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A Camaiore

L’inviata di guerra di RaiNews24, Veronica Fernandes: «Vi racconto il mio lavoro al fronte»

L’inviata di guerra di RaiNews24, Veronica Fernandes: «Vi racconto il mio lavoro al fronte»

Al Forum Internazionale della Formazione di Camaiore

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La guerra come metamorfosi, storie di cambiamento interiore ed esteriore. Questo il titolo del focus di cui si occuperà Veronica Fernandes, giornalista della redazione esteri di RaiNews24, relatore nella giornata di sabato al Forum Internazionale della Formazione di Camaiore che inizia oggi al Teatro dell’Olivo. «La guerra – ci racconta in anteprima – cambia tutto e tutti: chi la vive, chi la subisce, chi la racconta».

«Racconterò cosa significa – spiega Fernandes – avvicinarsi ad una zona estrema, come un fronte di guerra, tra le bombe, l’artiglieria e i combattimenti strada per strada. E dove restano i civili, che continuano a vivere in queste zone per le più diverse ragioni, personali o per mancanza di alternative. La loro vita subisce una metamorfosi, subiscono lo shock della guerra e loro sono costretti a riorganizzare la loro vita, per sottrazione. Quindi fare i conti con la mancanza di comunicazioni, vivere senza telefono, senza elettricità. In questo senso sono costretti a cambiare la loro vita quotidiana, la loro scala di priorità».

Ma non solo gli unici a subire questo cambiamento radicale. «Lo stesso vale – prosegue la giornalista – anche per chi combatte. Io la guerra in Ucraina l’ho vista solo dal lato ucraino: due terzi dell’esercito ha iniziato a combattere quando c’è stata l’invasione a febbraio dell’anno scorso. Per loro la metamorfosi è diventare soldati, difendere la loro patria, cercare attraverso la guerra di tornare indietro, a una fase di pace e alla loro vita normale. Ho incontrato pittori, camionisti, insegnanti, studenti, guide turistiche, sub: tutta gente per così dire normale che è stata portata al fronte da questo “collante” che è la difesa della patria, della libertà. Sono delle vite strappate alla quotidianità e costrette al cambiamento: si portano dietro alcuni valori che avevano in precedenza, ne mettono da parte altri per poter affrontare i combattimenti».

A cambiare è anche il punto di vista di chi quella guerra la racconta. «C’è un cambiamento anche in noi giornalisti, che siamo comunque persone che entrano e escono dal Paese come vogliono, e che hanno tutta la libertà di decidere quando andare, fino a dove andare, quando tornare indietro. Però anche per noi è un cambiamento estremo: hai a che fare con persone che rischiano la vita, e anche tu rischi la tua. E questo ti mette a confronto con parti di te stesso che forse non avevi mai visto».

Cambiamenti radicali, che non permettono di tornare indietro. «La guerra, come qualsiasi situazione estrema con cui ci si confronta – dice Veronica Fernandes – ci costringe a cambiare. Ti metti nei panni delle persone che intervisti, guardi il mondo con i loro occhi: quelle sensazioni, quelle emozioni, te lo porti con te per sempre. Da una parte è anche la bellezza di questo lavoro: ti permette di provare a immaginare di vivere mille vite e di restituirle a chi, a differenza di te, non ha la possibilità di andare così vicino. Dando così l’opportunità di capire, e quindi di poter leggere il mondo in modo diverso, diventare una persona più informata, forse con più empatia, forse anche un migliore cittadino».

In guerra anche il modo di fare il giornalista cambia. «Quando ti trovi a lavorare al fronte, tutto è molto veloce, molto immediato, devi decidere in fretta, decidere in pochi attimi cosa fare, cosa e come mostrare. Allora la cosa fondamentale, prima di partire, è sempre la stessa: studiare tanto, essere il più preparati possibile. E questo comprende tante cose: leggere libri, parlare con persone che ci sono già state e che studiano quella determinata area. E affiancarla alla cosa più immediata e iper-aggiornata: i social media. Tutto questo ovviamente va controllato facendo le “classiche” telefonate alle persone di fiducia. La cosa migliore è sempre avvicinarsi il più possibile. Un ex corrispondente del New York Times diceva “If you don’t go, you don’t know”, ossia se non ci vai, non lo sai».

E a livello personale, Fernandes come vive i cambiamenti? «Io vivo i cambiamenti, in generale, con grande curiosità. Mi piace andare in posti dove non sono mai stata, mi piace misurarmi con delle esperienze che non mi appartengono, fuori dalla mia comfort-zone. Anche quando queste situazioni mi fanno paura o mi fanno temere di non riuscire, di non reggere il confronto con qualcosa con cui non ho dimestichezza. Però alla fine le vado sempre a cercare, perché mi piace misurarmi con qualcosa di nuovo, anche se questo mi porta spavento e disagio».

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di Redazione web