Il Tirreno

L’allarme

Specie aliene e mare nostro: l’avanzata del pesce scorpione

di Giuseppe Boi
Un pesce scorpione
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Un pesce scorpione

Arpat: preoccupa anche la diffusione della caravella portoghese. Letizia Marsili: «Queste due specie stanno danneggiando l’ecosistema del Mediterraneo con effetti sulla pesca e pericoli per l’uomo»

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Sempre più tropicali e meno mediterranei. Sono gli effetti del riscaldamento globale sulla flora e fauna del nostro mare. La progressiva tropicalizzazione del mar Mediterraneo ha infatti comportato l'ingresso di specie non indigene, comune- mente denominate “aliene”.

Queste sono aumentate significativamente, creando un nuovo ecosistema. «Il Mediterraneo, hot spot di biodiversità, è in pericolo: sovra sfruttamento delle risorse naturali, inquinamento, rifiuti marini ma anche cambiamenti climatici ed alterazione dell’habitat sono i principali fattori di pressione», è l’allarme lanciato dall’Arpat che ha reso noto un approfondimento su due specie che stanno diventando comuni: la caravella portoghese (Physalia physalis) e il pesce scorpione (Pterois volitans).

«La diffusione di queste specie sta avendo un effetto negativo sull'ecosistema del Mediterraneo, proliferando a scapito delle specie autoctone e diventando invasive – ha sottolineato Letizia Marsili, docente di ecotossicologia, presso il dipartimento di Scienze fisiche, della terra e dell’ambiente dell’Università degli studi di Siena –. Oltre alla grave perturbazione ecosistemica, questo potrebbe avere grosse ripercussioni anche sull’economia del mare in quanto potrebbe contribuire marcatamente alla riduzione degli stock ittici creando un danno importante per la pesca».

«Ad esempio, il mestiere del pesce scorpione è fare il predatore – ha spiegato Marsili –. Lo sa fare molto bene: è molto vorace e mangia una grande varietà di prede in notevole quantità, fino ad otto volte il suo peso corporeo, con effetti devastanti sulla fauna locale». Non solo: «Il pesce scorpione è un pesce tropicale, diffuso originariamente nelle acque dell’Oceano Indiano e nel Mar Rosso ma, tramite una migrazione (resa possibile prima dall’apertura del Canale di Suez, poi dal cambiamento climatico, ndr) dal 1992 ha colonizzato il Mediterraneo orientale e ora si sta espandendo verso ovest, con il primo avvistamento in Italia che risale al 2016, quando il pesce venne segnalato nella Sicilia sud-orientale, ma con due avvistamenti proprio nel luglio di quest’anno nelle acque della Calabria ionica. Questa specie risulta potenzialmente pericolosa per l’uomo in quanto è dotata di spine velenose che provocano punture dolorose e talvolta possono portare alla morte, in particolare per chi ha problemi di tipo cardiocircolatorio ma anche per reazioni anafilattiche».

Altrettanto pericolosa è la caravella portoghese: «Non è una medusa – ha spiegato Marsili ad Arpat –, ma un’aggregazione di polipi che vivono galleggiando sulla superficie dell'acqua grazie a una sacca piena di gas, con una forma leggermente appiattita, che funge da vela. E non è neppure una vera e propria specie aliena in quanto, anche se originaria dell’Oceano Atlantico, la sua presenza è documentata nel Mediterraneo, con dei reperti in vari musei di Storia naturale, compreso quello di Firenze, fin dalla metà del 1800. È una specie particolarmente studiata dagli scienziati perché nei suoi lunghi tentacoli (fino a 30 metri, ndr) possiede organelli urticanti che utilizza per predare ma che possono causare reazioni molto gravi nell'uomo, fino, in casi estremi, alla morte».

«Quello che hanno in comune la caravella portoghese e il pesce scorpione – ha concluso Marsili – è che si stanno espandendo sia come area che come numero a causa del riscaldamento dei mari e, quindi, del cambiamento climatico. La diffusione sta avendo un effetto negativo sull'ecosistema del Mediterraneo, proliferando a scapito delle specie autoctone e diventando invasive».

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