Gioco
Carnevale Viareggio 2025, i carri: la satira torna al centro del villaggio
VIAREGGIO. Da grande assente negli ultimi anni, quantomeno sulle costruzioni principali, a diva sui carri e nei corridoi dei palazzi della cultura. Il Carnevale di Viareggio ha rimesso la chiesa al centro del villaggio: la satira politica, che a partire dalla metà degli anni Sessanta ha regalato fama e notorietà alla città e alla sua manifestazione più importante, avrà un ruolo di prim’ordine nella prossima edizione che prenderà il via tra meno di un mese, sabato 8 febbraio.
Toh, chi si rivede
I maghi della cartapesta l’hanno sbeffeggiato in qualsiasi veste, anche quand’era “solo” il presidente del Milan, figuriamoci dopo che è stato alla guida del Governo. E poco male se è morto due anni fa: Silvio Berlusconi, evidentemente, merita ancora un posto sui carri del Carnevale. È il caso di “Per una sana e robusta Costituzione” di Alessandro Avanzini, il più titolato tra i costruttori in attività con nove vittorie in prima categoria, la Serie A del Carnevale di Viareggio: qui il Cavaliere fa capolino tra le nuvole alle spalle di un grande libro della Costituzione italiana. L’altra protagonista del carro – ecco la seconda notizia – è Giorgia Meloni: la presidente del Consiglio, fino ad ora quasi incredibilmente “snobbata” dalla satira viareggina, è intenta a infilarsi un paio di pantaloni che simboleggiano l’eredità fascista e che le vestono particolarmente larghi. Attorno a lei alcuni scheletri con il fez sul capo che danzano sulle note di canzoni del Ventennio.
Io sono Giorgia
Se Avanzini è l’unico tra i costruttori di carri ad essersi affidato alla satira politica, scendendo tra le mascherate di gruppo – la terza categoria del Carnevale, con sculture di cartapesta che sfilano a piedi, trainate da un carrello o portate in spalla da volenterosi giovanotti – lo sberleffo verso il Potere mantiene intatto il suo fascino. Con “Sulle ali dell’innocenza… plin plin”, Marzia Etna e il figlio Matteo Lamanuzzi immaginano bambini da tutto il mondo trasformati in farfalle che urinano sui leader politici: tra questi appare nuovamente Meloni, affiancata da Macron, Netanyahu, Xi Jinping e Putin. Ah, c’è pure Trump, aggiunto dopo l’esito delle elezioni americane al posto del suo predecessore Joe Biden, presente nel progetto originario.
Meloni imperversa anche nella mascherata “L’estrema unzione” di Edoardo Ceragioli, satira sulla crisi ideologica della sinistra in cui la presidente del Consiglio è rappresentata nelle vesti di prete.
La nuova Destra
In mezzo a tante vecchie conoscenze c’è un volto nuovo che non poteva passare inosservato, al riparo dagli strali dei carristi. Tanto più che - manco a farlo apposta - risiede a Viareggio: il Carnevale che sta per iniziare segnerà il debutto in cartapesta per Roberto Vannacci, generale ed eurodeputato della Lega. Lo troviamo tra i protagonisti di “C’è qualcosa che non torna” di Giampiero Ghiselli, che immagina un corteo formato dagli esponenti della destra al potere in Italia: assieme a lui Salvini, La Russa e Donzelli (anche per lui, toscano doc, prima volta al Carnevale) che scortano l’auto su cui viaggia Meloni, guidata dal Ministro della difesa Crosetto. E Vannacci è, seppur indirettamente, il bersaglio della maschera isolata “Il generale Mannaggia” di Simona Francesconi, un inno all’amore e alla diversità.
Politica, ma non solo
Satira politica, certo. Ma anche di costume. Tra i carri destinati a diventare virali sui social c’è sicuramente “La grande condottiera” di Luca Bertozzi: il mascherone principale è il volto della conduttrice televisiva Maria De Filippi, una novella Giovanna d’Arco chiamata a difendere il “regno del Biscione” in sella proprio all’animale simbolo della Fininvest. Attorno a lei altri personaggi resi celebri dai suoi programmi quali Rudy Zerbi (sui social sta facendo tantissima pubblicità al carro e al Carnevale), Tina Cipollari e Alessandra Celentano e i cantanti lanciati dal talent show “Amici”, ovvero Alessandra Amoroso, Annalisa, Stash dei The Kolors e Irama.
In seconda categoria, Priscilla Borri omaggia Francesco Nuti: l’attore e regista pratese morto due anni fa rivive su “Dammi un bacino!”, raffigurato dietro una cinepresa.
Tra le mascherate di gruppo, poi, ecco Bill Gates: il businessman fondatore di Microsoft diventa uno sciamano nell’opera di Stefano Di Giusto.
Doppia citazione, infine, per John Lennon, che compare sia nella maschera isolata “Love is all you need” di Alessandro Vanni sia nella mascherata di gruppo “The Beatles: Yellow submarine” di Giacomo Marsili assieme a Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr.
Uno sguardo sul mondo
Come sempre, i carri toccano i temi più variegati. Jacopo Allegrucci, reduce da tre vittorie di fila in prima categoria, rispolvera la figura di Frankenstein per ricordarci quanto è bella la diversità, Luigi Bonetti ci invita a trovare la felicità attraverso un nuovo rapporto con la natura, mentre i fratelli Massimo e Alessandro Breschi ci mettono in guardia dall’abuso dei social. Social che impongono alle donne di mostrarsi come bambole, secondo l’allegoria di Umberto, Stefano, Michele e Jacopo Cinquini, mentre Carlo e Lorenzo Lombardi chiedono con “Sic transit gloria mundi” una parità di genere anche nella Chiesa. E mentre la famiglia italofrancese Lebigre-Roger auspica una tempesta che spazzi via i mali del mondo, Roberto Vannucci celebra la ritrovata giovinezza di una generazione di anziani al passo con i tempi.
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