Il Tirreno

Musica

Il ritorno dei Planet Funk: la band al Corona festival di Lajatico

di Martina Trivigno
I Planet Funk saranno domani al Teatro del Silenzio di Lajatico
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I Planet Funk saranno domani al Teatro del Silenzio di Lajatico

In autunno-inverno uscirà il nostro nuovo album: tante le novità ma il dna è lo stesso. La nostra intervista a Marco Baroni, tra i fondatori del gruppo

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Con il suo sound internazionale, è una delle band più eclettiche del panorama musicale italiano. Un po’ Depeche Mode, un po’ Daft Punk. Eppure il suo dna è unico, sempre fedele a se stesso. Riconoscibile nel tempo. E poco importa se le tendenze musicali mutano. I Planet Funk restano e si distinguono. Domani (sabato 22) saranno al Teatro del Silenzio di Lajatico, sul palco del Corona sunsets festival world tour, un concentrato di eventi unici con oltre dieci ore di musica.

Il sarzanese Marco Baroni, tra i fondatori del gruppo, è legato alla Toscana, visto che per dieci anni ha vissuto a Firenze. E, ora, annuncia al Tirreno divertimento. E, soprattutto, tanta bella musica. Tra passato, presente e futuro.

Baroni, cosa porteranno i Planet Funk a Lajatico?

«Un po’ della nostra storia, ma anche ciò che siamo oggi in un concerto che spazia tra i nuovi brani, tra cui qualche inedito. E, ovviamente, le nostre canzoni storiche. Questo tour, in cui si inserisce la tappa del Corona festival, ci sta dando tanta soddisfazione: siamo felici perché, con il passare degli anni, si dà un peso diverso alle cose. Anche tra noi, sul palco, c’è una bellissima intesa, una grande energia».

Dopo 12 anni dall’ultimo disco, un nuovo album dei Planet Funk: è stato un lavoro impegnativo?

«Sì, uscirà in autunno-inverno. È stato un lavoro impegnativo, ma a noi piace farlo un po’ alla vecchia maniera. È vero, viviamo in un’epoca in cui gli album non sono più in primo piano come un tempo e si ragiona più a tracce singole. Non vale per noi: una volta entrati nello studio di registrazione, amiamo viverci questa esperienza fino in fondo. Anche in questo caso abbiamo raggiunto il nostro obiettivo».

In che modo?

«Abbiamo fatto qualcosa che ci appartiene: un disco innovativo, senza però snaturare il nostro suono. Ci saranno, però, innovazioni: qualche collaborazione inedita, ma l’album mantiene quel suono ibrido tra elettronica, dance, rock e new wave».

Il vostro gruppo nasce nel 1999 e avete molti successi alle spalle: qual è il segreto per resistere al tempo che passa?

«Non è facile: se una band ha avuto la fortuna di avere delle hit alle spalle, il pubblico si aspetta qualcosa che assomigli a quei successi. Ma non è mai facile replicare ed è, se vogliamo, anche pericoloso perché diventa un limite che può anche portare a un blocco creativo. Sul fronte dei suoni e degli arrangiamenti cerchiamo di essere sempre fedeli a ciò che siamo. Viene naturale: siamo noi, ognuno di noi ha delle caratteristiche musicali riconoscibili anche se ci “spostiamo” un po’».

È successo di allontanarvi dal terreno musicale “noto”?

«Sì, nella nostra storia abbiamo anche fatto delle scelte più drastiche. Penso all’album “Static”, molto diverso dagli altri. In quel caso avevamo calcato un po’ di più la mano nel cambiare».

Qual è il vostro rapporto sopra e fuori dal palco?

«È difficile fare musica in modo collettivo, ma noi lavoriamo insieme da tanti anni, ci conosciamo e possiamo dire di essere “fratelli”. Ci conosciamo talmente bene che sappiamo gestire il rapporto professionale e personale nel migliore dei modi. Miriamo tutti a un obiettivo molto simile. Umanamente è un rapporto molto intenso quello di un gruppo musicale e bisogna essere ben disposti a lavorarci un po’ perché le cose mantengano un buon equilibrio. Noi ci siamo riusciti, ce lo portiamo dentro e crediamo di trasmetterlo anche al pubblico».

Di recente il vostro gruppo ha dovuto affrontare la perdita di un componente, Sergio Della Monica: cosa ha significato per voi?

«Il nostro ultimo album contiene dei brani, tra cui “Any given day”, che sono stati scritti quando, ancora con noi, c’era Sergio, che purtroppo ci ha lasciati nel 2018. Anche se le canzoni sono state riprese, riarrangiate, modificate, ci sembrava giusto includerle. Sono un link con il nostro passato, un ponte verso il presente e il futuro».

 

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