Sicurezza
Maria Grazia Cucinotta si racconta: «Sarei stata felice anche senza il successo. E a Hollywood ho preferito le mie amiche e Giulio»
L’attrice siciliana: «Ero insicura ma il mondo dello spettacolo mi stregava. L’America fu un sogno ma la famiglia era più importante. E devo tutto a Troisi»
«Ero arrivata a dire basta. Avevo 24 anni e lavoravo nel mondo dello spettacolo da quasi dieci: prima Miss Italia, poi “Indietro tutta!” e tanta pubblicità, compreso uno spot per la pasta diretto da Ridley Scott. Eppure la svolta non c’era stata, non facevo il salto di qualità e nella vita bisogna essere obiettivi. Io lo sono. Pensai di mollare tutto, di guardare altrove: nulla a tutti i costi, io la penso così. Quando sento che sto toccando il fondo non mi scoraggio ma guardo altrove, cerco un nuovo inizio e in quel momento, a 24 anni, rivalutai una vita diversa. Sarei stata una donna felice anche senza il grande successo, avrei fatto la segretaria. Vivevo una fase complicata anche a livello sentimentale; delusa, sofferente, avevo deciso che non mi sarei più fidanzata e invece inaspettatamente, nella notte di Capodanno, faccio l’incontro che mi cambia la vita. Conosco l’amore, Giulio, e da lì si innesca una rivoluzione a livello personale e professionale difficilmente spiegabile, tanto che poco dopo arriva la chiamata per “Il Postino”».
Maria Grazia Cucinotta racconta chi le ha cambiato la vita. Lo fa a casa sua, di mattina presto. Sono giorni frenetici per la promozione del film “Il meglio di te” (regia di Fabrizio Maria Cortese) eppure ci dedica tutto il tempo, non guarda mai l’orologio, circondata da quattro gatti pigri e dal cane che ogni tanto abbaia, contrariato dal dover posticipare la consueta passeggiata mattutina. Alla prima domanda risponde che la sua vita «è stata tutta una serie di incontri fortunati, che sarebbe difficile scegliere». Eppure, quando il racconto incrocia l’amore, si capisce che è quello che più degli altri le ha segnato, indirizzato, costruito l’esistenza.
Da quel Capodanno in cui conosce Giulio (Violati, suo marito e papà di sua figlia) ne festeggiate insieme altri trenta; il prossimo sarà un anniversario tondo.
«Fu Massimo, che purtroppo non c’è più (Massimo Santoro, figlio di Arnaldo, autore di “Indietro tutta!” e marito di Giulia, figlia di Rita dalla Chiesa) e che fu un incontro cruciale per la mia vita, a presentarmi Giulio, un amico di famiglia. Mi aveva invitato a festeggiare insieme il Capodanno, la mamma di Massimo mi trattava come una figlia e da brava pugliese mi rimpinzava di cibo. Giulio si presenta, poi si siede sul divano a fare tappezzeria proprio come me, che odio i trenini e il samba da ultimo dell’anno. Personalmente non fu un colpo di fulmine, pensavo fosse il classico figlio di papà, categoria dalla quale mi tenevo ben lontana, ma per Giulio sì: chiese a Massimo il mio numero e iniziò un corteggiamento serrato a goccia cinese. Io rispondevo con distacco e un po' di arroganza, fino a quando, l’ennesima volta che mi comportai “da stronzetta”, mi mandò a quel paese e sparì. Quell’uomo gentile che mi trattava con i guanti all’improvviso non c’era più. Panico. Perdendolo ho capito che mi stava dimostrando tutto l’amore del mondo e che senza non stavo più bene. Allora l’ho richiamato, gli ho chiesto scusa e da lì è nato il nostro grande amore. Il prossimo 31 dicembre festeggeremo 30 anni insieme».
Quale elemento più degli altri è entrato in gioco quando ha capito che Giulio era l’uomo della sua vita?
«Sentire di nuovo addosso l’amore vero, il bene profondo. Ne avevo un gran bisogno; mi mancava la mia famiglia, ero venuta via giovane da Messina, mi mancava l’amore a cui ero abituata, dentro al quale ero cresciuta».
