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L’ecologia fa spettacolo: Stewart Copeland chiude Musart Festival

di Gabriele Rizza
L’ecologia fa spettacolo: Stewart Copeland chiude Musart Festival

A Firenze tra dibattiti, talk e concerti. Da Leo a Vecchioni alla Pfm: che serate

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Paolo Conte, Madame, David Garrett, Roberto Bolle, De Gregori/Venditti, Drusilla, Marco Masini, Laura Morante, la parata di stelle che ha attraversato l'orizzonte 2023 di Musart Festival, giunge al termine. Tocca a Stewart Copeland spegnere questa sera i riflettori del palco di piazza Santissima Annunziata. La serata è ibrida. Il rock incrocia la musica classica. Le partiture armoniche della tradizione sinfonica sfidano i ritmi acidi del punk. L'accostamento funziona. Si chiama “Stewart Copeland’s Police Deranged for Orchestra” il progetto lanciato dal geniale batterista, fondatore della mitica band inglese, affiancato per l'occasione dall’Orchestra della Toscana. La scaletta si preannuncia incendiaria. Le pietre miliari del gruppo, da “Roxanne” a “Message in a Bottle”, da “Every Breath You Take” a “Can't Stand Losing You”, da “Walking on the Moon” a “Every Little Thing She Does In Magic”, più altre hit tratte della copiosa produzione di Copeland, rivisitati riletti e remixati alla luce di sonorità e passaggi da grande orchestra, archi fiati ottoni percussioni, a loro volta amplificati da tre voci “esterne” e dai virtuosismi di una chitarra solista. Il concerto sprigiona tutta l'energia dello “stile” Copeland, è un inno al suo lavoro, un omaggio alla sua carriera. I Police hanno un profilo unico. Sul finire degli anni Settanta, già orfani dei Beatles, si distinguevano dagli altri per il numero dei componenti: solo tre. I primi album si chiamano “Outlandos d'Amour” (1978) e “Regatta de Blanc” (1979). Hanno a che fare con l'illusionismo della percezione. La parabola dei Police non fu illusoria ma breve, neanche un decennio, fino alla metà degli anni Ottanta. In grado comunque di rimettere in pista le coordinate del rock pop in posizione/proiezione new wave, di vendere 75 milioni di dischi, di vincere sei Grammy e di mettere in fila alla fine 15 album, fra registrazioni in studio, live e raccolte. L'impasto dei Police scaturiva dagli arpeggi inconfondibili, convulsi ma lucidi, della chitarra di Andy Summers. Dalla voce solida ma soffusa, altrettanto inconfondibile, di Sting, sostenuta dalla scansione raffinata del suo basso. E appunto dalla batteria di Stewart Copeland, trascinatore e inventore di tracce ritmiche avvolgenti e sistematiche, un telaio sismico che fa di Copeland un asso.
 

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