Gioco
Ermal Meta alla Versiliana, dal nuovo album al messaggio di vita: «Questa è la mia fortuna»
A Marina di Pietrasanta l’atteso live dal disco che porta il nome di sua figlia, anticipato dal brano “Mediterraneo”
MARINA DI PIETRASANTA. Non crede agli oroscopi e nemmeno alle previsioni del futuro. Ma alla fortuna sì. Perché la fortuna è un’altra cosa: è un incontro inaspettato e determinante; è un evento che capita quando meno te l’aspetti; è il bello che non credevi potesse accadere e invece accade. E per Ermal Meta – in concerto domenica sera alle 21,30 al teatro della Versiliana a Marina di Pietrasanta – è anche una nuova vita, quella di sua figlia. A lei ha affidato quel nome: Fortuna. Ed anche al suo nuovo album, con cui ha accompagnato l’attesa e con cui stigmatizza il più semplice ma il più intenso degli auguri che un padre può regalare ad un figlio: “Buona Fortuna”, appunto. Dodici brani, come sintetizzato dalla copertina dove campeggia l’immagine di una balena da cui partono dodici fili che si collegano alle canzoni: undici bianchi e uno rosso, questo conduce al brano che dà il titolo all’album.
“Fortuna”: una parola che è un fil rouge, non solo per il nuovo lavoro ma per una nuova esperienza di vita…
«Ho scelto di chiamare così l’album dopo aver dato il nome a mia figlia: è un insieme di memorie passate e future. Un giorno ascolterà queste canzoni e spero che potrà capire meglio il periodo in cui l’aspettavo».
Fortuna, destino, volontà: su cosa conviene scommettere?
«La fortuna è la strada che ognuno di noi si crea; il destino è quello che gli capita tra lungo questa strada; la volontà è la forza che bisogna avere per percorrere questa strada, soprattutto quando non sembra facilmente percorribile. Attraverso la volontà costruisci la fortuna».
L’album è stato anticipato dal brano “Mediterraneo”, che in passato era lo spazio degli incontri, l’unione di territori, la metafora degli scambi. Oggi ha connotati diversi, forse opposti. In esso in tanti cercano la loro fortuna…
«Prima era un ponte, adesso è un confine: dipende dal punto di vista da cui lo guarda. Di là è un confine da superare, di qua è un confine da proteggere».
Anche lei hai attraversato un mare, l’Adriatico, che dall’Albania l’ha portata in Italia: guardandosi indietro che cosa vede Ermal Meta?
«Vedo una strada lunghissima, il più delle volte faticosa ma che non cambierei con nessun’altra, perché ogni centimetro quadrato mi ha portato ad essere la persona che sono oggi, con pregi e difetti, ma mi voglio bene così».
Coraggio, volontà, fortuna ma anche ironia: a questa dote ha dedicato “Ironica”…
«Ho sempre pensato all’ironia come se fosse il sorriso beffardo del caso: è lo scarto tra quello che credevi sarebbe stato e quello che in effetti è. È quello che non ti aspetti: a volte è un sorriso, a volte è un ghigno, ma entrambi contribuiscono a pavimentare la strada su cui cammini. “Ironica” ha una duplicità anche musicale: la prima parte è costruita sul pianoforte portante e su archi sincopati e, quando pensi che sia finita, comincia la seconda, La prima è prendere coscienza di qualcosa, la seconda è mettere in pratica. Qui è portante il basso, è lui che dà il ritmo alla canzone. Dà il passo e segue il testo che dice di non avere paura, di andare avanti perché i conti tornano sempre».
L’invito a non avere paura era presente anche nel brano “Non ci avete fatto niente” con cui ha vinto il Festival di Sanremo nel 2018 con Fabrizio Moro: l’attualità, oggi come allora, non è però così rassicurante…
«È un problema che riguarda tutta la società: noi vediamo la violenza esplodere come un vulcano: è una società schiacciata nella visione del proprio futuro. Se non hai gli strumenti culturali ed emotivi per poter processare quello che ti accade, è come avere una pentola a pressione con un peso sopra. Oltre al fatto che viviamo in un momento storico in cui la violenza viene normalizzata. La paura genera la violenza e nostra è una società che ha paura del giudizio, del futuro e sempre di più del passato. C’è bisogno di un cambio di rotta definitivo».
Del tipo?
«Bisogna imparare a vivere secondo necessità non secondo desiderio, invece tutto ciò che ci circonda induce a farci desiderare ciò che non possiamo avere e ciò si trasforma in violenza: violenza dei pensieri che diventa poi gesto».
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