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Toscana

No alla croce di Santo Stefano è un simbolo di guerra

No alla croce di Santo Stefano è un simbolo di guerra

Restauro infuocato: dopo lo scontro sulla pavimentazione in costruzione gli storici bocciano il disegno previsto per il centro della piazza dei Cavalieri

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di Luciano Donzella

Anno 2012, a Pisa si discute sulla croce di Santo Stefano. Di certo non ci avrebbero scommesso mezzo tollero, i Cavalieri che solcavano il Mediterraneo quattro secoli fa, sul fatto che il loro simbolo sarebbe stato oggetto di polemica in un futuro così lontano. E invece si trascina da settimane la discussione sull'opportunità di mettere al centro di piazza dei Cavalieri, una volta ultimati i lavori di restauro, il disegno della croce dei Cavalieri di Santo Stefano. Simbolo che peraltro appare già in ogni angolo della splendida e centralissima piazza.

Ultimi in ordine di tempo a scendere in campo, quattro storici di primissimo piano che, con una lettera aperta (che pubblichiamo a fianco) chiedono in sostanza che in piazza dei Cavalieri non siano aggiunti simboli che possano essere interpretati come una prevaricazione sui musulmani.

Già, perché i Cavalieri di Santo Stefano erano un po’ i nostri marines nella guerra infinita che contrapponeva il Granducato (e in generale l’Europa affacciata sul Mediterraneo) alle orde di pirati musulmani che – si legge sui nostri libri di storia – infestavano il Mediterraneo. Lettura che, come in tutte le guerre. risulta un tantino propagandistica. Basta fare un salto sulla costa maghrebina per riscoprire i loro Dragut o Barbarossa come eroi del mare impegnati a combattere le orde di spietati pirati sulle navi crociate. Ovvero i nostri Cavalieri, impegnati proprio come i loro nemici in una violenta “guerra di corsa”.

Roba vecchia, si dirà, e certo i turisti musulmani non sarebbero offesi dalla croce ottagona. Ma quello che chiede lo storico è proprio di dare una lettura storica e al passo con i tempi. Tanto più che, sempre rileggendo la storia, a Pisa si è creato un altro fronte che rifiuta la croce di Santo Stefano, ma per altri motivi: “Quella croce – dicono – ci riporta ai secoli in cui Firenze acquistò la città di Pisa, ne depredò le ricchezze, ne trucidò la popolazione, ne riscrisse la storia”. E la proposta conseguente è quella di apporre un simbolo tutto pisano, magari proprio la croce pisana, quella bianca in campo rosso concessa alla città nel 1017 da Papa Benedetto VIII.

Cresce così il numero di quelli che in quei due metriquadri scarsi al centro della piazza non ci vorrebbero proprio un bel niente, come del resto previsto dal Vasari, l’architetto fiorentino che reinventò l’intera area. E che magari potrebbe dirimere anche l’altra polemica in corso, quella sulla pavimentazione: lastricato o no? O magari erba e ghiaia, com’era un tempo.

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