Il Tirreno

Tra blu e green

Legno, metallo e tecnologia, il Tropicana è a impatto zero

di Michele Nannini
Pierina Mannino e Caterina Pau. Gestiscono, insieme a una squadra in gran parte di donne, lo stabilimento Tropicana Beach
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Pierina Mannino e Caterina Pau. Gestiscono, insieme a una squadra in gran parte di donne, lo stabilimento Tropicana Beach

Nel bagno gestito da Caterina Pau e Pierina Mannino a Pratoranieri tutto è sostenibile e a misura di clienti, compreso lo spazio tra gli ombrelloni

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Sul viale Italia a Pratoranieri, a nord di Follonica (Grosseto) dal 2005 il Tropicana Beach è uno dei punti di riferimento del turismo follonichese. La struttura, affiliata a Confcommercio Grosseto, costruita e gestita dalla famiglia Mannino in uno degli scenari più suggestivi del golfo, unisce uno stabilimento balneare, un ristorante e un beach bar con terrazza e da sempre è attento alle pratiche di sostenibilità ambientale.

«Abbiamo fin da subito attivato la raccolta differenziata – spiegano Pierina Mannino e Caterina Pau che gestiscono il Tropicana Beach –. Abbiamo installato bauletti in legno sia nella spiaggia che nel bar e nel ristorante per rendere la raccolta più armoniosa utilizzando materiale naturale. Ma l’attenzione all’ambiente attraversa trasversalmente tutta la struttura: la lavatazzine ad esempio è completamente ecosostenibile con prodotti appositi e controllata via wi-fi in modo da poter verificare in tempo reale i consumi dell’acqua».

L’impatto zero è evidente anche al bancone del bar grazie ad alcune scelte molto apprezzate. «Gli aperitivi sono servizi in bicchieri di plastica riutilizzabili ad esempio anche in spiaggia – continua Pau – le cannucce sono in acciaio, lavabili e riutilizzabili, una scelta che i clienti hanno approvato visto che in tanti ci hanno chiesto dove poterle trovare per usarle anche a casa. In spiaggia sono installati i chip che regolano le docce e i lavapiedi per non sprecare un bene comune così prezioso come l’acqua».

Nel primo anno completamente libero dal Covid qualcosa delle ultime due stagioni è però rimasto al Tropicana Beach. «Abbiamo deciso di installare meno ombrelloni e di tenerli più distanziati – spiega Mannino – la scelta, obbligata durante la pandemia, è piaciuta alla clientela e abbiamo così deciso di mantenerla offrendo un servizio diverso: al massimo ogni ombrellone può ospitare quattro persone per dare il giusto spazio a tutti in 18 metri quadrati. Per sdraio e ombrelloni abbiamo scelto un color sabbia molto naturale in modo da armonizzarsi al massimo con l’ambiente e anche la struttura del bar e del ristorante è realizzata con mattoni che riprendono i colori circostanti. Infine abbiamo realizzato un percorso riservato ai portatori di handicap che possono raggiungere il bar, il ristorante, la terrazza e l’ombrellone in perfetta autonomia».

Costruito da Liborio Mannino, storico impresario edile del territorio e padre di Pierina, il Tropicana Beach da quest’anno può vantare anche la certificazione Iso 13009. «Siamo quasi solo donne a gestire la struttura – concludono Pierina e Caterina – ma Liborio spesso viene a trovarci, controlla tutto e ci fa subito notare se qualcosa non va».

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