Il Tirreno

Tartarughe a sorpresa

La Toscana è il nuovo Eldorado delle Caretta caretta, ecco perché

di Luca Balestri
La Toscana è il nuovo Eldorado&nbsp;delle Caretta caretta, ecco perché<br>

Lo zoologo Zuffi dell’Università di Pisa: «Le nostre spiagge non ideali per le uova, purtroppo si spostano per le temperature più alte del mare»

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«La tartaruga è matura quando ha trent’anni: è a quest’età che nidifica», spiega lo zoologo del Museo di Storia naturale dell’Università di Pisa Marco Zuffi. All’Elba sta seguendo e studiando i quattro nidi di tartaruga Caretta caretta deposti nel giro di meno di un mese. Sembra che le testuggini abbiamo trovato un nuovo Eldorado. Non solo sull’isola, ma in tutta la Toscana.

Quali sono le condizioni affinché una Caretta caretta possa nidificare?

«Devono esserci delle spiagge profonde: alla tartaruga servono quindici-venti metri per arrivare alla duna. Di solito sono spiagge dove non c’è disturbo umano. Ma le spiagge toscane non rispecchiano queste caratteristiche, quindi le quattro nidificazioni sono scientificamente interessanti».

In Toscana dove avete trovato le tartarughe?

«Le troviamo in spiagge con un’alta densità di ombrelloni. Questo è già successo a Marina di Massa, a Marina di Pietrasanta, così come all’Elba. È una strana situazione».

Cos’è che vi stranisce maggiormente?

«Siamo straniti soprattutto dalla situazione elbana. Qua una delle tartarughe si è fermata a una distanza di sette metri e mezzo dalla duna per nidificare, e le uova si sono poi aperte senza problemi. Le tartarughe adottano comportamenti che secondo gli studi condotti fino ad oggi non dovrebbero adottare».

Oltre alla minor distanza, quali?

«Una tartaruga femmina, all’Elba, si è fermata all’ultima colonna di una palafitta in calcestruzzo. Bastava si spostasse leggermente a sinistra di quindici metri, per avere una spiaggia su cui nidificare. Le femmine non sono particolarmente brillanti nello scegliere il posto migliore dove nidificare».

I nidi ritrovati all’Elba sono una buona notizia o un danno per la biodiversità?

«Sono un’eccellente informazione. La nostra ipotesi è che le attuali condizioni climatiche, che non stanno migliorando in questo momento storico, stiano favorendo un’acqua più tiepida in superficie, che permette agli animali di spostarsi. Nelle zone equatoriali, invece, il surriscaldamento è dannoso, perché oltre i 29,5 gradi nascono solo esemplari femmina, e questo è un pericolo per la riproduzione».

Da quanto tempo queste tartarughe nidificano in Italia?

«La nidificazione di massa in Italia è iniziata quindici anni fa. Calabria, Puglia, Campania sono le regioni maggiormente ricche di nidificazioni ad oggi. La Toscana è fanalino di coda, ma stiamo migliorando. Per esempio, si nidifica più qua che in Veneto e Romagna».

All’Elba come state operando per trovare la presenza di tartarughe?

«Come Osservatorio toscano della biodiversità (Otb, ndr), ovvero con la rete tra Università di Pisa, Wwf, Legambiente, Università di Siena, Istituto zooprofilattico del Lazio e della Toscana, Arpat e con i massimi esperti di questo settore, i professori Paolo Luschi e Casale Achille, cerchiamo le tracce delle tartarughe sulle spiagge, con i volontari. Per trovare tracce si devono setacciare le spiagge la mattina presto, dalle cinque e trenta, in un orario in cui in spiaggia non sia ancora stata pulita e non ci sia nessuno».

Cosa si fa quando si trovano le tracce?

«Le tracce le possono cercare tutti, anche i volontari. Una volta trovate, noi zoologi scaviamo e verifichiamo la presenza di uova. All’Elba la Caretta caretta non sempre riesce a nidificare, data la presenza di molte persone».

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