Sono le cosiddette “antistrascico” per salvare i pesci e le tartarughe
L’obiettivo è quello di proteggere le popolazioni marine dalla pesca indiscriminata e aiutare lo sviluppo sostenibile
Entrano nel mare squarciandone la tranquillità, devastando sul fondale pesci, alghe e qualsiasi cosa incontrino. Sono le reti a strascico e una volta tirate su lasciano tracce del loro passaggio. Reti fantasma e trappole per gli abitanti dell’altra metà del mondo, dell’universo blu. Nel rispetto del mare e dei suoi abitanti, nella prospettiva di non depredare nessun ambiente e rendere sostenibile la pesca senza ulteriori danneggiamenti, sono state realizzate le barriere artificiali. Un sistema di protezione adeguato e compatibile con l’ambiente marino.
La parola d’ordine per permettere la convivenza nel mare di attività diverse è il rispetto. E da qualche tempo si sta lavorando in questa direzione.
Le barriere artificiali proteggono le popolazioni marine e aiutano lo sviluppo sostenibile nella parte di “pianeta blu”. A Taormina, in Sicilia, era previsto un progetto di “fattorie marine”, per ora abbandonato, ma che sarà ripreso nella primavera del prossimo anno in un’altra zona della Sicilia, a Cefalù. «Le fattorie marine si sistemano in acqua per migliorare la proliferazione marina – spiega Filippo Sciacca, creatore di Sustenia Green, agenzia milanese che costruisce progetti di marketing sostenibile – e sono dotate di strutture per bloccare l’antistrascico e per questo svolgono due compiti: da un lato fanno proliferazione e dall’altro bloccano lo strascico».
La loro caratteristica, infatti, è quella di essere semplici nella concezione e utili nell’utilizzo. Come casette piramidali dotate di fori, vengono posizionate e ancorate nell’acqua a 40 metri sul fondo sabbioso per dare protezione ai piccoli pesci. «Il pesce entra in protezione e prolifica, nel giro di due anni si rinvigorisce la popolazione ittica – spiega Sciacca – Le fattorie marine sono funzionali al ripopolamento di aree ipersfruttate, con l’obiettivo poi di riconvertire le aree a pesca, a turismo sostenibile. Le fattorie marine diventano scogli con il tempo e vengono aggrediti dalle alghe e dai crostacei e diventano di fatto delle aree di protezione del pesce».
Le barriere artificiali sono un elemento che sta entrando nella cultura marina. Di recente se ne è occupato anche l’Istituto tedesco di ricerca per l’agricoltura e la pesca del Meclemburgo-Pomerania occidentale con uno studio sulla fattibilità delle barriere artificiali e della loro utilità per la pesca nei mari del nord. Altro progetto riguarda le Egadi e i sui fondali ed è dato da dissuasori antistrascico posizionati sotto costa. Lenti, ma costanti sono i cambiamenti verso il rispetto ambientale. «Quindici anni fa quando ho iniziato ad occuparmi di sostenibilità – spiega Sciacca – mi prendevano per pazzo. Quando presentavo gli oggetti in azienda mi dicevano: “bello e poetico, ma non si può fare”. Ma ora le cose sono cambiate: c’è molta più attenzione».
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