Il Tirreno

La scoperta

Capraia, dagli abissi riemerge un tesoro di vetro: ecco decine di manufatti romani vecchi di duemila anni – Video

di Federico Lazzotti
Capraia, dagli abissi riemerge un tesoro di vetro: ecco decine di manufatti romani vecchi di duemila anni – Video

Erano custoditi in un relitto. Sono stati recuperati durante una missione italo-francese grazie a un robot a circa 350 metri di profondità tra l’isola e Capo Corso

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CAPRAIA ISOLA. Un tesoro romano di vetro – fragile, preazioso e antichissimo – rimasto per oltre duemila anni sul fondale, a 350 metri di profondità, cullato e protetto dagli abissi, nel tratto di mare compreso tra l’isola di Capraia e Capo Corso, più vicino alla Francia ma in acque italiane.

È stata una missione italo-francese che ha visto impegnati i migliori e moderni Indiana Jones dell’archeologia marina a riportare alla luce decine di manufatti (scodelle, piatti, pezzi di anfore) e interi blocchi di vetro che adesso diventeranno preziosi reperti per ricostruire i metodi di produzione in quel periodo storico, ma anche le rotte battute dalle navi romane in quel periodo, vale a dire tra la fine del primo e l’inizio del secondo secolo dopo Cristo.

A raccogliere dal fondale questi reperti coperti da migliaia di anni di permanenza sott’acqua, un robot di ultima generazione, dotato di una mano meccanica, una specie di guanto artificiale, molto sensibile e capace – guidato dai tecnici in superficie – di raccogliere i manufatti in vetro e riportarli a galla.

«Questo relitto – spiega chi ha partecipato alla campagna avvenuta tra i primi di luglio – datato in via preliminare tra la fine del I e l’inizio del II secolo dopo Cristo, si trova a circa 350 metri di profondità».

«Si tratta – proseguono – di uno dei rarissimi casi del naufragio di una nave romana con un carico composto quasi esclusivamente da vetro, trasportato sia allo stato grezzo, in diverse tonnellate di blocchi di varie dimensioni, sia lavorato, sotto forma di migliaia di manufatti di vasellame da tavola di vetro soffiato».



«L’omogeneità del carico – concludono –, la quantità di manufatti di vetro e la provenienza delle anfore lascia supporre che la nave provenisse dal Medio Oriente».

La missione bilaterale è stata coordinata per la parte italiana dalla Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo (ministero della Cultura) diretta dalla soprintendente Barbara Davidde e per la parte francese dal Département des recherches archéologiques subaquatiques et sous-marine-Drassm (ministère de la Culture), sotto la direzione dell’archeologa Franca Cibecchini, responsabile della Corsica.

La scoperta e la segnalazione del relitto risale al 2012 e si deve all’ingegner Guida Gay già protagonista di diverse scoperte al largo dell’isola di Capraia.

«Questa prima campagna di studi – concludono dal gruppo Patrimonio Subacqueo – ha permesso di realizzare un nuovo rilievo fotogrammetrico del sito, il recupero di selezionati reperti che saranno restaurati presso il laboratorio della Soprintendenza Nazionale a Taranto».

Le operazioni in mare sono state condotte a bordo della nave ammiraglia del Drassm l’Alfred Merlin equipaggiata con due ROV, Hilarion e Arthur, quest’ultimo guidato e progettato con e per il Drassm da professore Vincet Cruze dell’ università di Montpellier.

La missione bilaterale sul relitto Capo Corso 2 contribuisce alla messa a punto di strumenti e metodi per gli interventi in alto fondale. Un ulteriori passo per raccontare pezzi di Storia ancora nascosti.


 

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