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Daniela Morozzi ospite al Tirreno parla di social, concorsi e problemi di genere: «Sul giornale ci farei una fiction» – Video

di Luca Barbieri

	Daniela Morozzi alla riunione dell’ufficio centrale al Tirreno e insieme al direttore Cristiano Marcacci (foto Silvi)
Daniela Morozzi alla riunione dell’ufficio centrale al Tirreno e insieme al direttore Cristiano Marcacci (foto Silvi)

L’attrice fiorentina in redazione a Livorno: «Miss Italia? Una competizione del tutto inutile, c’è invece da riflettere sul rapporto tra adolescenti e corpo». Stasera in scena alla Fortezza Vecchia la “sua” Carmen

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C’è il tema della violenza di genere: un femminicidio «quando ancora questa parola non veniva utilizzata, ma purtroppo le modalità erano le stesse di cui sentiamo e leggiamo oggi». C’è l’aspetto dei diritti del lavoro. Ed è un fil rouge che tiene stretto sul palco Daniela Morozzi, attrice fiorentina che racconterà l’opera di Bizet, Carmen, e lo farà stasera alle 21,30 alla Fortezza Vecchia di Livorno. Attrice di teatro, del piccolo e del grande schermo, insegnante di teatro anche nel talent ante litteram (leggi “Operazione trionfo” con Miguel Bosè nei primi anni Duemila), ma non solo: un fiume in piena Daniela Morozzi ospite ieri della redazione centrale del Tirreno dove ha partecipato alla riunione dell’ufficio centrale alla vigilia dello spettacolo livornese.


«Le Carmen di oggi»

Battuta pronta, sorridente, vulcanica: ad accendere lo sguardo, la passione, è il palco della quotidianità e delle lotte sociali. E allora per parlare della “sua” (e di Mario Menicagli, che sarà anche direttore d’orchestra) Carmen parte proprio sfogliando Il Tirreno, pagina dopo pagina: «Possiamo dire che è stata la prima protagonista donna di un’opera che muore per mano del suo ex, in scena. È un femminicidio, anche se fino a poco tempo fa poi si chiamavano addirittura delitti passionali. Dobbiamo leggere e rileggere il finale dell’opera e poi agire in famiglia, a scuola, in tutto ciò che è educazione – sottolinea –. Vado a memoria, ogni due giorni muore una donna, per femminicidio e dicono sempre la solita cosa: “Ti amo, sei mia”, scambiando l’amore per il controllo della persona. Nello spettacolo siamo a fine Ottocento, ma certe dinamiche non cambiano: basta sfogliare il giornale e leggere le notizie. E allora nominare Carmen vuol dire nominare tutte le vittime», riflette.

Non si ferma: «Nel paese più mammone del mondo – come spesso mi ricorda un’amica –, diventa un problema anche se rimani incinta e lavori. Il ruolo della donna dev’essere ricompreso e non ostacolato: si è fatto molto in questi anni, indubbiamente, ma ci vuole un cambio di passo culturale che dev’essere collettivo, di tutti. Come con le morti e gli infortuni sul lavoro: sembrano quasi aspetti strutturali della società che non si riescono ad arginare una volta per tutte», prosegue.

La fiction del Tirreno

E allora se, come ricorda, «il linguaggio è un binario del pensiero», Morozzi non ha dubbi: «Mi piacerebbe l’idea di una fiction, o uno spettacolo, sul giornale, sul Tirreno: ma a quel punto io sarei la direttrice, perché sull’utilizzo delle parole non ho dubbi. Non è un vezzo dire “direttrice” o “sindaca”, ma è la rappresentazione della società. E forse – osserva – abbiamo perso noi, donne di sinistra, se la prima premier in Italia è di destra. Ma non possiamo tornare indietro su certe tematiche».

Parole e contenuti. E nella fiction del Tirreno, con lei ovviamente alla guida – come rimarca scherzando parlando col direttore del Tirreno Cristiano Marcacci – non potrebbe mancare la cultura: «Recensioni, tante foto. Bisogna rivalutare l’importanza dei prodotti culturali nazional popolari: raccontare le cose in modo semplice, non vuol dire farlo in maniera semplicistica».

Tv, Miss e social

Lei, volto della tv pop di successo (“Distretto di polizia”, per esempio), del cinema («io nasco con Paolo Virzì», ricorda), del teatro che immagina e disegna la fiction del Tirreno («lo leggo e penso al mare»). Lei che disse no al reality Mediaset “La fattoria” e oggi rimarca: «Ho fatto “Operazione trionfo” però: insegnavo teatro, provai a dire ai ragazzi di tener fuori la competizione da questo lavoro, ma nacque una discussione con gli autori. Ero giovane, fosse successo oggi avrei risposto con maggior forza».

Dalla competizione ai concorsi di bellezza: «Miss Toscana? Resta un evento di costume, a me sembrano con tutta sincerità concorsi inutili: c’è invece da riflettere sul rapporto tra adolescenti e corpo. Spesso diventa un’ossessione, il culto e la cultura del corpo specialmente oggi con l’utilizzo dei filtri, dei social. Lo farei, ma valorizzando tutti i corpi: ecco riformerei i concorsi perché mi spaventa l’omologazione e quell’ossessione del corpo, soprattutto quando sento che sono in aumento i casi di anoressia». E il fil rouge che lega la Carmen, la violenza di genere, le battaglie sociali, si riavvolge per l’attrice toscana: «Il cambio di passo, la riforma dev’essere collettiva, culturale».

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