassiera in una filiale, ci racconta della possibilità di un colloquio di gruppo. Lei lo ha fatto. «Ma al massimo si può avere 26 anni». E se sul curriculum tutti qualcosa inventano, sulla carta d'identità non si può barare. Ma merita raccontare come funzionano i colloqui di gruppo, anche perché altre realtà, come i supermercati, propongono simili modalità per selezionare il personale. «Quel giorno eravamo in 8. Prima c'è stata la selezione faccia a faccia, poi siamo stati divisi in due gruppi» racconta la studentessa part time. Nel curriculum va snocciolata una grande passione per lo sport. «E io ce l'avevo. Danza e altre attività, come jogging. Poi mi hanno chiesto cosa mi sarebbe piaciuto fare per loro. A ognuno dei due gruppi è stato chiesto di organizzare la possibile giornata d'apertura della catena. Ho pensato a come strutturare un reparto per accogliere i nuovi clienti. Tutto molto carino e giovanile, un bell'ambiente. E mi hanno preso dopo pochi giorni».
Fortunata lei che a 25 anni studia e mette in tasca dei soldini. Non dice quanto, ma saranno almeno 700. Lavorando 20 ore settimanali.
In pizzeria no. La nostra ricerca non si è fermata qui. Provando da Livorno a contattare una pizzeria di San Vincenzo non abbiamo ottenuto granchè. «Cerchiamo camerieri e pizzaioli, ma se mi deve fare 50 chilometri per arrivare preferiamo altre soluzioni» ci rispondono gentilmente. Gli orari sarebbero 16-24, «ma è meglio che provi altrove». Non ci arrendiamo, ma siamo sfortunati anche come possibili operai meccanici a Viareggio. Non c'è bisogno di colloqui. «Abbiamo trovato già chi prenderà il posto» ci spiegano. E come impiegati amministrativi, da Prato, ci dicono che serve qualcuno che sappia portare le scritture al bilancio. «Inutile perdere tempo se non ha queste competenze».
Un tentativo va a vuoto anche passeggiando per le vie di Livorno, in cerca di quei cartelli affissi alle vetrine che a volte offrono lavoro. Entriamo nel Mc Donald in piazza Grande: ci dicono di provare. «Si qualche cosa potrebbe esserci a breve - spiega la ragazza di là dal banco - non qui ma alla sede di Stagno». Di che si tratta, chiediamo? «Qui si fa di tutto, dal lavoro alla cassa, alla friggitoria». E mentre lo dice una ragazza incarta le buste delle patatine fritte. Può starmi bene. Ma poi arriva la doccia fredda. «Ma mica è per lei vero il lavoro? Per un contratto da apprendista al massimo si possono avere 26 anni». Ancora una volta, respinti.
Forse assicuratore. Non resta che buttarsi su una professione commerciale. Assicuratore, perchè no? Non è la prima volta che sentiamo parlare di consulenti assicurativi. E ti accorgi che alcune compagnie, Toro, Generali, nomi ultra conosciuti del settore, ne cercano alcuni, anche tramite gli annunci, tra Prato e Firenze. Una telefonata per capire di cosa si tratti. «Non importa se non ha esperienza, basta che abbia attitudine a un lavoro non impiegatizio, ma commerciale», rispondono dall'altra parte. C'è da vendere, reclutare nuovi clienti. «Ma quanto si guadagna, se si riesce?». E' la domanda scontata. «All'inizio si prova, poi arrivano le provvigioni, dipende dal tipo di polizza stipulata. Tra auto, vita, infortuni». Poi il barlume di speranza. «Quello che cerchiamo è proprio una figura nuova. Qualcuno che non abbia mai fatto questo lavoro». Finalmente. «Esistono borse di studio, per qualsiasi età. Si comincia con tre mesi, a 600 euro al mese. Ma c'è da dimostrare di saperci fare», ci avvertono. La volontà del resto non ci manca. Tra un mesetto potremmo cominciare. Corso di formazione pagato per imparare. Va benissimo. E quel giorno ci sentiamo contenti.
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