Il dolore
“Ovo” tra grilli e coccinelle
Il Cirque Du Soleil arriva a Firenze
Torna in Italia con una nuova produzione la magia del Cirque Du Soleil. “Ovo”, questo il nome dello spettacolo, dopo l’esordio a Torino e le tappe di Pesaro e Bologna, arriva dall’8 al 12 novembre al Nelson Mandela Forum di Firenze. “Ovo” (uovo in portoghese) trasporta lo spettatore nel mondo degli insetti. Protagonisti diventano grilli, coccinelle, lucciole, formiche, ragni, farfalle che riempiono il palco con gli spettacolari numeri, quelli che da anni oramai caratterizzano il Cirque, una produzione in giro per tutto il mondo con spettacoli diversi.
Sono oltre sette milioni gli spettatori che hanno assistito agli show, suddivisi in 160 città sparse in 33 paesi. La macchina organizzativa di ogni spettacolo è pazzesca e di una precisione millimetrica. Per questo “Ovo” lavorano un centinaio di persone, di cui 52 artisti, un “piccolo paese” che con l’uso dell’inglese come interlingua evita la babele di 25 idiomi diversi, tante sono le nazioni d’origine.
Entrare nel backstage è sorprendente e aggiunge stupore e magia allo spettacolo stesso. Oltre all’area prove e riscaldamento situata dietro il palco, e usata dai performer prima di entrare in scena e per gli allenamenti, c’è una impeccabile sartoria che cura gli abiti di scena (due per ogni attore: quello acrobatico e funzionale e quello più “ricco” per le scene di insieme). Sono abiti confezionati dalla sartoria centrale su misura per ogni artista. Il disegno, la colorazione delle stoffe, il taglio e la cucitura vengono interamente fatti all’interno del Cirque, così come la realizzazione delle scarpe dei protagonisti in scena. C’è anche una lavanderia perché gli abiti vanno lavati dopo ogni spettacolo. Oltre 20 minuti sono dedicati al trucco di ognuno degli artisti in scena, tutti diversi a seconda dei personaggi.
C’è poi una band di sette elementi (che non si vede, se non quando qualche virtuoso sale in scena per il suo solo) che suona in diretta tutte le musiche, composte dal brasiliano Berna Ceppas che da un’impronta carioca alla colonna sonora. Sono proprio nella sezione musicale i tre artisti italiani di questa produzione: Giovanni Montesano al basso elettrico e contrabbasso, Carmine Ioana alla fisarmonica e la cantante Alessandra Gonzalez che è spesso presente in scena.
Gli artisti stanno in tour per dieci settimane e poi si riposano per due («Non sempre si riesce a tornare a casa», dicono i ragazzi italiani, tant’è che in alcuni casi la famiglia è nata proprio all’interno di questo microcosmo viaggiante).
La scena, trasportata da 23 tir, richiede 12 ore di montaggio ed è caratterizzata da un muro largo 19 metri e alto 8 sul quale si svolge lo spettacolare e acrobatico finale dello spettacolo. Ancora una volta il Cirque Du Soleil mette in scena uno spettacolo di grande qualità, adatto anche ai bambini, colorato, acrobatico durante il quale la flessibilità del corpo umano, la potenza fisica e l’abilità tecnica di altissimo livello sono parte integrante dello show.
“Ovo” dimostra che l’intuizione, avuta nel 1984 dal giovane mangiatore di fuoco Guy Laliberté (con Gilles Ste-Croix e Daniel Gauthier) , di rileggere l’arte circense trasformandola in mega show sia stata vincete e ancora oggi di grande attualità e richiamo del pubblico. Un marchio di fabbrica, che passate le bufere societarie, ha saputo sopravvivere proprio grazie a quest’affezione del pubblico e dell’attrazione che lo spettacolo porta. Cambia la magia del sapore antico dello chapiteau. Le Cirque ti trasporta in un’altra realtà dove regnano arte e performance, forza fisica ed eleganza, poesia e tecnica estrema, senza che quest’ultima tolga spazio alla prima, ma crei una continua sorpresa affascinando la platea. Un’incessante ricerca che vuole stupire, calata in un contesto circense teatrale che fornisce un ulteriore alimento allo spettacolo che è fatto anche di costumi, storie, gag e colori. E “Ovo” tutto questo lo conferma.
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