Sicurezza
Baccini a Camaiore: «Quante estati qui...»
Il cantautore presenta il concerto di stasera, mercoledì 9, e parla (con delusione) della musica di oggi
Piazza XXIX Maggio di Camaiore si appresta – stasera alle 21,30 – ad abbracciare l’unplugged, ovvero la musica acustica, con il concerto “Archi e Frecce”, l'ultimo lavoro di Francesco Baccini. Uno spettacolo, che il cantautore genovese presenta insieme agli Alter Eco Satring Quartet, dal legame ironico e intimo tra il mondo rock-blues di Baccini e il lato classico della sua formazione musicale giovanile.
Francesco Baccini, come è nato il suo ultimo progetto di Archi e frecce?
«Nasce un po’ di tempo fa, durante il lockdown. Guardavo l’ultimo tour di Lucio Dalla su YouTube che lui aveva fatto con un quartetto d’archi, un piano e un clarinetto, e ho pensavo che per il mio repertorio sarebbe stato perfetto. Una settimana dopo vengo contattato dagli Alter Eco Satring Quartet, che conosco, e mi chiedono di fare qualcosa insieme. Così è nata questa idea, che poi è divenuta album, riprendendo anche canzoni del mio passato, tra classico e acustico. È venuto fuori un lavoro che piace a me, senza alcun pensiero di commerciabilità. Un tour che sta avendo un ottimo successo. Gli strumenti veri creano un’emozione a cui la gente non è più abituata. La musica acustica è molto più emozionale».
La sua è una carriera di successo ma non è cominciata subito. Per otto anni ha lavorato al porto di Genova, come è arrivata la svolta musicale e da dove nasce la sua passione?
«La mia passione nasce a otto anni quando mi regalarono un organetto per bimbi, che era un giocattolo, ma io ci passavo le giornate a suonarlo. Così mio padre, che faceva l’operaio, con grandi sacrifici mi mandò a lezione di pianoforte. Fino a 17 anni ascoltavo solo musica classica, poi ho allargato anche al blues e al rock. A 21 anni inizio a cantare, mi rendo conto che mi riesce e da lì comincio anche a scrivere. Piano piano il gioco è diventato serio. La mia però è stata una storia in salita perché con il mio tipo di musica i discografici mi dicevano che “no, sono troppo strane, l’ironia non vende”. Ho dovuto lottare per far uscire il mio primo album (Cartoons) nel 1989. Ha vinto il targa Tenco come miglior Opera Prima e da lì è iniziata un’avventura che mi ha fatto diventare anche “nazional-popolare” senza esserlo».
Cosa pensa della musica delle nuove generazioni?
«C’è poco da pensare. Sono tanti anni che c’è una discesa e chissà quando e se arriverà una nuova salita. Anche perché la tecnologia ci ha messo del suo. Se una volta volevi fare musica come minimo dovevi saper suonare uno strumento o cantare, adesso invece non serve più perché la tecnologia ti permette di fare tutto questo senza saperlo fare. Dovrebbe chiamarsi in un modo diverso, non musica. Poi in Italia a livello cultural-musicale siamo messi male da sempre. In Francia, Inghilterra o Stati Uniti la musica è una roba seria. Da noi invece è gossip o immagine. Non si parla più di musica ma solo di quello che c’è nel contorno».
Per quale cantautore pagherebbe il biglietto oggi?
«Assolutamente nessuno. Io penso che in Italia l’ultimo che si possa definire cantautore sia Samuele Bersani, che non è più un ragazzo. Dopo di lui c’è il nulla. Per un ragazzo di oggi il cantautore è una roba obsoleta. È cambiato il linguaggio completamente e i ragazzi hanno altri parametri, ma sono parametri abbastanza bassi, sia musicalmente che di testi. Non è una questione di essere vecchi o giovani, ma di valore oggettivo delle cose, anche perché la musica non è una moda, altrimenti non avrei potuto ascoltare Beethoven perché era vecchissimo. Negli ultimi tempi l’unica cosa che mi ha stupito piacevolmente è “Salmo Unplugged” di Salmo».
Camaiore è storicamente una terra legata alla musica, cosa rappresenta per lei suonare qui?
«Rappresenta i ricordi belli delle estati al mare da piccolo o da giovane. Ci venivo spesso. Dopo la Liguria, andando verso sud, d’altronde arriva la Versilia, con Massa e Marina di Carrara».
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