Italia
Sergio, eri la nostra Bussola: Bernardini diventa un film
“Il collezionista di stelle”, nelle sale l’avventura di un genio dello spettacolo. Il figlio Mario ha guidato il progetto: «Papà è stato un pezzo di storia»
Il collezionista di stelle, e già il titolo dice tutto. Le stelle sono quelle del firmamento della musica, dello spettacolo internazionale, quelle che hanno fatto di un’epoca un’epopea. E molte brillano ancora oggi. Sergio Bernardini le sapeva intercettare, raggiungere, convincere a esibirsi nel tempio della musica che aveva creato, incastonato tra il mare della Versilia e le Apuane imponenti, la Bussola di Focette. Un sogno durato oltre vent’anni; fino a quel tremendo 2 ottobre 1993, quando il re della Bussola perse la vita in un incidente stradale sull'autostrada Torino-Piacenza, in prossimità di Asti. Era diretto a Torino, per partecipare a una festa di nozze; aveva 68 anni.
A trent’anni dalla scomparsa del padre, Mario Bernardini, produttore e autore (l’altro figlio è Guido Bernardini), ha voluto fare qualcosa di grande per ricordarlo, qualcosa di più che un premio o un evento. Di più: un docufilm: “Il collezionista di stelle”. Ha preso forma, è nato e cresciuto in modo rapido, rapidissimo: sarà nelle sale cinematografiche il 12, 13 e 14 febbraio. In primavera sarà trasmesso anche in tv dalla Rai.
Mario, la genesi del film su suo padre colpisce per i tempi ridotti, per la condivisione da parte di persone ed enti che hanno avuto un ruolo e un impegno in questo lavoro. Ci racconti questa magia.
«A trent’anni dalla scomparsa di mio padre volevo fare qualcosa di grande per ricordarlo. Il progetto è nato l’estate scorsa. La prima persona con cui ne ho parlato è stato il regista Andrea Soldani, con cui ho lavorato a molti spettacoli e approfondimenti. Sarà una produzione Lux Vide per Rai, entrambi hanno sposato al volo il mio progetto; Matilde e Luca Bernabei di Lux Vide e i dirigenti Rai Valerio Fiorespino e Paolo Del Brocco, quest’ultimo per Rai Cinema. Il film è stato proiettato in anteprima al Festival del Cinema di Roma: il pubblico gli ha tributato dieci minuti di applausi».
Qual è il tema centrale del film?
«Il tema è la Bussola, intorno i vari testimoni, da Gino Paoli a Stefania Sandrelli, da Ornella Vanoni a Gianni Minoli, a Carlo Conti, Massimo Moratti, Aldo Cazzullo, mio cugino Paolo Maldini: in tutto una trentina di personaggi. Abbiamo lavorato su un materiale enorme, abbiamo sondato tutte le teche Rai e tutto il nostro archivio di famiglia, dove ci sono tutte le fotografie del fotografo Colombo Francesconi di Pontemazzoli. Era il fotografo di tutte le star. Oggi ha 93 anni e fotografa ancora; l’ho incontrato l’altra mattina a Viareggio al bar Galliano, stava andando a scattare sul mare per provare la nuova macchina».
Come si sviluppa la trama?
«C’è un’unica interprete, una giovane attrice che impersona una ragazza che lavora in una radio. Trova uno scatolone pieno di locandine, fotografie, lettere. È curiosa, comincia a leggerle: da ogni lettera esce un pezzo di storia della Bussola, escono gli artisti nei filmati originali dell’epoca. E scopre anche che mio padre Sergio Bernardini organizzò le prime due serate del Festival della Canzone Italiana alla Capannina del Marco Polo: finì lì perché a Viareggio non vollero scommetterci. Però diventò Sanremo. Il film parte con su super spot della Versilia; la ragazza si domanda: “cos’è la Bussola”?».
Alcuni passaggi che le stanno particolarmente a cuore.
«L’intervista a Dori Ghezzi, che racconta di quando mio padre convinse Fabrizio De André a esibirsi alla Bussola. Guccini lo criticò aspramente. Nel film c’è tanta musica, audio musicali originali: la colonna sonora è realizzata da Ugo Bongianni, musicista di Pietrasanta, tuttora arrangiatore di Mina (che alla Bussola praticamente è nata, ndr). L’ho scelto perché lo conosco e lo stimo tantissimo, ma anche perché insegna pianoforte a mia nipote (ride). Possiamo dire che fondamentalmente il film si compone di tre parti: l’esordio di mio padre nel mondo dello spettacolo, la protesta davanti alla Bussola nel ’68 e la nascita di Bussoladomani, la bestemmia di Leopoldo Mastelloni sul palcoscenico della Bussola, che però non oscurò la fama di mio padre».
Parla con grande entusiasmo, Mario. Si sente che è molto soddisfatto di questo lavoro.
«Mi interessava dare una testimonianza diversa su mio padre e la sua storia, la sua originalità, volevo mettere un punto serio in questa storia. Da una parte il libro di Alessandro Volpi, che parla di lui con la prospettiva di uno storico, dall’altra il docufilm. Avevo visto in giro varie pubblicazioni su mio padre, ma nessuna, onestamente, è riuscita a rappresentarlo, nessuno dei rispettivi autori ha capito fino in fondo il fenomeno reale che è stato. Del docufilm che sta per uscire, io sono autore, con Giuseppe Scarpa e Simone De Rita. Sono andato in analisi facendo questo lavoro (scherza); mi ha fatto molto piacere, non avevo nemmeno io piena coscienza di tutto quello che è contenuto nel materiale che abbiamo rielaborato. È stato come rivivere mio padre».
Altri progetti in cantiere?
«Sì, ci sono in vista del 2025, anno del centenario dalla nascita di Sergio Bernardini. La Rai ha manifestato la volontà di fare un focus speciale su di lui: alla produzione collaboreranno i Comuni di Viareggio, Camaiore e Pietrasanta. E quest’anno, a partire da Pasqua e per tutta l’estate, fino a settembre, il Palazzo Mediceo di Seravezza, diretto da Davide Monaco, ospiterà una mostra su mio padre: foto, oggetti e video. Curatore della mostra sarà Alessandro Volpi, art director il regista Andrea Soldani. E il 24 maggio a Viareggio faremo un gran gala per presentare le iniziative del 2025. E non finisce qui, c’è un’altra iniziativa a cui tengo molto».
Chi ne sarà protagonista?
«Con Mimmo D’Alessandro (patron del Lucca Summer Festival e La Prima Estate a Lido di Camaiore, ndr), che è intervistato nel film, sempre a maggio presenteremo un progetto importante legato a Sergio Bernardini per la Versilia. Non posso dire altro per il momento: Mimmo fa parte della storia della mia famiglia, si presentò a mio padre e lui lo accolse subito».l
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