Il Tirreno

Giustizia, Palamara “Oggi ci sono le condizioni per le riforme”

15 maggio 2024
3 MINUTI DI LETTURA





ROMA (ITALPRESS) – “Separare le carriere è una battaglia di civiltà giuridica, perchè il diritto di difesa comunque deve prevalere”. Lo ha detto Luca Palamara, capogruppo di Alternativa Popolare nell’Italia Centrale, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano – Elezioni Europee 2024” dell’agenzia Italpress.
“Da magistrato e da componente del Consiglio Superiore della Magistratura ho sempre sostenuto il ‘mantrà che esiste nella magistratura: le carriere non devono essere separate”, ma “la mia esperienza ha evidenziato che, nei fatti, le carriere sono già separate”. La separazione delle carriere, l’obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale, la composizione e il funzionamento del CSM “sono temi che bisogna avere il coraggio di affrontare per quello che è venuto fuori”, cioè un “eccesso di politicizzazione”, ha spiegato. “Mai limitare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, sono assolutamente contrario a un pubblico ministero che dipende dall’Esecutivo”, ma “bisogna creare una nuova struttura”: lo schema alternativo “potrebbe essere quello della Corte Costituzionale, cioè un terzo al Presidente della Repubblica, un terzo alla magistratura e un terzo alla politica, però è chiaro che poi dovremmo vedere anche quali saranno i poteri del Presidente della Repubblica: è un tema sul quale penso ci debba essere una seria e approfondita riflessione”.
Oggi “ci sono sicuramente le condizioni per fare le riforme che tutti si aspettano, spero che Alternativa Popolare possa essere un ulteriore pungolo – ha sottolineato Palamara -. La magistratura è una istituzione fondamentale, ma non avere la forza di fare una riforma e di capire quello che è successo in Italia significa non voler affrontare un problema che penso che tanti italiani invece vogliono che sia affrontato”.
Sull’inchiesta per corruzione che ha coinvolto il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, “le indagini devono sicuramente svolgere il loro corso”. Ma Toti si deve dimettere? “Dobbiamo separare la sfera dell’aspetto penale dalla sfera della politica, ci sono situazioni che riguardano fatti reato che verranno chiariti”, ma “penso che questa vicenda potrebbe essere l’inizio di un percorso per capire chi finanzia la politica in Italia”, ha spiegato Palamara.
L’immagine del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che durante un incontro pubblico ha raccontato l’incontro con la sorella di un boss dimostra “l’assoluta contraddizione del sistema – ha aggiunto l’esponente di Alternativa Popolare -: è un’immagine che plasticamente raffigura l’Italia. Pensare che durante una campagna elettorale non si stringano mani, non si facciano foto oppure non si cerchi il voto di chiunque è un’assoluta ipocrisia”.
Un’ipocrisia che Palamara non riconosce a Stefano Bandecchi, il sindaco di Terni e leader di Alternativa popolare. “In un momento in cui un italiano su due non vota”, apprezzo “l’idea che in qualche modo si esca dal politicamente corretto, che si cerchi di capire e di comprendere quelli che sono i bisogni degli italiani”. Per questo, “più Europa significa comprendere che ormai è una realtà indifferibile, anche a scapito della sovranità degli Stati membri” che “non deve mai venire meno, ma allo stesso tempo penso che non si possa tornare più indietro”, come dimostra “tutto quello che accade in ambito mondiale la guerra tra Russia e Ucraina, il problema del Medio Oriente”. Bisogna “avere un’Europa che in qualche modo si presenti al pari degli altri colossi mondiali: è una scelta che non possiamo più nascondere”. L’Europa “non è una matrigna, ma ha mostrato dei difetti, primo tra tutti la burocratizzazione, che ha fatto in qualche modo diventare l’Unione Europea un vero e proprio carrozzone” lontano dalle “istanze dei cittadini”: su questo tema penso che ci debba essere uno sforzo forte e comune, per poi dare una risposta”.

– Foto Italpress –

(ITALPRESS).

Primo piano
Politica e soldi

Le elezioni europee sono un grande affare: ogni eletto intasca 1,2 milioni

di Mario Neri
Ciao Franchino