Il Tirreno

L'intervista

Biagio Antonacci a Peccioli: «Cercavo sempre di vincere ho conquistato la libertà»

di Francesco Turchi
Biagio Antonacci a Peccioli: «Cercavo sempre di vincere ho conquistato la libertà»

Da Liberatemi a Tridimensionale: Antonacci a Fonte Mazzola

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L’ex geometra Biagio, cresciuto a Rozzano (alle porte di Milano), è diventato una star della musica, capace di attraversare oltre tre decenni da protagonista. E domani (alle 21,30) salirà sul palco a Peccioli, nel cuore di quella Toscana «con la quale ho un ottimo rapporto: portare la mia musica in giro per città e luoghi meravigliosi come in questa terra è un grande privilegio. Io poi ho scelto l’Elba come luogo in cui rifugiarmi».

La gavetta, i successi, il rapporto con i figli Paolo e Giovanni, nati dalla relazione con Marianna Morandi e con il piccolo Carlo, avuto nel 2021 con l’attuale compagna Paola Cardinale. Alle soglie dei 60 anni (li compirà il 9 novembre), Antonacci si racconta alla vigilia del concerto all’Anfiteatro Fonte Mazzola (nell’ambito della rassegna 11Lune).

Cosa pensa se guarda la foto di Biagio nelle Nuove Proposte a Sanremo nel 1988?

«Il Biagio di ieri cercava sempre al fotofinish di vincere qualcosa. E con gratitudine dico ci sono riuscito. Il Biagio di oggi va libero. Sceglie di fare singoli, sperimentare con altri autori, sceglie di fare prima di un album quattro singoli».

In quale momento ha capito che avrebbe vissuto di musica e cosa le è rimasto dell’esperienza lavorativa come geometra?

«È stata “Liberatemi”, nel 1992, a darmi la possibilità di lasciare il mio lavoro da geometra e di dedicarmi alla musica. È stata la canzone che ha segnato la mia vita e la mia carriera».

Veniamo all’attualità: social e talent show sono centrali nella società e nel mondo della musica. Che rapporto ha con i social e cosa pensa dei talent: sono soltanto una scorciatoia verso il successo?

«I social fanno finire i miti perché non c’è più l’artista che non vedrai mai. L’artista che esiste si vede sempre, quindi oggi quando vedi un artista fai fatica ad emozionarti. Quando conobbi Lucio Dalla mi tremavano le mani. Oggi se Lucio avesse usato i social probabilmente mi avrebbe fatto molta meno impressione. I giovani artisti devono fare, non devono aspettare perché il tempo oggi non aspetta più. Se scrivono una canzone devono pubblicarla, subito, senza farsi illudere da promesse perché oggi tutti possono essere pubblicati. I social da questo punto di vista hanno cambiato la velocità e la possibilità ai giovani di passare attraverso un canale che non viene trattenuto dalla filosofia della discografia».

Nella sua carriera vanta tantissime collaborazioni e duetti. L’ultimo, con il dj Benny Benassi è sicuramente innovativo.

«Mi piace molto questa sperimentazione che sto facendo. L’ultimo pezzo, Tridimensionale, è un pezzo ibrido italiano perché non è un genere musicale che tocca la parte italiana cantautoriale. Mi sono divertito con Benny Benassi perché, oltre ad essere un deejay internazionale, è una persona straordinaria. Se vogliamo parlare di collaborazioni di quest’anno, con Tananai ci siamo divertiti a Sanremo e dare nuova vita con lui e Don Joe a una canzone (“Sognami”, ndr) che a mio avviso resterà una delle più importanti nella storia della mia carriera. A settembre ci sarà un nuovo singolo in arrivo e ci sarà finalmente l’album verso ottobre/novembre, è sempre in fase di definizione».

Suo figlio Paolo, classe 1995, come autore ha già firmato varie hit (dai tormentoni estivi “Mille” e “Mon amour” fino a “Tango” e “Made in Italy”, protagonisti a Sanremo 2023), mentre il 22enne Giovanni fa lo speaker radiofonico e l’attore. Li ha incoraggiati o preferiva prendessero altre strade? Si è sentito più un supporto o un ostacolo per i loro percorsi?

«Con mio figlio Paolo abbiamo scritto alcuni pezzi, ed è un onore e un orgoglio poter pensare che un figlio che è nato ascoltando la tua musica, e tant’altra musica, sia uno degli autori più importanti oggi in Italia. I miei figli più grandi hanno avuto la possibilità di scegliere la loro strada. Lo farà anche Carlo. Io cerco solo di dare loro degli esempi positivi».


 

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