Attenzione
Caro giovane precario il prestito te lo sogni
Vuoi 10mila euro? Prima apri un conto, poi si vedrà. Ma a tassi pazzeschi. Le banche hanno avuto 116 miliardi all’1% e non li ridistribuiscono
«Le banche oggi non hanno né i soldi, né la voglia di prestare denaro. E poi lei è un autonomo, una condizione che di certo non aiuta». Il responsabile di filale di una cassa di risparmio del Pisano guarda il monitor del computer, sbuffa e batte sui tasti. Non finge. Ha davanti un giovane che dice di lavorare a partita Iva nel campo della comunicazione e che gli sta chiedendo informazioni sull'apertura di un conto con l'intenzione di ottenere anche un prestito da 10mila euro. Il bancario non sa di parlare con un giornalista, il cui scopo è di capire cosa serve per ottenere soldi dalle banche. E se stanno distribuendo quei 116 miliardi prestati loro all'1 per cento d'interesse dalla Banca centrale europea (Bce) e a quali tassi. L'esito è inesorabile: «Prima apri il conto, poi ci dici a cosa ti serve il denaro, magari sperimentiamo un po' il rapporto per alcuni mesi, nel frattempo analizziamo buste paga o modelli unici senza dimenticare di interpellare la banca dati che illustra il tuo storico e stabilisce il fattore di rischio e poi, in base al rating, decidiamo di concederti un prestito o meno, ma soprattutto a quale tasso d'interesse». Che non è mai meno del 6%, con picchi anche quasi del 12%.
Non si scappa. Al massimo qualcuno è più malleabile sui motivi della richiesta di prestito. Altri dicono che in un paio di giorni si ottiene la risposta, mentre in alcuni casi serve la firma del mega-direttore del gruppo che sta al Nord Italia e che recentemente ha inglobato la banca, fino a poco tempo fa territoriale. Le facce delle persone che si occupano di dare questo genere d'informazioni la dicono quasi tutta. Perplessi e stanchi, alcuni possibilisti senza troppa convinzione, a volte anche in due come per darsi manforte in questa giungla chiamata crisi in cui consumatori, professionisti, imprenditori e semplici risparmiatori si rivolgono alle banche per chiedere un sostegno alla loro economia. Ottenendo sempre più spesso risposte negative, a causa di condizioni sempre più stringenti. E' la stretta del credito e sembra esserci ben poco da fare.
I soldi? Nisba. C’è aria da credit crunch, una situazione in cui le banche non prestano più soldi, creando una spirale che porta dritti al fallimento dell'economia. In molti si chiedono se gli istituti tengano per sé i 116 miliardi, prestandoli a tassi molto superiori, o se li usino addirittura per acquistare titoli del debito pubblico italiano nel momento in cui questi hanno un rendimento altissimo. Un allarme che è diventato oggetto di un'iniziativa politica del Pdl, con tanto di interrogazione parlamentare, e che si aggiunge a un altro aspetto.
Buona parte del denaro che dovrebbe circolare dagli sportelli ai conti dei cittadini è quello derivante dalla raccolta. Con lo spread così alto e oscillante e la concorrenza che si è creata tra le banche, i tassi offerti per depositare denaro nei vari istituti diventano sempre più appetibili per i clienti. Ma quando poi arriva il momento di prestare i soldi, gli stessi tassi diventano una tagliola, visto che le banche devono far quadrare i loro conti: se comprano soldi a una determinata cifra non possono poi "rivenderli" a una inferiore. Ammesso che il prestito venga concesso.
Roba da coop. Il nostro tour a caccia di un prestito di 10mila euro si sviluppa nel Pisano e comincia di mattina dalla filiale di Cenaia della Cassa di risparmio di Volterra, dove il tasso ipotizzato è del 7% con l'apertura di un conto da 4,99 euro al mese ("Roba da coop", afferma il responsabile, gentilissimo nel suo maglione color crema, anche se poco possibilista sull'esito del prestito), comprensivo di carta di credito, bancomat, home banking on line o via telefono, addebito utenze domestiche e carnet degli assegni.
