Il Tirreno

L'intervista

Con gli occhi di Ornella Muti: «Intristita da social e influencer». E annuncia due nuovi progetti

di Cristina Bulgheri
Con gli occhi di Ornella Muti: «Intristita da social e influencer». E annuncia due nuovi progetti

A Eliopoli Summer un premio alla carriera dell’attrice: «Le donne possono muovere il mondo. Il problema è che vogliamo muoverlo troppo in fretta: ancora non possiamo permetterci di andare in giro mezze nude senza correre rischi»

6 MINUTI DI LETTURA





Da quel 1969 quando Damiano Damiani pose lo sguardo su di lei e la scelse per interpretare il ruolo di Franca Viola nel film “La moglie più bella”, la carriera di Ornella Muti – al secolo Francesca Romana Rivelli – non ha trovato posa, divisa tra cinema, televisione e teatro. Una storia di oltre mezzo secolo che ha raccolto nel tempo molteplici riconoscimenti e attestazioni con un palmares invidiabile, che stasera (venerdì 28) si arricchirà ulteriormente con il Premio alla carriera che l’attrice riceverà dalle mani dell’assessore al turismo del Comune di Pisa Paolo Pesciatini, nel corso di Eliopoli Summer 2023 a Calambrone (Pisa).

Ancora un premio per una carriera ultracinquantennale: qual è il suo segreto?

«Magari lo sapessi! Potrei dispensare consigli importanti. Non so dirlo, so però che sono molto felice di tutto questo perché è bello avere una carriera che non si ferma; per noi attori il lavoro non ha un termine».

Una carriera che attraversa cinema, teatro e televisione: queste tre forme d’arte hanno lo stesso posto nel suo cuore?

«Sono tre aspetti diversi: in passato per gli attori di cinema era impensabile far tv. Oggi è quasi il contrario a causa della crisi delle sale cinematografiche dovuta al diffondersi delle piattaforme. Ma quando fai un bel film che sia per la tv o sia per il cinema, non fa differenza. Diverso è il teatro: hai il pubblico presente, hai una responsabilità quotidiana, ogni giorno è diverso. Mi dà un’emozione e una soddisfazione in più».

Su quale di questi tre versanti ha progetti per il futuro?

«Ho due progetti importanti che per scaramanzia non dirò: uno è legata al cinema e uno alla televisione, due produzioni non italiane, naturalmente».

È un “naturalmente” un po’ ironico?

«Non lo nego. Fare cinema in Italia è sempre più complicato: io sono molto orgogliosa della pellicola “Lo sposo indeciso” che ho girato con Giorgio Amato, un regista molto bravo, ma anche gli autori più talentuosi devono fare i conti con il sistema, scendendo a compromessi enormi. Un film che comunque sta andando bene anche in sala, nonostante sia uscito in estate, cosa che un tempo era impensabile. E cambiato tutto, io continuo a fare il mio lavoro felice e contenta, magari qualcuno si accorgerà che la Muti fa ancora cinema e televisione».

E per gli appassionati del teatro?

«Ho un bellissimo progetto che mi appassiona. Il teatro dà la possibilità di viaggiare, di conoscere posti che probabilmente non vedresti mai perché le compagnie si fermano anche nelle piccole città, dove ad aspettarti c’è un pubblico molto attento».

Abbiamo parlato di televisione e non possiamo non ricordare l’esperienza sanremese…

«L’essere chiamata per la co-conduzione del festival mi ha reso felice perché è un programma italiano importante, uno dei pochi rimasti. Ho fatto quello che pensavo giusto fare, cioè rispettare i cantanti, i veri protagonisti di questa che è una manifestazione canora».

Lei è sempre stata l’emblema della bellezza, al punto da essere eletta nel 1994 da Class la donna più bella del mondo: ma questo nostro mondo che rapporto ha con la bellezza delle donne?

