Gioco
Inquinano, senza volerlo, anche loro, i padroni possono invertire la rotta
Ogni anno, in Italia, vengono utilizzati più di 1,5 miliardi di sacchetti di plastica per accudire i cani, sebbene esistano prodotti ecologici
Gli animali che ci fanno compagnia e che abitano con noi crescono di anno in anno. Secondo il rapporto 2022 dell’Associazione nazionale tra le imprese per l’Alimentazione e la cura degli animali da compagnia (Assalco) gli animali in questione ammontano a 65 milioni di esemplari, di cui 9 milioni sono gatti e 8,8 milioni sono cani.
Sono proprio questi ultimi i più impegnativi da accudire. E la loro gestione è la più onerosa per la sostenibilità ambientale. Difatti, contando che il cane va portato fuori per fare i suoi bisogni almeno due volte al giorno, si utilizzano per raccogliere le sue deiezioni almeno due bustine di plastica al dì. Facendo una stima per la sola Italia, dunque, all’anno i nostri cani – non contando quelli randagi – producono sei miliardi di deiezioni.
«Ammettendo che di queste solo un quarto vengono raccolte, siamo di fronte a 1, 5 miliardi di sacchetti in plastica utilizzati per il raccoglimento delle deiezioni – commenta Gabriele Lepri, cofondatore e amministratore delegato di BioSave Plastic Free –. Ricordiamo che un sacchetto è lungo in media 30 centimetri e moltiplicandolo per 1,5 miliardi si ottiene una pellicola inquinante lunga 450mila chilometri e larga 20 centimetri, pari a dieci volte la circonferenza della terra. Tutto questo avviene in Italia; in Europa ci sono circa 110 milioni di cani da compagnia che in maniera simile vengono trattati e gestiti».
BioSave Plastic Free è una società fondata da Lepri e dal suo socio Luca Barilari. L’idea con la quale è stata fondata quest’azienda, nel 2020, è quella di diminuire drasticamente l’utilizzo della plastica per la gestione del mondo animale. In particolar modo, l’azienda vuole punta a rendere ecosostenibili le bustine con le quali si raccolgono le deiezioni dei cani. «Gli escrementi dei cani ad oggi vengono raccolti usualmente in sacchetti di plastica di bassa qualità e provenienti dall’estremo oriente, soprattutto dalla Cina, andando così a emettere Co2 anche per il trasporto intercontinentale – spiega Lepri –. Ovviamente quando si raccoglie una deiezione con un sacchetto di plastica questo non può più essere riciclato nella plastica per via del suo contenuto e viene gettato».
La BioSave, per diminuire l’utilizzo di sacchetti di plastica usa e getta, ha dunque ideato dei sacchetti per la raccolta di escrementi del tutto compostabili, ovvero sacchetti che una volta utilizzati possono essere gettati tra i rifiuti organici, perché capaci di decomporsi biologicamente. E c’è di più: per promuovere la qualità della filiera, e quindi abbattere le emissioni di Co2, il prodotto della BioSave è completamente made in Italy, e al prodotto sono riconosciute sette certificazioni che attestano la sua biodegradabilità.
Ma come avviene la produzione di un sacchetto? A raccontarlo è ancora una volta Lepri: «Acquistiamo da produttori italiani granulo bioplastico composto da amido di mais e scarti vegetali. Questo materiale viene poi fuso a 150-160 gradi, e successivamente con un compressore si formano i sacchetti. Una volta compresse e apposte su delle bobine, operano dei macchinari che danno la forma al prodotto, la saldatrice chiude la bustina e un coltello seghettato marchia il prodotto per prepararlo allo strappo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
