Sicurezza
Film al cinema, i nostri voti: Pieraccioni prende 6,5, un bel 9 al Cacciatore di Michael Cimino
Abbiamo scelto quattro pellicole nelle sale in questo week-end. In Pare parecchio Parigi l’esile sceneggiatura è irrobustita dalla simpatia degli attori
La sorpresa di inizio anno è che gli incassi premiano “Il ragazzo e l’airone” e “Perfect days”. Il cartone animato di Miyazaki e il capolavoro di Wenders, entrambi di produzione nipponica, confermano quanto il Giappone affascini oggi il nostro immaginario, che cerca in Oriente quelle emozioni che prima trovava nel cinema americano (e occidentale in genere). Due opere considerate d’essai occupano la prima e la seconda posizione del box office, mentre le produzioni italiane faticano a trovare un loro pubblico, come dimostrano il flop del film di Pietro Castellitto e l’esito mediocre delle commedie del nord (De Luigi) e del sud (Pio e Amedeo), con la parziale eccezione di Siani. Questa settimana tocca al centro: arriva la comicità toscana del nuovo Pieraccioni.
Pare parecchio Parigi di Leonardo Pieraccioni con Leonardo Pieraccioni, Chiara Francini, Giulia Bevilacqua (Italia ).
Negli anni Ottanta due fratelli, per accontentare il padre gravemente malato, finsero di portarlo a Parigi, guidando una roulotte per dieci ore dentro il loro podere. Ispirandosi a questa assurda storia vera, Pieraccioni celebra la fantasia dei sognatori e la poesia degli inganni a fin di bene, mettendo la sua comicità garbatamente casereccia al servizio di una cordiale commedia alla buona, incentrata sulla famiglia. Più riuscita e divertente di quella con De Luigi e Accorsi, anche questa parte comunque dalle stesse intenzioni: il finto viaggio sarà l’occasione per riconciliare i tre figli – Bernardo, Giovanna e Ivana – tra di loro e con il vecchio padre, un severo professore di filosofia che li disprezza. Ancora una volta l’affiatamento della famiglia avviene grazie a un grottesco on the road (dentro un maneggio). L’esile sceneggiatura è irrobustita dalla simpatia degli attori: oltre a Pieraccioni, papà Frassica, le vivaci Francini e Bevilacqua e il solito Ceccherini.
Voto: 6,5
The beekeeper di David Ayer con Jason Statham, Emmy Raver-Lampman, Josh Hutcherson (Usa).
State dalla parte della legge o della giustizia? Nel primo caso rischiate di mandare assolto il corrottissimo figlio della prima presidente donna degli Usa, nel secondo vi schierate con l’erede dei giustizieri della notte e dei cittadini che si ribellano. Tutto comincia con un’anziana suicida per colpa di un call center criminale, che truffandola le prosciuga il conto in banca. La vendetta sarà spietata e fornirà l’occasione al bravo regista Ayer di mettere in scena uno spettacolone tutto azione e violenza, dal ritmo serrato e di robusta confezione. Il titolo si riferisce al corpo speciale di agenti di cui faceva parte il protagonista, ma anche al suo mestiere di apicultore, convinto che se qualcosa nell’alveare non funziona, bisogna cambiare l’ape regina. Ha l'aria di un B-movie, ma il cast è di serie A, visto che i cattivi sono Jeremy Irons e Josh Hutcherson.
Voto: 7
Chi segna vince di Taika Waititi con Michael Fassbender, Oscar Kightley, David Fane, Beulah Koale Kaimana (Usa).
La storia vera della peggiore nazionale di calcio di tutti i tempi, quella delle Samoa americane (fu sconfitta dall’Australia per 31-0), e di come l’allenatore Thomas Rongen riuscì incredibilmente a farla qualificare per il campionato mondale del 2014 che si giocò in Brasile. Ce la racconta Taika Waititi, il regista dei Thor della Marvel, che, nel ruolo del prete samoano, si rivolge agli spettatori nella scena iniziale per presentare con affabile ironia un’operina che, miscelando buffo e tenero, si interroga sul segreto del successo, spesso inibito dall’ansia del giudizio e dal dovere che finisce per soffocare il divertimento. Ne viene fuori un film simpatico e spesso godibile, non del tutto riuscito perché il ritmo perde qualche colpo, il bravo Michael Fassbender non è perfettamente a suo agio come attore brillante e la sceneggiatura non sa sviluppare a dovere i numerosi spunti comici e drammatici né le personalità dei curiosi isolani (tra cui il primo calciatore trans). Nei titoli di coda, si vedono i personaggi reali.
Voto: 6,5
Il cacciatore di Michael Cimino con Robert De Niro, John Cazale, John Savage (Usa).
Dopo 45 anni torna sul grande schermo, rinnovato dal restauro e attualizzato dalle tragedie di questi giorni, il capolavoro di Michael Cimino vincitore di 5 Oscar (tra cui miglior film e miglior regia): una dura e allucinata denuncia della ferocia e della crudeltà della guerra, rappresentata dalla metafora della roulette russa, in un affresco di intensa forza espressiva (nonché emotiva) e magnifica potenza visionaria. La storia di tre amici operai della Pennsylvania reduci dal Vietnam, orchestrata da una sapiente costruzione narrativa, diventa tre ore di grande cinema: l’ambientazione suggestiva (memorabili le sequenze della caccia al cervo), il taglio secco delle inquadrature, il montaggio magistrale e la tensione incalzante ne fanno un classico di tutti i tempi. Cimino dirige alla perfezione un cast di stelle nel quale spiccano il Robert De Niro dei tempi migliori, Meryl Streep e un indimenticabile Christopher Walken, premiato con l’Oscar.
Voto: 9
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