Gioco
Colorati blockbuster o kolossal intimistici quattro film da non perdere a Natale
Tutti schierati per sbancare il box office nel periodo più florido di incassi, ecco i kolossal pensati dalla distribuzione per diventare i campioni delle feste natalizie.
Alcuni sono blockbuster spettacolari e colorati, dal budget milionario, come l’Aquaman della DC e il Wonka con Chalamet, altri sono kolossal dell’anima, senza effetti speciali o grandi spiegamenti di mezzi, ma capaci di emozionare più intimamente gli spettatori sensibili.
Il presepio dimesso di Kaurismaki a Helsinki e il giardino inquieto di Schrader a New Orleans regalano una dimensione più sacra dei chiassosi giocattoloni.
AQUAMAN E IL REGNO PERDUTO
di James Wan con Jason Momoa, Patrick Wilson, Amber Heard, Usa. Più che Aquaman sembrano tornati Trinità e Bambino, con Jason Momoa e Patrick Wilson al posto di Bud Spencer e Terence Hill: due fratelli dai caratteri opposti, uniti per combattere i cattivi a sganassoni, in un clima di avventura scanzonata, tutta azione e umorismo.
Saccheggiando gli stereotipi del cinema fantastico (da “Guerre stellari” a “Jurassic Park”) e citando ironicamente Thor e Loki, l’Azkaban di Harry Potter e “Cast away”, James Wan confeziona uno spettacolo divertente e leggero, dalla forma vintage e dai contenuti attuali, visto che il supereroe sventa il riscaldamento globale e fa entrare il regno di Atlantide nell’Onu.
Così, dopo mostri cattivi, polpi invisibili buoni, battaglie in aria, nel deserto, nei ghiacci e sott’acqua, la conclusione sacrosanta è che il buon politico è quello che non costruisce muri ma ponti e che fa ciò che è giusto anche quando sarebbe più facile fare ciò che è sbagliato. Voto: 7,5
FOGLIE AL VENTO
di Aki Kaurismaki con Alma Poysti, Jussi Vatanen, Janne Hyytiainen, Finlandia. Kaurismaki rende esplicita l’anima chapliniana del suo cinema, anche se il corpo dei suoi attori richiama quello di Buster Keaton.
Le foglie al vento sono due solitudini ai margini della società finlandese: un operaio alcolizzato e una cassiera di un supermercato, entrambi licenziati, che potrebbero amarsi se il caso non li allontanasse per un motivo o per l’altro.
Mentre la radio scandisce le giornate con le notizie della vicina guerra in Ucraina, l’occhio della cinepresa segue con delicatezza e ironia la vita quotidiana degli ultimi, afflitta dalla povertà e dalla depressione, ma toccata dalla grazia di un’esistenza semplice e autentica, in cerca di affetto.
Un’opera di asciuttezza esemplare, scritta, diretta e interpretata mirando all’essenziale, per andare all’osso della rappresentazione della vita e del linguaggio cinematografico.
Gustose strizzate d’occhio ai cinefili e un’iniezione di umanità e speranza al pubblico natalizio. Voto: 8
WONKA
di Paul King con Timothée Chalamet, Calah Lane, Keegan-Michael Key, Usa. Il Willy Wonka di Paul King fa rimpiangere il capolavoro di Tim Burton e anche il vecchio film con Gene Wilder, ma è una festa per gli occhi. Indecisi se indignarci per aver tradito lettera e spirito di Roald Dahl con un musical puerile e una sceneggiatura malferma, o entusiasmarci per le splendide scenografie che architettano una Londra dickensiana e per i sontuosi costumi da Oscar, scegliamo, in mancanza della polpa, di accontentarci della buccia scintillante.
«Tutte le cose belle sono iniziate con un sogno», dice mamma Sally Hawkins al piccolo Willy in questo prequel che racconta le origini del mago cioccolataio: un orfano finito prigioniero di una coppia di laidi furfanti insieme a una bambina di colore in una città dominata da poteri corrotti (tra politici, imprenditori, preti e polizia non si sa chi è peggio).
Fotografia smagliante, coreografie vivaci, musiche modeste. Il personaggio più spassoso è l’Umpa Lumpa di Hugh Grant. Voto: 7
IL MAESTRO GIARDINIERE
di Paul Schrader con Joel Edgerton, Siguourney Weaver, Quintessa Swindell, Usa. Parabola noir dell’ottimo Paul Schrader, che concerta una sinfonia da camera in forma di thriller per evocare un’etica biblica sulla colpa e sulla grazia.
Proprio Gracewood si chiama infatti il giardino da cui saranno cacciati un altro Adamo e un’altra Eva, macchiati dal peccato originale di essere stato lui un suprematista bianco filonazista e lei una prostituta tossicodipendente.
Eppure, ci suggerisce il cristiano Schrader, sono gli unici personaggi positivi di un film capace di credere nella speranza, nella possibilità di riscatto, nella potenza dell’amore.
Se il giardiniere rappresenta l’abile e paziente lavoro di entrare in sintonia con la natura, comprenderla, correggerla e aiutarla a esprimere tutta la sua bellezza, il regista ha il compito analogo di sbrogliare la matassa della vita e raccontarla con rigore e poesia.
Alla riuscita del film contribuisce un Joel Edgerton nella sua migliore interpretazione. Voto: 7,5
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