«Oggi ci sono i riflettori puntati su questo tema, ma penso che sia sempre stato così. Ho l’impressione che, sebbene fisicamente siamo meno potenti degli uomini, in realtà essi abbiano paura della nostra forza morale e intellettuale: siamo nate per essere madri e portare avanti la famiglia. Io pensavo e speravo che dopo la pandemia le persone capissero l’importanza dell’essere uniti, della vita, dei valori fondamentali. Invece non è così: si continua a vivere per finta, a mostrarsi sui social. Io trovo questo folle e pericoloso».

Lei ha esordito con Damiani interpretando la figura di Franca Viola, una giovane che rifiuta il matrimonio riparatore: pensa che la lotta per i diritti delle donne, da quel 1969, abbia fatto passi avanti?

«Franca Viola lo ha fatto andando contro tutto e tutti nella Sicilia di quel tempo: quando uno è determinato le cose si possono fare. Le donne possono muovere il mondo. Il problema è che vogliamo muoverlo troppo in fretta: ancora non possiamo permetterci di andare in giro mezze nude senza correre rischi. Penso anche a quella parte di mondo che condanna certi atteggiamenti femminili. La donna nuda è più bella dell’uomo, ma il troppo mostrarsi qualcosa purtroppo smuove».

Come è cambiato il modo di proporre il nudo nella cinematografia di oggi?

«Noi abbiamo fatto film con scene di nudo, ma nelle pellicole odierne ci sono scene inutili e prolungate di sesso. Pensiamo a certe pubblicità dove è evidente la proposta di una donna oggetto, però poi ci sorprendiamo se accadono femminicidi e violenze».

Un mondo che si mostra, un mondo che va in fretta: come vive il mondo dei social, fatto di influencer che con pochi clic hanno un successo veloce e planetario?

«Questo modo nuovo di inventarsi lavori un po’ mi rattrista: oggi non c’è più spazio per un’attività artigianale, fatta di sudore e sacrifici. I giovani oggi perché dovrebbero studiare, rimboccarsi le maniche quando vedono persone qualsiasi arrivare con nulla a guadagni facili e rapidi? Allora poi abbiamo la crisi del lavoro, ma anche delle persone stesse che sono spaventate e non sanno che cosa fare: bisogna capire che il mondo non è questo, che ci sono delusioni e fallimenti per tutti, ma anche obiettivi e successi. La vita vera è un’altra, non quella dei social: quello è un bubbone che prima o poi esploderà».

Chi può aiutare a cambiare qualcosa?

«La famiglia, che deve dare regole e valori. Oggi tutto si può e tutto è permesso. Quando io ero bambina il gelato ad esempio lo mangiavamo la domenica: può sembrare una sciocchezza ma dà il senso del valore da dare alle cose».

Che è anche rispetto tra le persone e per il pianeta che ci ospita...

«Certo. Ed anche qui siamo di fronte ad una contraddizione evidente: in questi giorni metà Italia sta bruciando e metà è flagellata dal maltempo. È ovvio che ci sia un problema climatico enorme, abbiamo massacrato questo pianeta e nessuno se ne preoccupa, anzi sui social gli/le influencer spingono ad acquisti che non sono green. Abbiamo avuto la pandemia e dopo la pandemia la guerra: credo sia necessario cambiare qualcosa».

Ha accennato alla guerra russo-ucraina: lei ha le sue radici in linea materna in Russia, là ha una casa, conoscenti, ricordi. Come vive il conflitto?

«Premesso che le guerre in assoluto sono da abolire, questa tra due paesi che sono sempre stati “fratelli” è davvero insostenibile. È una ferita enorme per tutti e due gli stati: io sono legata alla Russia, perché ho parte della mia famiglia che è stata deportata in Siberia, ma non sono certo legata a Putin, per carità. Ma quello che è assurdo è come gli uomini ancora oggi non abbiamo imparato il valore del dialogo e del confronto. Sono molto dispiaciuta per questa situazione».

Chiudiamo con un ricordo di Francesco Nuti.

«Io ho amato molto Francesco: abbiamo fatto due film molto belli: “Tutta colpa del paradiso” e “Stregati”. Il primo a Champoluc, il secondo a Genova, girando di notte e dormendo di giorno. Una vicinanza estrema. Francesco era un ragazzo fantastico, particolare, con una grande malinconia e una grande dolcezza. Un artista sfortunato».
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web