Altra tappa nella filiale di Uliveto Terme della Banca di credito cooperativo di Fornacette. Cambiano i suonatori ma non la musica: il tasso per un prestito relativo a un conto aziendale è tra il 6,5 e il 7%, mentre per un conto privato è dell'8%. «Siamo una banca del territorio e cerchiamo di accontentare la clientela - spiega il giovane responsabile della filiale ,che scrive i dati su un foglio di blocco marchiato Bcc - ma prestiti e fidi devono essere deliberati dalla direzione dopo l'apertura dell'istruttoria».
Il nostro peregrinare per banche raggiunge Cascina. Qui, per non farsi mancare niente, sperimentiamo diverese filiali, da quella di Intesa San Paolo a quella della Cassa di Risparmio di San Miniato. Cordialissima, ovunque, l’accoglienza, comunque sia si affaccia allo sportello un potenziale nuovo cliente. Bene, nel primo caso il tasso è dell'11,53% per un prestito rimborsabile in 5 anni senza garanzie ipotecarie e considerando uno spread massimo del 9,50%, previa apertura di un conto a 4 euro al mese. Il responsabile della filiale Intesa San Paolo stampa fogli in continuazione e dice la classica frase: «Naturalmente, non si possono dare certezze prima dell'apertura dell'istruttoria e del responso da parte della direzione». Alla Cassa di Risparmio di San Miniato, invece, il conto proposto è un "In studio" a 9 euro al mese e un "Carismi special cash", prestito a medio-lungo termine con un tasso fisso dell'8,90%. «Anche se è chiaro che l'interesse va negoziato e va visto in base al rating e alla rischiosità», spiega sorridendo la responsabile che mostra orgogliosa il sito Internet di Carismi «dove si possono trovare tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno».
Prenda il 9,85%. La tappa successiva è Ponsacco, obiettivi Cassa di risparmio di Firenze, Banca Popolare di Vicenza e Unicredit. I due impegati della Cassa fiorentina, quello della consulenza per le aziende e la bancaria che consiglia i privati, si coalizzano nel piccolo ufficio per offrire maggiori informazioni possibile. «Se apre un conto da privato - spiegano - il tasso sarebbe del 9,85% e le procedure sarebbero anche più snelle. Per un prestito destinato a un'azienda, anche individuale, invece, bisogna fare un business plan rispetto alla necessità del prestito, attribuire il rating, valutare l'indice di rischio e, se si superano tutti questi ostacoli, usufruire di un tasso tra l'8 e il 10%».
Il responsabile della filiale di Banca popolare di Vicenza, invece, ipotizza un tasso pari all'8,50%, ma chiede la presentazione della busta paga o la dichiarazione dei redditi, «e in più è gradita una doppia firma», aggiunge sorridendo lasciando intendere che si tratta di una normale e consolidata procedura. La fine dell'inchiesta si avvicina, ma siamo quasi in orario di chiusura, tanto che all'Unicredit si stanno già preparando a inserire il semaforino rosso sulla porta. Gentilissimi i due dipendenti accettano la richiesta d'informazioni e l'addetto alla consulenza con le aziende dice che il tasso è tra il 6 e il 7% con un conto che costa 6 euro al mese, in cui, fra l'altro, i bonifici fino a 50mila euro costano 1,50 se fatti via Internet e 7 euro se effettuati allo sportello. Tassi d'interesse indicativi e che dovrebbero essere confermati o modificati dall'avvio della procedura, oltre che dall'apertura di un conto che ovviamente non ci sarà.
In crisi anche noi. Non proprio la situazione più agevole del mondo, in un momento in cui servirebbe più semplicità, snellezza e soprattutto circolazione di denaro per evitare la stagnazione. Eppure a sentire Giovanni Sabatini, direttore generale dell'Associazione bancaria italiana (Abi), che ha risposto ad alcuni quotidiani economici, «il tasso di crescita dei prestiti in Italia è più alto di quello medio nell'Eurozona, il 5,8% contro l'1,7%». Il tutto nonostante il fatto che anche «le banche subiscono pesantemente la crisi e che dal luglio del 2009 hanno cercato insieme alle imprese soluzioni per ridurne l'impatto, come la moratoria sui debiti». Inoltre, «le nuove regole, come Basilea 3 e quelle imposte dall'Eba, penalizzano le banche commerciali. Chiedere l'erogazione di più credito senza tenere conto di questo contesto e delle interconnessioni non porta alla soluzione dei problemi». Certamente non li ha risolti, i problemi, il giovane a partita Iva in cerca di un prestito.
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