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Renga e Nek: «Siamo una cosa sola»
«Portiamo sul palco le hit delle nostre carriere cercando di fare proprie le canzoni dell’altro»
Francesco Renga e Filippo Nek Neviani tornano in Toscana con il loro insolito concerto, quello che li vede insieme sul palco a “scambiarsi” e incrociare i repertori oppure a cimentarsi sui nuovi brani del disco in comune “RengaNek” uscito a inizio settembre. L’appuntamento con due dei più importanti personaggi del panorama pop italiano è fissato per domani al Teatro Verdi di Firenze, ennesima tappa di un lungo tour teatrale che arriva dopo le fortunate date estive (iniziate a luglio). La parte indoor si è aperta a Milano con un concerto al Mediolanum Forum importante location per ogni tour.
Come nasce questo progetto che ha nel live la sua parte centrale a cui poi si è aggiunta una appendice discografica?
Renga: «Tutto è iniziato con un confronto, io stavo registrando il mio album e lui il suo, abbiamo iniziato a condividere quello che stavamo facendo e da lì si è accesa una lampadina. Prima siamo partiti con l’idea di una data all’Arena di Verona e poi è nato un vero tour a cui si è aggiunto un disco».
Cos’è che vi lega così tanto da poter tranquillamente suonare insieme?
Nek: «Siamo molto felici di questo percorso che stiamo facendo, prima di tutto perché io e Francesco siamo amici. Ci tengo a sottolinearlo perché non è scontato. C’è un legame profondo, che passa attraverso la condivisione di certi valori, come la famiglia, per esempio, o l’amicizia, come in questo caso. Abbiamo tanti punti in comune, non era scontato potesse nascere un’intesa così forte che poi, naturalmente, ha prodotto un grande entusiasmo. Questa forza noi l’abbiamo veicolata e questa sinergia si è trasformata anche in un album».
Renga: «Il nostro patrimonio è il pubblico, quello che noi abbiamo coltivato, portato avanti, coccolato e che ci ha dato la possibilità di fare 30/40 anni di lavoro e di carriera. È la nostra gente, questo è un progetto veicolato per loro, per il nostro pubblico».
Come va letta questa collaborazione?
Renga: «D’istinto ognuno pensa a me come Francesco Renga e a lui come Nek. Noi abbiamo ragionato in un altro modo, considerando questo progetto come se fosse di un terzo artista, unico e nuovo: RengaNek. L’album è la realizzazione di qualcosa che rimarrà oltre il live, per sempre».
Nek: «La necessità del pubblico è di divertirsi davanti a un concerto con un repertorio così vasto, pieno di hit, dove inseriamo anche qualcosa del nuovo album. Però parla il repertorio, parla la nostra storia musicale. L’idea è quella di pensarci come una cosa sola. Ognuno mette la propria caratteristica per dare un valore aggiunto al progetto comune.
E il pubblico come reagisce?
Renga: «Il pubblico sta bene perché percepisce il divertimento assoluto sul palco. Noi abbiamo voglia di metterci in gioco pensando con una testa diversa e soprattutto con un approccio nuovo. Per questo per chi ascolta ma anche per noi, è intrigante, affascinante ma anche originale. Si tratta di un concerto di hit in cui il pubblico è curioso di sentire le nuove versioni».
Qual è dunque la struttura dello spettacolo?
Nek: «Abbiamo pensato alle canzoni più rappresentative nel percorso di 40 anni per Francesco e di 30 per me. Sono 12 pezzi di ognuno dei nostri repertori cantati insieme con un gruppo, che ha fatto gli arrangiamenti, ed è composto da elementi delle reciproche band».
Renga: «Affrontiamo l’altrui repertorio con cura e rispetto e penso, almeno io lo trovo così, che sia divertente ascoltare le canzoni di Filippo cantate da me che ho uno stile diverso. Altrettanto trovo stimolante sentire lui cantare le mie canzoni. Certo, fare “Laura non c’è” di fronte all’autore e al suo pubblico non è proprio facile».
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