Vincenzo Schettini, il prof tiktoker che spiega la fisica giocando: «Ma in classe odio i tablet, con me quaderno e penna»
L’insegnante che ha conquistato i giovani (e non solo), sarà ospite alla Versiliana con il suo spettacolo ovunque sold out
Trasmettere entusiasmo. Con semplicità. Coinvolgendo, con regole chiare. Anche se si tratta di meccanica quantistica. Vincenzo Schettini è prima di tutto un insegnante. Lo è in classe, sui social e sul suo canale YouTube, in tv nella sua trasmissione su RadiDue, "La fisica dell’amore", che torna il 10 settembre. E lo è anche nel suo tour, che fa tappa domani alle 21, 30 alla Versiliana a Marina di Pietrasanta.
Come fa una lezione di fisica a diventare spettacolo?
«È impossibile spiegarlo a voce. Unisco il mio essere insegnante alla mia parte creativa. Sono maestro violinista, dirigo un coro gospel e in questo tour metto tutto insieme. Lo spettacolo nasce dall’incontro con Paolo Ruffini: mi chiese qual era il mio sogno e io dissi: "Uno spettacolo teatrale". Così ci siamo messi al lavoro. L’ho fatto 30 volte ed è sempre andato sold out. C’è la fisica, c’è la lezione, c’è la musica, ci sono le regole. E far pagare il biglietto alle persone non nascondo che metta anche un po’di ansia, ma funziona. E incredibilmente funziona con i giovanissimi, i bambini. All’inizio mi scrivevano per chiedermi se era adatto ai più piccoli e io d’istinto dicevo di no. Invece nel pubblico uno su 5 ha meno di 10 anni. Bambini entusiasti, che ascoltano e si divertono e si appassionano, forse perché sembro un cartone animato... Ma si divertono anche i grandi».
In classe che insegnante è?
«In realtà sono quello che si vede. Ma autorevole e rigoroso. Sono convinto che le regole siano alla base di tutto. Pur insegnando in classi digitali la prima cosa che fanno i miei studenti quando entro in classe è mettere via i tablet. Io li odio. Con me, quaderno e penna. La prima regola è la concentrazione e i dispositivi distraggono. La seconda è trasmettere entusiasmo spiegando, ma non è una novità degli anni Duemila, valeva anche negli anni Cinquanta. Quando ero giovane io, il "no" era "no", e così deve essere. In classe non sei un amico o un fratello, sei un prof e come tale devi essere riconosciuto. Dopotutto tracciare regole chiare permette loro anche di sentirsi dentro una comfort zone».
Il suo rapporto con gli insegnanti com’era?
«Non sono timido, anzi. Ero predisposto a parlare con gli insegnanti e se con alcuni avevo una grande intesa, con altri avevo la sensazione che ci fosse come un muro. Da adolescente frequentavo anche il Conservatorio, facevo doppie lezioni, quindi sentivo l’esigenza di ottimizzare i tempi. Sapevo che più lavoravo in classe, più tempo guadagnavo a casa. E sono stato molto fortunato perché sono cresciuto senza i cellulari».
A settembre torna su RaiDue "La fisica dell’amore". L’amore con la fisica che c’entra?
«Pensate alla meccanica quantistica. L’entanglement, o correlazione quantistica, è un legame fra due o più particelle che hanno proprietà correlate. Le particelle sono legate anche se in modo contro intuitivo, diversamente da come uno potrebbe pensare: anche se si trovano ad enorme distanza, a distanza intergalattica, questo legame fa sì che la prima particella continui a influenzare la seconda istantaneamente, e viceversa. Einstein non riusciva a crederci, parlava di variabili nascoste. Ecco, questo legame speciale e infinito a cosa vi fa pensare se non all’amore? La fisica dell’amore unisce la certezza della scienza all’incertezza dei sentimenti. Parto da un esperimento, parlo ad esempio di equilibrio in fisica, e con ospiti, giovani e meno giovani, parlo di quel tema declinato nella vita, nei sentimenti»
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