Quindi l’amore arriva e mette in moto anche tutto il resto: la chiamata per “Il Postino”, il grande successo e poi in volo verso Los Angeles …
«Arrivò tutto insieme. L’America fu un altro luogo di incontri e possibilità incredibili. Non mi fermai all’evento della serata degli Oscar ma andai avanti, approfittai di quel viaggio tanto da decidere di trasferirmi lì. Mi iscrissi a un’agenzia, iniziai a lavorare sodo: studiavo l’inglese di notte e in quattro mesi lo imparai. Fu un periodo intenso che ha cambiato il mio modo di vivere questo lavoro. Se non fosse stato per Giulio sarei rimasta in America, ma il prezzo era troppo alto e sentivo di averlo già pagato una volta, quando lasciai giovanissima i miei affetti a Messina».
Facciamo un salto indietro, torniamo in Sicilia negli anni della sua adolescenza.
«A 16 anni il primo di una serie di incontri fortunati, quello col parrucchiere di mia madre, che mi regalò la prima possibilità. Andavamo da lui a tagliarci i capelli e un giorno mi chiese se poteva propormi a un tizio che passava al negozio in cerca di belle ragazze da segnalare ai concorsi. Mi ha allettato subito l’idea della moda, delle passerelle e così arrivai a Miss Italia, che era un evento grandioso, c’erano tutte le tv. Arrivai in finale, sembrava che ce l’avessi fatta e invece no: ma fu un passaggio fondamentale perché avevo dimostrato a me stessa che qualcosa c’era e che potevo sfruttarlo seppur mi sentissi molto insicura. Ma quella è una cosa che si risolve molto tempo dopo...».
Almeno una ventina di anni dopo!
«Purtroppo sì. Certo, a guardarsi indietro oggi... Quanto tempo perso».
Dopo Miss Italia capisce che Messina le va stretta e che in tasca ha un’ottima scusa per andarsene…
«Mio fratello viveva a Brescia e il pretesto di andarlo a trovare era perfetto per allontanarmi e provare ad inseguire il sogno. Fossi rimasta a Messina non ce l’avrei mai fatta. Una sera a Brescia conosco un tizio, mi lascia il bigliettino da visita di un’agenzia di scouting e il giorno dopo chiamo. Comincia così l’avventura di “Avanti tutta” fino all’altro incontro cruciale, quello con Giorgio Capitani e sua moglie Simona, che mi proposero una parte in un film».
Gli incontri che cambiano la vita li riconosci mentre accadono?
«Non credo, si lasciano capire dopo. A posteriori guardi indietro e pensi: incredibile.
Ci sono stati incontri che non ha saputo sfruttare?
«Non risponderei mai di sì perché detesto vivere di rimpianti, si diventa anziani prima del tempo».
Il successo è scritto nel dna o arriva per caso?
«Il successo è inspiegabile, è davvero una mina vagante che esplode ad un certo punto. È come vincere alla lotteria».
Gli incontri che le hanno dato di più sul piano personale?
«Il lavoro va e viene, siamo precari tutta la vita e questa è la lezione più importante. Chi ti sta accanto tra un successo e l’altro o nella discesa è davvero il valore più grande della vita. Io ho avuto la fortuna di incontrare a Roma la mia seconda famiglia e me la tengo ben stretta. Maria Teresa, Sabrina e Alessandra, proprietari di un negozio di scarpe che mi hanno praticamente adottata. Non parteciparono al mio matrimonio perché dovevano tenere aperto il negozio, allora io andai da loro in abito bianco a portare il bouquet. E poi Miriam, conosciuta sul set de “Il Postino”. Un genio! Aveva un’azienda di bustini; lei gioca con i tessuti e trasforma corpi. È diventata il mio “chirurgo senza ferri”, la mia fatina di Cenerentola».
Sul piano professionale a chi rivolge il grazie più sentito per aver creduto in lei?
«A Massimo Troisi. Lo conobbi nel suo ufficio per leggere insieme la sceneggiatura. Ricordo i suoi occhi divertiti. Massimo rideva come un matto perché ero completamente imbranata. Eppure mi aprì quella porta...».
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