Il dolore
Sempre e comunque Bella Ciao
I Modena City Ramblers e la libertà di cantare nelle piazze, tra la gente D’Aniello: «Quella canzone non l’abbiamo mai tolta dalla scaletta»
Trent’anni sui palchi e in giro per il mondo ma con la stessa energia degli inizi.
Per la sua chiusura il Manciano Street Music Festival porta domani alle 21,30 al parco pubblico Mazzini di Manciano (Grosseto) i Modena City Ramblers ed è già sold out in prevendita. Franco D’Aniello è stato tra i fondatori del gruppo nel 1991. Un momento di festa reso ancora più bello dal lungo stop della pandemia.
Cosa vuol dire per voi tornare sul palco?
«È la cosa più importante. Le nostre canzoni sono state scritte girando l’Italia e il mondo: lo stop è stato molto pesante. Rivedere gli amici di sempre, pur rispettando le cautele e le limitazioni, è fantastico. Bello vedere la gente che balla, anche da seduta».
D’Aniello ha da poco pubblicato un libro dedicato alla storia del gruppo, “E alla meta arriviamo cantando. Le storie, i viaggi, la musica dei Modena City Ramblers”: un bilancio o un manifesto per il futuro?
«Il libro nasce in omaggio a una storia che dura da trent’anni e che non è ancora finita. Questi sono i nostri primi trent’anni di canzoni, di dischi e di incontri, ognuno dei quali ci ha lasciato qualcosa. Da questa storia traiamo l’energia per andare avanti».
Tra i pezzi che non possono mai mancare nei concerti c’è la vostra versione di Bella ciao. Eppure intorno a questa canzone popolare non mancano le polemiche. Per voi cosa rappresenta?
«Le polemiche che riguardano Bella ciao, che noi non abbiamo mai tolto dalla scaletta e mai lo faremo, sono la prova di un periodo storico mutato: prima era normale rivendicare il proprio antifascismo, oggi purtroppo sta tornando un certo orgoglio fascista. Per noi questa canzone è un simbolo e un inno che parla di amore per la libertà e così è apprezzata e conosciuta anche all’estero. Quando sento dire che è una canzone divisiva mi sembra un paradosso. Per noi è inclusiva ed è di tutti».
Sono passati vent’anni dal G8 di Genova e voi c’eravate. Su Facebook lei ha scritto “Tutto è cambiato, nulla è cambiato”. Che ricordo ha di quelle giornate?
«Il giorno in cui è stato ucciso Carlo Giuliani noi dovevamo tenere un concerto a Genova. Il giorno prima eravamo lì per partecipare alla marcia per i migranti: fu una manifestazione pacifica e tranquilla tanto che le forze dell’ordine giravano coi caschi in mano. I sorrisi e la serenità di quella giornata non lasciavano presagire i fatti del giorno dopo. Quello che è accaduto è stato un drammatico spartiacque e ci ha sconvolto».
Faceste quel concerto?
«Noi non riuscimmo neppure a raggiungere il luogo del concerto: ci fu detto di tornare indietro perché era impossibile proseguire. Abbiamo ragionato più volte su quei fatti e siamo giunti alla conclusione che quel movimento partito da Seattle ormai stava facendo troppa paura e andava fermato. Ciò che pensiamo lo abbiamo messo in musica nel brano “La legge giusta”». —
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